INTERVISTA A FRANCO G. FREDA

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Intervista di Roberta Grassi a Franco G. Freda apparsa oggi (19 aprile 2012) sul quotidiano “Senzacolonne”.

“Le mie monellerie eversive? Avrei voluto farne di più”

 

1)Se dovesse spiegare a un bambino di 10 anni chi è stato Franco Freda e chi è oggi cosa gli racconterebbe?

Mmmh, ai bambini piacciono troppo le storie dei pirati: meglio non eccitare la loro monelleria potenziale. Immagini se raccontassi del sentiero dei contrabbandieri percorso di notte, tra i dirupi, per allontanarmi dalle insolenze di uno stato (si fa per dire stato) castigatore con l’indice alzato. Finirei per averli tutti intorno a battermi le mani. E allora, per sicurezza, limitiamoci a dire loro che Franco Freda è l’editore della storia di Porcellino e Piccolo Riccio, “Scusi: per andare da Dio?”, dove si irridono le religioni dei tre impostori. A me sarebbe piaciuto averla letta a dieci anni. E’ una sorta di “Giornalino di Gian Burrasca” metafisico, che ti regala la libertà suprema: dalla schiavitù del Dio unico. I bambini di dieci anni di oggi sono abituati, purtroppo, ad altri climi letterari. Li avevo lasciati che si leggevano il best seller, divenuto un classico per l’infanzia à la page, con la storiella oscena del pesce Arcobaleno che fa la spartenza delle sue scaglie luminose con gli altri (brutti e tetri) pesci del mare per farsi ‘accettare’ e convincerli a deporre la loro invidia. Perciò, probabilmente, se accennassi alla storia di Ataulfo, il demone-lupo che parla con me, si spaventerebbero (anche se poi, di notte, Ataulfo fa strage solo di cioccolata). E allora? Raccontare quella del ragno Onorio che tesse la sua trama (nera? atlantica? deviata?)? Ma no: alla storia dell’orso provvedono già frotte di mammi... A me che parte resta? Quella dello spauracchio. Sì, fate voi. Ditegli che sono uno che si raccoglie per andare all’inferno.

2)Brindisi è stata la sua prigione, il suo esilio, il suo rifugio, il suo riscatto? Perché Brindisi, dunque? Cosa la lega alla nostra terra?

Non parlerei di legami-legacci. Il mio elemento è l’aria, sono le nuvole. Ora ho lasciato il mare di Brindisi per le montagne irpine, questa mia regione d’origine, fiera e ferina, rigogliosa, anarcoide, nemica della piattezza, alture su alture, colline su colline, dove gli occhi della gente splendono. Non capisco perché qualcuno non pensi di costituire l’Appenninia. Non solo come risposta provocatoria e dialettica alla Padania. L’Italia avrebbe bisogno di ritrovare la propria spina dorsale.

3)Di lei si è scritto, “Freda, bellissimo e dannatissimo”.  Fascino e carisma contrapposti alla crudezza ideologica e alle orribili stragi di Stato che le sono state nel corso degli anni contestate. Sintesi imperfetta?

Lei parla di crudezza ideologica, ma l’impressione è che dei miei scritti abbia letto solo ‘In alto le forche!’. E’ stata forse impressionata dalla definizione che diedi allora (’67-’68) dell’Italietta appena incantata dal televisore: “Questo popolo di cialtroni, di carogne, di osti, di legulei e di traditori…”? Eppure, c’è anche il mio studio su Platone e la sua idea di giustizia, che non si fondava certo sul qualunquismo buonista di oggi. Ci sono i testi dove illustro i motivi del “razzismo morfologico” intorno a cui si concentrava il Fronte Nazionale, movimento-scuola da me fondato nel ‘90. E’ vero, in quegli scritti non mi rivolgevo al popolo con toni melliflui da adescatore. Intendevo elevarne i sentimenti, educarne la volontà. Guardi, invece, guardate come tutto sta andando a rotoli, oggi, grazie alla condiscendenza verso il peggio, alla tolleranza indiscriminata. Quasi estinti il buongusto, la rettitudine, la decenza. Non dico l’onore, l’eroismo, il genio, il grande stile. Il mondo è diventato un chiassoso coagulo di brutalità. Perché la volgarità è di una brutalità superiore a ogni altra. Uccide nel modo più terribile: impedendo addirittura di nascere. Oggi, la possibilità che nasca qualcosa o qualcuno di bello – bello nel senso più profondo e classico del termine – è ai minimi della storia del genere umano.   

