Le mani della Goldman Sachs arrivano ovunque

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Da:RINASCITA

Di: Andrea Angelini

 

Politici di destra e di sinistra, banchieri ed economisti vari, nonché i soliti gazzettieri di regime hanno commentato, scossi e attoniti, la scomparsa di Tommaso Padoa Schioppa. Un grande servitore dello Stato, come ex ministro delle Finanze, così lo hanno commemorato. Uno dei padri dell’euro, l’hanno pianto a Bruxelles, sede dell’Unione e della Commissione europea, e a Francoforte, sede della Banca centrale europea. Il padre del termine “bamboccioni” per i tanti in cerca di una nota di colore.


Un uomo della Goldman Sachs, aggiungiamo noi. Una banca alla quale ha offerto la sua consulenza e la sua esperienza come peraltro hanno fatto Romano Prodi e Mario Draghi. Quest’ultimo, prima di diventare governatore della Banca centrale europea, era stato vicepresidente per l’Europa della banca statunitense che nell’immaginario collettivo dei cittadini di oltre oceano impersonifica la più odiosa e odiata genia degli speculatori. Perché proprio questo era e continua ad essere la banca di Wall Street che Barack Obama, il maggiordomo dell’Alta Finanza, versandole 7 miliardi di dollari, ha salvato dalla bancarotta in cui la avevano trascinata le proprie speculazioni.


Ma la Goldman Sachs, agli occhi dell’inquilino della Casa Bianca, aveva il grande merito di avergli abbondantemente finanziato la campagna elettorale per le presidenziali e quindi di aver firmato una cambiale che è stata prontamente onorata alla prima richiesta fatta. Anche in Italia peraltro la Goldman Sachs gode di non pochi sostenitori visto che ha ricevuto da diversi governi italiani e in diverse occasioni l’incarico di curare il collocamento sul mercato dell’emissione dei titoli di Stato.


Diciamo e ricordiamo questo per puntualizzare e ribadire in quali ambienti aveva lavorato Padoa Schioppa che a fine dicembre del 2006 aveva assegnato alla Goldman Sachs l'incarico di studiare il futuro ruolo della Cassa Depositi e Prestiti. Ossia dell’istituto (controllato al 70% dal Tesoro) che insieme appunto al Tesoro possiede in portafoglio un bel pezzo di quel che resta dell’impresa pubblica italiana. Dall’Eni all’Enel. Da Fincantieri a Finmeccanica. Un “futuro ruolo” sul quale, a pericolo scampato dopo la caduta del governo Prodi nel 2008, si è potuto tirare un sospiro di sollievo visto che la svendita finale del patrimonio industriale pubblico impostata con la crociera del Britannia del 2 giugno 1992, di questo si trattava, è stata rinviata a data da destinarsi.

 

Soprattutto si deve ricordare che, dai primi anni ottanta, TPS affiancò il “trilateralista” e socialista francese Jacques Delors nel comitato che da lui prese il nome (voluto da altri due membri della Trilaterale come Helmut Schmidt e Valéry Giscard d'Estaing), per studiare e spingere il passaggio verso un mercato europeo sempre più aperto e di conseguenza arrivare alla moneta unica. Successivamente come membro (1998-2006) del comitato esecutivo della Bce, TPS trattò e impose il rapporto di cambio della lira con il nuovo euro a 1.939,27 che dalla maggioranza degli osservatori, con indipendenza di giudizio, venne valutata come troppo penalizzante per il nostro Paese.

Dulcis in fundo a confermare la profondità di certi legami con gli ambienti dell’establishment finanziario internazionale, si deve ricordare che dall’agosto di quest’anno TPS, su richiesta del Fondo monetario internazionale e dell’Unione europea, è stato nominato consigliere economico di Gheorgos Papandreou, primo ministro socialista greco, per aiutarlo ad adottare le giuste (si fa per dire) misure ultraliberiste di politica economica in grado di curare l’economia nazionale e tamponare l’enorme debito pubblico.

 

Le stesse misure che sono state vincolate agli aiuti triennali per 110 miliardi di euro al tasso usuraio del 5% da parte del Fmi e della Ue. A confermare che la caratteristica di certi tecnocrati ed economisti è quella di trovarsi sempre al momento giusto al posto giusto e di fare quello che gli suggerisce la propria natura. Misure che i cittadini greci non hanno però gradito affatto tanto da scendere in piazza dando l’assalto ai Palazzi del potere. Un anticipo di quello che inevitabilmente accadrà in tutta Europa se si applicassero le “cure” dei tecnocrati di Bruxelles e dei loro colleghi di oltre Atlantico.

 

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