PERCHE’ BERTOLASO? DA HAITI A MONICA
Da: Giustizia Giusta
I politici e i gazzettieri - loro portavoce istituzionali – si guardano bene dal fare pubblicamente un’analisi corretta sul Caso-Bertolaso. Da buoni camerieri degli USA preferiscono ufficialmente nascondere l’ “incidente” occorso al Sottosegretario alla Presidenza, sotto le abusate “mutande”. Nessuno dice che l’Ambasciatore statunitense in Italia voleva la sua testa a causa delle dichiarazioni da lui fatte ad Haiti sulla presenza americana e che, quindi, si è preferito bruciarlo con rito profano. Noi non siamo mai stati ammiratori appassionati di Bertolaso sapendo bene come questi lavorando a fasi alterne con la sinistra e con la destra abbia esercitato “potere”. E però non possiamo non guardare agliAmerikani ed ai loro maggiordomi come a delle anime belle del “dominio”.
Bisogna ricorrere ad una nota del 12 febbraio della Redazione Italiana di IRIB per conoscere il perché dell’attacco a Bertolaso. <Se c’era una sola persona in Italia che lavorava nel vero senso della parola, era proprio Guido Bertolaso, il Sottosegretario alla Presidenza e Capo della Protezione civile; oltre agli abitanti dell’Aquila, lo avevamo capito pure noi, dall’estero. E lo avevamo capito anche quando il 24 Gennaio, in quel fatale commento sull’intervento americano a Haiti, il sincero responsabile italiano aveva detto che “Ad Haiti gli Usa confondono l’intervento militare con l'emergenza”.
La frase, pura verità, visto che gli americani hanno letteralmente occupato militarmente il paese con qualcosa come 20 mila soldati, aveva mandato su tutte le furie la Casa Bianca.
Non a caso, come scrisse, unico giornale italiano, La Repubblica del 27 Gennaio, l’ambasciatore Usa in Italia David Thorne telefonò al sottosegretario Gianni Letta chiedendo le dimissioni di Guido Bertolaso per le affermazioni da questi fatte ad Haiti. E così lunedi Frattini aveva chiesto ufficialmente scusa mentre si trovava a Strasburgo; non era ancora bastato e l’ambasciatore Thorne, colui che come dimostra la vicenda dà gli ordini in Italia,aveva parlato direttamente con Frattini e persino con Berlusconi.
Bertolaso, informato intanto della questione, si era persino detto pronto alle dimissioni; pare che però Berlusconi, avesse insistito perchè lui rimanesse.
Alla Farnesina alla fine avevano fatto anche un altro ragionamento: sacrificare Bertolaso sull'altare di una richiesta Usa avrebbe dato un pauroso segnale di sudditanza italiana.
Purtroppo però la sudditanza italiana agli Stati Uniti non è cosa alla quale si possa scampare; e così da ieri vediamo che, per “puro caso”, Guido Bertolaso si trova invischiato in una questione che rivolge a lui accuse infamanti e bisogna dire che ce lo aspettavamo, perchè gli Stati Uniti, non accontentati dal governo italiano, avrebbero prima o poi fatto qualcosa.
Il bello è che a chiedere le dimissioni di Bertolaso è innanzitutto Di Pietro, il giudice che con mani pulite, dicono molti esperti politici italiani, spazzò via la vecchia classe politica italiana un poco più restia di quella odierna alla messa in atto dei diktat che di Washington. Comunque, l’augurio è che il risveglio del popolo italiano, un giorno, ridia il potere di governare ai rappresentanti del popolo italiano togliendolo agli inquilini di Villa Taverna>.
Sin qui l’Agenzia IRIB. E noi che da subito capimmo (e ne scrivemmo) che i padroni USA non l’avrebbero fatta passare liscia a un loro insolente servitore, facemmo una serie di congetture sul come Bertolaso sarebbe stato liquidato. Ricordammo, tra l’altro, che in un’intervista di qualche mese fa il Capo della Protezione civile rispondeva, al giornalista che gli chiedeva se non fosse preoccupato del troppo potere che gli veniva attribuito da taluni politici, che l’unico suo timore era quello che “gli avrebbero messo una bustina di cocaina in tasca”. Ci aveva preso. Come è ormai costume italico le mutande sono, infatti, l’equivalente della cocaina.