SOTTO UN ALTRO: Il Fondo monetario affossa la Romania
Da:rinascita
Di:a.perrone
La Romania dovrà adottare delle radicali misure di austerità per evitare di inasprire le tasse e ottenere così la nuova tranche del prestito di 20 miliardi di euro dal Fondo monetario internazionale.
L’annuncio è stato dato dal presidente della Repubblica, Traian Basescu (nella foto), che ha precisato come l’attuale governo dovrà tagliare i salari del settore pubblico del 25 per cento a partire dal prossimo mese di giugno, mentre pensioni ed assegni di disoccupazione diminuiranno del 15 per cento.
“Questo piano era inevitabile”, ha precisato Basescu dopo i colloqui con i rappresentanti del Fmi, dell’Unione europea e della Banca Mondiale, per l’occasione presenti a Bucarest. “Il settore statale è come un uomo grasso di 200 kg seduto sulla schiena di un piccolo uomo di 50 kg che è l’economia reale”, ha proseguito il capo dello Stato.
L’unica alternativa, ha aggiunto Basescu, sarebbe un aumento della tassazione, ma questo non è nelle intenzioni dell’attuale esecutivo.
Il Fondo monetario ha previsto così di ritardare il pagamento della prossima tranche del prestito per una cifra pari a 850 milioni di euro, e dare così tempo alla Romania di effettuare i tagli imposti dai suoi esperti.
In precedenza i rappresentanti del team del Fmi avevano annunciato di voler estendere la loro visita nella capitale fino a domenica, due giorni più del previsto, segno che le trattative si sono svolte in un clima teso e di incertezza. Per questo il Fondo monetario non annuncerà, sino ad allora, le sue decisioni finali.
La speculazione ha intensificato nei giorni precedenti le parla di come la Romania aveva intenzione di incontrare quest'anno obiettivo di un disavanzo di bilancio, data la sua prospettive di crescita sempre più triste e politico ostruzionismo su riforma.
Il leu - la moneta rumena - ha registrato un netto calo nei giorni scorsi nel timore che Bucarest possa decidere di aumentare le tasse per coprire i suoi deficit di bilancio, che potrebbe soffocare ulteriormente la crescita.
Bucarest aveva inizialmente promesso di tagliare il deficit di bilancio dal 7,2 per cento dell’anno scorso al 5,9 per cento nel 2010. Ma le previsioni del Fmi che l’economia del Paese sarebbe cresciuta dell’1,3 per cento per quest’anno, non si sono avverate, e le previsioni odierne danno una crescita di un misero 0,8 per cento. In questo modo però le risorse da destinare agli investimenti per creare nuovi posti di lavoro e aiutare l’economia ad uscire dalla recessione saranno assolutamente esigue e le tinte per il futuro della Romania sono ancora più fosche.
Le misure di austerità previste dal governo e volute dalle organizzazioni di strozzinaggio internazionale potrebbero scatenare la rabbia dell’opposizione socialdemocratica e dei sindacalisti che erano già infuriati per i piani dell’esecutivo di congelare salari e pensioni, e tagliare fino a 100.000 posti di lavoro nel settore pubblico.
Il governatore della Banca centrale, Mugur Isarescu, ha avvertito che il Paese non può più permettersi di rimandare i tagli. “Siamo testimoni di una estrema resistenza sociale e politica per l’adeguamento della spesa pubblica e in particolare dei salari dei dipendenti pubblici”, ha dichiarato Isarescu.
Se aggiungiamo che nei giorni scorsi la Romania ha previsto la vendita delle azioni delle compagnie energetiche di Stato, come il gruppo petrolifero OMV Petrom e delle aziende di pubblica utilità come la Transgaz e la Transelectrica, il quadro si fa ancora più fosco. Per concludere si può affermare che il prestito del Fondo monetario internazionale altro non è se non un cappio al collo del popolo rumeno che sempre più si stringe fino a strozzarlo.