Forum del Mediterraneo: Craxi, un nome, un programma, una sfida

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

 

Di:m.mendolicchio

Da:rinascita

Ancora una volta è un Craxi a mettere pepe alle relazioni tra Roma e Tel Aviv. Le polemiche legate al mancato invito degli israeliani al forum dei Paesi del Mediterraneo organizzato a Milano da Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri, stanno mettendo in serio imbarazzo il governo italiano. Quante volte in questi mesi abbiamo sentito vere e propri dichiarazioni d’amore bipartisan nei confronti degli oppressori del popolo palestinese?


Siamo i migliori amici di Israele hanno detto all’unisono Frattini, Berlusconi, Fini, Schifani, Alemanno, D’Alema, Veltroni, Calderoli, Fassino, Prodi e tanti altri esponenti di centrodestra e centrosinistra. Noi invece siamo strafelici che ancora una volta sulla strada che porta a privilegiare i rapporti con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo ci sia un Craxi.

Fu appunto Bettino Craxi, ultimo difensore di quel briciolo di sovranità rimasta, a capire che per il bene dei popoli mediterranei era giusto avviare rapporti politici, economici e commerciali per liberarsi dal giogo anglo-americano. E per questo poi arrivò il conto da pagare attraverso quella pagina oscura dell’inchiesta sulle tangenti ai partiti, avviata in tutta Europa su indottrinamento d’oltreoceano per abbattere ogni residuo di sovranità nazionale.

 

Bettino Craxi non era un ladro come lo si è voluto dipingere, altrimenti non si capisce perché gli altri ladri non siano stati perseguiti. Forse si finge di non capire che fino alla caduta del Muro di Berlino il mondo era diviso in due blocchi e mentre da Mosca si foraggiava l’ex Pci da Washington si foraggiavano gli altri partiti. E ci si alimentava anche attraverso le tangenti per tenere in piedi la costosa macchina dei partiti nello scontro tra le diverse segreterie.

Quindi mettere in scena quella pagina filodrammatica della scoperta del sistema tangentizio scaricando le colpe soprattutto sul leader socialista fu una infamia. Al contrario è stato un grande leader che aveva capito l’importanza di tessere la tela con i Paesi arabi anche per una questione energetica, come già a suo tempo fece il grande Mattei, a sua volta eliminato proprio per questo motivo. Ma una parte del Paese continua a credere alla storiella del Craxi ladrone imbastita dai veri ladri di libertà e di sovranità dei popoli. E i congiurati non stavano solo a Washington ma anche a Tel Aviv, come è riscontrabile in questi attacchi a Stefania Craxi.

Le polemiche legate al mancato invito al forum del Mediterraneo di esponenti del governo sionista dimostrano ancora una volta che il nemico è sempre Craxi e i Paesi arabi. In primis perché il leader socialista si è sempre schierato a difesa del diritto dei palestinesi nel reclamare la propria terra sottratta loro dal voto dell’Onu del ‘47, una vera e propria vergogna. Stefania Craxi sta cercando di ripercorrere quel cammino tracciato dal padre nella consolidazione di rapporti commerciali ed economici con il mondo arabo e per questo viene osteggiata dagli esponenti della comunità ebraica.

D’altronde la sua gratitudine “verso tutti i popoli arabi che anche nei momenti difficili non hanno cessato di significare a mio padre la loro amicizia, il loro rispetto e la loro gratitudine, garantendo anche la sua libertà”. E’ bene ricordare che per sfuggire alla gogna e alle manette Bettino trovò rifugio in un Paese arabo, la Tunisia. E tutto il governo tunisino lo difese a spada tratta, negandone l’estradizione. Per questo, secondo Stefania, il riconoscimento e la stima verso il mondo arabo non potrà mai venir meno. Dietro questo mancato invito al forum dei Paesi del Mediterraneo, stato al j’accuse di Tel Aviv, ci sarebbe una sorta di boicottaggio orchestrato dalla figlia di Bettino.

Ovviamente il sottosegretario agli Esteri ha rigettato le penose accuse, sostenendo che l’altolà alla delegazione del governo Netanyahu è arrivata proprio dai Paesi arabi. Se pensiamo all’embargo infame di Gaza, al muro della vergogna e in ultimo all’attacco alla flottiglia di pacifisti non si può non concordare con questa presa di posizione. 
Sono appunto i ministri arabi che non intendono assolutamente stare seduti accanto a questi oppressori e assassini. Per questo motivo è partita la campagna contro un altro Craxi. Non solo: si tira in questa diatriba l’intero governo italiano in modo tale da costringerlo a prendere provvedimenti nei confronti del sottosegretario agli Esteri, pena la revisione delle relazioni tra i due governi.

E siccome nel centrodestra ma anche nel centrosinistra di zerbini se ne contano a iosa è molto probabile che arrivi un bavaglio a Stefania. Di viaggi a ginocchioni, con il capo coperto di cenere e anche con la kippah ne abbiamo visti a catena, in primis dagli ex alleanzini. Quindi pensiamo che il ministro degli Esteri Frattini, anch’egli tra i primi a correre a genuflettersi, recepirà immediatamente il diktat di Tel Aviv. Speriamo che Stefania resista, resista, resista nel solco della tradizione craxiana.   

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