4)Lei ha dichiarato di non aver visto il film di Marco Tullio Giordana "Romanzo di una strage",  parlando anche di “straordinario difetto di intelligenza e di gusto”. Può spiegarci?

Ho letto alcune cose che sono state dette sui giornali a proposito di quel film e mi sono bastate. Un’amica che è andata a vederlo non solo mi ha confermato che non sbagliavo a pensarne male: lo ha definito più ridicolo e grottesco e inesatto del previsto. Pare che nel film il mio alter ego guidi l’auto – e io non ho mai avuto nemmeno la patente; pare inoltre che parli (anzi: sproloqui) in dialetto veneto – e io, di padre irpino, ho sempre usato in famiglia l’italiano e non so dire che qualche stentata parola in venetico. Gli alchimisti sentenziavano: “Come in basso, così in alto”, perciò può trarre lei le sue deduzioni pure riguardo alle insinuazioni ideologiche proposte da Giordana. Sembra, comunque, che il personaggio in assoluto più brutalizzato e implebeito sia stato Giovanni Ventura. Era così oscuramente melanconico nella realtà, così abissale, questo intelligente funambolo dell’antidemocrazia. L’unica spiegazione che riesco a dare a questi scherzi della sorte è che la verità snobbi le platee troppo nutrite e preferisca giocare a nascondino. Da funambola anche lei. La comprendo.   

5)Strage di Piazza Fontana, l’accusa: I timer utilizzati per compiere l’attentato erano provenienti da uno stock di 50 Diehl timer Junghans comprati il 22 settembre 1969 da Franco Freda in un negozio di Bologna. Lei ha successivamente spiegato che comprò i timer per Mohamed Selin Hamid, un supposto agente dei servizi segreti algerini (la cui esistenza è stata però negata dalle autorità algerine) per la resistenza palestinese.  E’ così?

Sì sì sì. Ho comprato i timer per Mohamed Selin Hamid, esponente della resistenza palestinese.

6)Lei rispetto alla strage di Piazza Fontana si è sempre dichiarato innocente. La Giustizia l’ha dapprima assolta, salvo poi, sempre in Cassazione, addebitarle una sorta di responsabilità storica su quell’attentato.

Perdio, quante responsabilità! Criminale. Storica. E poi? No: troppo complicato per essere vero.

7)Non si riconosceva nello Stato, da neofascista puntava alla disintegrazione del sistema, mirando a un comunismo platonico che abbattesse la proprietà privata. Pensava addirittura di arruolare anche i “compagni”. Saranno mancate pure le prove, ma chi non avrebbe indagato su di lei?

Insomma, lei dice che avevo una tendenza alla monelleria eversiva. Le posso assicurare che le monellerie commesse sono ben poca cosa rispetto a quelle che avevo intenzione di commettere. Glielo giuro. Con la mano sugli occhi, non sul cuore, per la vergogna di non essere riuscito nel mio intento.

8) C’è un partito, un movimento in cui oggi si identifica? E un politico (vivente) che oggi la convince?

Sì, la Rosi Mauro, nomen omen, che, se le mie ricognizioni etnico-genealogiche non errano, dev’essere proprio un’indigena della Terra d’Otranto. Eh, i predoni mori!

9) Dov’era quando è stato letto il dispositivo a conclusione del processo sulla strage di piazza della Loggia, nel quale peraltro è stato citato come testimone? Qual è stato il suo primo pensiero? Che sentimenti nutre nei riguardi dei familiari delle vittime?

Non sono mai stato inventato come testimone in quel processo. Quanto alla mia benevolenza verso tutti gli infelici, è un sentimento esclusivo che custodisco gelosamente nel mio foro interno.  

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