Quella calda estate del 1980…
Di:Francesco Mancinelli
Da:il Fondo Magazine
Ci sono alcune stagioni e periodi che rimangono nella memoria più di altri, e si distinguono, si scolpiscono, si differenziano, quasi fermano il tempo lineare. Forse perché in certe stagioni si cresce più in fretta che in altre . O forse perché certi eventi traumatici appartengono più alla dimensione antropologica del rito/mito o meglio ancora ad una rappresentazione sacrale ereditata dalla tragedia greca, dove la presenza di Dioniso si manifesta per cio’ che sta accadendo, visto che, Apollo si è opportunamente assentato dalla scena, completamente paralizzato (…come fa spesso il dio dei giudeo-cristiani in difficoltà) ; e comunque, Apollo non sarebbe stato nemmeno sufficiente a descrivere l’assurdo che ci ha circondati.
Ragionando attentamente sull’assurdo di quella lontana e calda estate del 1980, troviamo le tracce di una dissoluzione epocale, a metà tra il grottesco ed il terribile che aleggia periodicamente nella storia del bel paese, l’apoteosi del tradimento, dell’ incredibile, dell’inverosimile: dalla strage di Ustica di giugno, a quella di Bologna del 2 agosto, le caccia alle streghe scatenate con i blitz del 28 agosto e del 23 settembre, fino alla morte/esecuzione di Nanni De Angelis del 5 ottobre.
In realtà si trattò di una vera e propria “accelerazione” con sorpasso, un punto di svolta, a metà tra il caso, e la necessità storica, tra l’avvento del riflusso politico e del neo-ottimsmo craxiano, ma che lasciò oltre il debito pubblico, strascichi di sangue, di odio, di vittime sparse qua e là, ed una società civile disgregata e priva di difese. Eh già, nessuno crede che nella “democraticissima e cristanissima Italia” del 1980, picchettata e presidiata dalla P2 da un lato e dal PCI dall’altro, si potessero realizzare scenari del tutto simili al Cile di Pinochet o all’Argentina di Videla.
Eppure, eppure …
Ancora una volta è toccato al solito Ugo Maria Tassinari sul suo blog “FascinAzione”, di dare ampio spazio ad una ricostruzione puntuale di questa nicchia storiografica opportunamente rimossa da tutti (da destra a sinistra) , dando voce ai protagonisti inquisiti di allora, su tutti Paolo Signorelli e Gabriele Adinolfi , presenti con altri 37 nella lista dei proscritti del 28 agosto 1980, che hanno perfettamente raccontato le dinamiche occulte e le trame sottili dentro questa Terra occupata e violentata dal 1945, da nemici interni ed esterni. Entrambi mi hanno rammentato come quel 28 agosto 1980 fu cancellata, con un sol colpo, tutta la progettualità antagonista e nazional-rivoluzionaria, che dal 1975-1976 aveva mobilitato centinaia e centinaia di militanti verso “una mutazione antropologica e di metodo dal basso” e verso una strategia politica oltre il neofascismo “di servizio” e contro il sistema di cui la destra nazionale faceva parte integrante.
Il secondo colpo fu battuto, un mese dopo , contro ciò che rimaneva di Terza Posizione, il 23 settembre del 1980, l’ultimo movimento che aveva mantenuto il presidio della piazza, nonostante il cattivo vento. Ripercussioni ed effetti indiretti/indesiderati colpirono poi con il tempo, le ali rautiane non-allineate all’interno del MSI e i reduci del mitico Campo Hobbit III , soprattutto dopo le prese di posizioni farisaiche di Pino Rauti ( l’articolo di Linea “Non sono tutti camerati” , che di fatto incolpava l’area extraparlamentare della strage di Bologna) ed dopo il suo tutt’altro che “inaspettato” rientro nella segreteria nazionale di Almirante (visto il precedente del 69 a pochi mesi dalla strage di Piazza Fontana), per non parlare del suo appoggio acritico alla campagna sulla (doppia) pena di morte per i terroristi di destra…
Ma non fini lì. Ci si dimentica come tutto questo contribuì ad accelerare la deriva anarco-nichilista verso lo spontaneismo armato di decine e decine di giovanissimi, sui quali non si era abbattuta ancora l’infamia di essere loro gli esecutori materiali della strage di Bologna; e che da quel momento non ebbero più tentennamenti o dubbi nel perseguire una via dissolutoria, fuori da qualsiasi strategia ed obiettivo politico credibile. Infatti tutti gli spazi di dialogo e sopravvivenza movimentista sembravano definitivamente chiusi, e qualsiasi interlocutore, reputava questa “area figlia di nessuno”, un aggregato anomalo di assassini e terroristi senza scrupoli. La scia di conseguenze che ne seguì lasciò sul terreno morti, decine e decine di esiliati, riempì le carceri di quasi adolescenti , si popolò di dissociati e pentiti, addirittura di repentine conversioni religiose, ed infine mutò la fede di alcuni quadri militanti di primo piano, che finirono dall’altra parte della barricata (all’estrema sinistra) e alcuni dei quali sputarono veleno su tutto e tutti ; ah! dimenticavo almeno altri due giovani morti “non presentabili” e non adatti al pantheon dei Cuori Neri: Alessandro Alibrandi e Giorgio Vale.
Ora, se per la stragrande maggioranza delle persone comuni, tutto ciò è irrilevante e tende come valore allo zero, perché appartiene ad una storia sbagliata di esaltati e fanatici e se, infine, per una una piccola minoranza di ex-protagonisti è stato necessario rimuovere tutto opportunamente ed in fretta , “in nome della ragion di famiglia e stipendio Mediaset” (più che di Stato), per alcuni rari casi “la questione” è tutt’altro che rimossa.
Sta lì intatta ed immobile, a distanza di trent’anni in attesa di giudizio, come tante altre questioni aperte da decenni , da Portella delle Ginestre alla strage dell’Argo 16, all’omicidio di Enrico Mattei, tutte scene oscure della stessa tragedia nazionale che attendendo risposta. In cui continuano ad essere assenti guarda caso Apollo e le sue risposte razionali (per non parlare del dio della bibbia).
Per cui, i lettori ci scuseranno, se rari casi di “anomala umanità” continuano a sentire pesantemente il caldo di quell’estate, che ci ha visto crescere in fretta, e a distanza di trent’anni sudano come allora di cattivo umore . Succede perfino che a volte guardando negli occhi i nostri figli, ci cala di colpo un velo di malinconia, e non riusciamo nemmeno più a sorridergli come vorremmo.
Francesco Mancinelli
