Terzo polo, siam tre piccoli porcellin…
Da: RINASCITA
Con la presentazione della mozione di sfiducia dell’asse Fli, Udc, Api e Mpa si mette nero su bianco alla rottura. I tre porcellini, Fini, Casini e Rutelli si candidano a guidare il Paese per portarlo in acque tranquille. E quale sarebbe la ricetta? Lacrime e sangue per tutti i lavoratori meno che per loro. Queste le prospettive nefaste in caso dell’instaurazione di un governo di transizione, con i centristi, i finiani, i rutelliani e magari i dalemiani a dettare l’agenda politica di restrizioni. Poi potranno anche metterci una ciliegina come Draghi o Montezemolo e così l’Italia liberista è fatta.
Bocchino, portavoce del capo, fa sfoggio di ottimismo sfogliando l’elenco delle adesioni, compreso il Pd e l’IdV, alla mozione di sfiducia: 317 voti. Tentativo per mettere paura o per aprire delle trattative? Intanto il presunto capo dei traditori, alias Fini si augura che la legislatura possa continuare, compresa la sua carica di presidente della Camera. Poi respinge l’accusa di voler stringere patti con la sinistra del Pd e soprattutto quella di tradimento, la più pesante. “Prima di dire che chi non la pensa come lui è un traditore e amico della sinistra rifletta sul perché sono sempre più numerosi le donne e gli uomini del Pdl che dicono che così non si può più andare avanti e soprattutto perché governare non vuol dire comandare”.
Eppure un tempo la pensava proprio diversamente… preferendo l’uomo forte. Ora invece si affida ad una sorta di amorevole congrega di sacrestani. Un voltafaccia del genere non può trovare altro termine se non quello di tradimento. Si viene meno al patto con gli elettori che hanno votato il Pdl, eleggendo anche gli esponenti post-alleanzini.
La cosiddetta area di responsabilità ovvero la nascita del Terzo polo va in tutt’altra direzione, con il preciso intento di sovvertire il volere degli italiani. Quindi un governo tecnico non può assolutamente essere preso in considerazione. Invece Fini punta proprio su questa direzione, con l’avallo dell’inquilino del Colle. “Sono convinto che non si andrà a votare e che non si potrà continuare come oggi perché il cambiamento è tale che non ci sarà più possibilità di tatticismi e meline come avvenuto fino ad ora”. Nell’intento dei finiani si è parlato di Berlusconi bis ma nella sostanza si vuole mandarlo a casa per realizzare il sogno di un governo di larghe intese. Ma le ciambelle non sempre riescono con il buco. Alcuni traditori già pensano alla gogna e quindi sarebbero pronti a tornare sui loro passi. Si fanno i nomi di Moffa, Catone e di qualche altro. Fini temendo il dietrofront di qualche suo affiliato ha cercato di chiudere il recinto facendo sottoscrivere ai suoi la mozione di sfiducia ma il pericolo permane.
Poi l’etichetta del Terzo polo gli va stretta, dicendo che la sua idea primaria resta quella di realizzare un nuovo centrodestra più ampio e moderato. Infine si dice convinto che i numeri per Berlusconi non ci saranno. “Io credo -ha detto il presidente della Camera- che il Parlamento tra qualche giorno testimonierà quello che tutti sanno e che il premier nega: e cioè che il governo no c’è o non ha i numeri per governare”. Quindi la preoccupazione che qualche suo uomo possa votare la fiducia a Berlusconi non è frutto di fantasie erotiche. Ultimo sassolino è quello della paura del voto. Dice di non temerlo ma neanche di auspicarlo perché quello che maggiormente gli preme è di aprire una fase nuova con la partecipazione di tutte le forze responsabili in modo da affrontare la crisi. Fini finge ancora una volta di non temere l’urna anticipata ma si vede lontano un miglio che mente, anzi se la fa sotto tremendamente, come gli altri due porcellini.
