Per capire la crisi -Libia: Evviva i “buoni”! seconda parte
Alberto B. Mariantoni ©
La Setta Senussita, infatti – che perfino il grande Jules Verne (1828-1905),
nel suo romanzo, intitolato Mathias Sandorf22, non aveva affatto esitato, già
nel suo tempo, a definire o ad acquarellare, come semplicemente “delirante
ed estremamente aggressiva” – venne fondata nel 1837, sul monte Abû
Qubais (nella Penisola arabica, a prossimità della città di Mecca), da un
berbero della Tribù algerina (secondo le diverse fonti) dei Walad Sidi Abdallah
o dei Medjaher e del Clan degli Ulad o Ulad Sidi Jusuf (Clan insediato,
all’epoca, nella regione di Hillil o al-Wasita, a prossimità delle città di Relizane
e di Mostaganem), di nome Sayyed o Sidi Muhammad al-Sanûsi o al-
Senussi23 (1787-1859 o 1792-1859): un personaggio, bonariamente
soprannominato Ben Al-Attzoc, e la cui famiglia pretendeva24 di discendere dal
Profeta dell’Islam, via sua figlia Fatima, e, di conseguenza, aveva tendenza ad
auto-fregiari del titolo di Sharîf dell’Islam.
Questa particolare tariqa (o Confraternita) incominciò ad impiantarsi ed a
funzionare, in Libia, nel 1843. Inizialmente, per puro caso: quando, cioè, il
medesimo Muhammad al-Sanûsi o al-Senussi (il suo fondatore) – essendo di
passaggio in questo Paese, nel corso di un suo ordinario viaggio di
trasferimento dall’Egitto all’Algeria – decise di realizzare a Baida (nei pressi
dell’antica città di Cirene), un suo primo centro religioso (zâwiya). E,
qualche anno dopo, nel 1856, quando, il medesimo personaggio, ritenne
opportuno prendere di nuovo l’iniziativa di istituire una seconda e più
importante zâwiya (divenuta, poi, in seguito, la sede principale di questa
Confraternita) nell’Oasi di Jaghbub o Giarabub25: una località situata a circa
300 km. dalla costa mediterranea, ed al crocevia di una serie di piste
carovaniere che conducono a Bir Tengeder ed a Bir El-Gobi, nonché alle oasi
di Jalo o Gialo e di Augila (sempre in Libia) e di Siwa, in Egitto.
Negli anni successivi, dopo il successo ottenuto da quei primi Centri religiosi,
incominceranno a fiorire numerose altre zâwiya: ad esempio, quella di
Misratah o Misurata (nella regione della Sirte), di Bani Walid e di Homs (in
Tripolitania), di Benghazi e di Derna (in Cirenaica), di Amamra, di Mezdha
(situata al Sud di Gharian), di Ghadames, di Matrès (all’Est di Ghadames), di
Murzuk e di Zuila (nel Fezzan), etc. Questo, fino a coprire, con la presenza e
l’attività di proselitismo dei suoi numerosi ed intraprendenti missionari, non
soltanto la maggior parte delle città e distretti amministrativi della Libia, ma
ugualmente numerose regioni (vilâyet) fuori da quest’ultima, come alcune
località del Sahara, del Nord del Ciad e del Niger, e parimenti dell’Ovest
dell’Egitto e del Sudan, nonché del Sud della Tunisia e dell’Algeria.
Sin dall’inizio della sua attività in Libia, la conduzione politico-culturale-
religiosa di questa Setta ebbe ad assumere un carattere prettamente dinastico
e gerarchico. Caratteristica che sarà successivamente ed invariabilmente
confermata da tutti i naturali discendenti del primo fondatore26: vale a dire, da
Sayyed o Sidi Muhammad bin ‘Ali al-Sanûsi o al-Senussi (1843-1859); da
Sayyed o Sidi Muhammad al-Mahdi bin Sayed Muhammad al-Sanûsi o al-
Senussi (1859-1902); da Sayyed o Sidi Ahmad al-Sharîf bin Sayyed
Muhammad al-Sharîf al-Sanûsi o al-Senussi (1902-1916) e, dulcis in fundo, da
Sayyed o Sidi Muhammad Idris al-Mahdi al-Sanûsi o al-Senussi (1916-1969).
Personaggio, quest’ultimo, che il 24 Dicembre del 1951, diventerà – grazie alla
volontà ed agli inconfessabili interessi degli Inglesi e degli Americani che allora
occupavano militarmente il Paese – il Primo re di Libia, con il nome di Idris I.
E’, dunque, questo re, ed allora capo pro-tempore della Senussiya, che venne
militarmente spodestato da Gheddafi e dagli Ufficiali nasseriani, il 1 Settembre
1969.
L’organizzazione gerarchica di questa Setta, ancora oggi (anche se
segretamente, in quanto, il Libia, dagli anni ’70, è chiaramente proibita!), è
immutabilmente così composta…
A suo vertice, c’è lo Sheikh Supremo (o Sceicco detentore della “Santa
Barakah”27). Carica e responsabilità che sono attualmente rivestite e
personificate dall’ultimo rampollo, in ordine di tempo, della famiglia del solito
primo fondatore: cioè, in questo caso, da Sayyed o Sidi Muhammad bin
Sayyed Hasan ar-Rida al-Mahdi al-Sanûsi o al-Senussi (1992-fino ad oggi)
che, con molta discrezione e diplomazia, dal suo confidenziale e dorato esilio
di Londra, continua a dirigere (per conto terzi?) questa Confraternita.
Subito dopo, nell’immediato sott’ordine, troviamo tre principali alti dignitari: il
Gran Khalifa (o Vicario dello Sceicco Supremo); l’Ukil o l’Uqil (o
Amministratore/Tesoriere); ed il Responsabile centrale dell’insieme dei
tolba28 (gli studenti coranici) delle zâwiya della Setta.
In una porzione di grado leggermente inferiore, troviamo una serie di Sheikh
el-zâwiya che altro non sono che dei responsabili ufficiali e qualificati dei diversi Centri religiosi regionali della Confraternita. Seguono a ruota, e
praticamente a “pioggia” verso il basso, una miriade di medi e piccoli
Mokkaddem (direttori o soprintendenti) che, generalmente, sono
permanentemente impiantati nelle diverse regioni e province di maggiore
interesse di questa Congregazione, oppure hanno l’incarico speciale – in
nome e per conto di quest’ultima – di svolgere la particolare, delicata ed
aggregante mansione di missionari itineranti.
L’insieme dei succitati dignitari – per potere rivestire le cariche che rivestono
ed esercitare gli incarichi che esercitano – hanno l’assoluta e indispensabile
necessità di potere prioritariamente vantare il possesso di quello che viene
chiamato il “diploma mistico” (Ijéza o Igéza). E per riuscire a poterlo
conseguire – in uno qualsiasi dei diversi “gradi” previsti (un po’ come
all’Università) dall’ordinamento interno della Setta – debbono ugualmente e
preventivamente avere frequentato e superato le lunghe, esigenti ed
intransigenti trafile ideologico-teologico-religiose all’interno delle principali
madaariss (al singolare: madrassa = “scuola coranica”) della loro
Congregazione.
In fine, al più basso “gradino” del medesimo ordine gerarchico interno,
troviamo l’insieme degli affiliati a questa Confraternita. I quali, a loro volta,
sono ugualmente ed individualmente distinti e differenziati (secondo la loro
personale sensibilità, il livello di convinzione e/o la loro specifica preparazione
spirituale) in, Responsabili di cellula, militanti e semplici aderenti e
simpatizzanti.
Insomma, l’immagine che tende ad emergere o ad evidenziarsi da un qualsiasi
approfondimento del modo di essere, di esistere e di agire di questa peculiare
Comunità di fedeli, è quella di una particolare organizzazione di iniziati
ideologico-teologico-religiosi (khuan) che è estremamente e particolarmente
ordinata, affiatata e strutturata. Una specie di organismo “para-militare”, cioè,
che lascia a sua volta intuire o dedurre che, al suo interno, i singoli membri
della Setta, non siano soltanto dei convinti, mansueti e subordinati adepti che
accettano semplicemente ed attivamente di frequentare le prescritte riunioni
religiose collettive (hadrah) di ogni Venerdì di preghiera. Ma bensì, un vero e
proprio corpus gerarchico che è disciplinatamente predisposto, sia ad
obbedire ciecamente all’insieme dei dettami dei suoi diretti superiori che a
difendere, contro chiunque e con qualsiasi mezzo, la particolare dottrina
dell’Islam nella quale ognuno di loro tende ordinariamente a riconoscersi e ad
identificarsi, nonché a cercare di materializzare l’insieme degli scopi che sono
comunemente perseguiti dalla loro Confraternita. A maggior ragione, in una
situazione di aperta rivolta contro le istituzioni del regime del Colonnello
Gheddafi, come quella a cui stiamo assistendo dal 17 Febbraio ad oggi.
E’ questa Setta politico-religiosa, in ogni caso, per intenderci, che è la
famosa “al-Qaida” di cui continua sistematicamente a parlare il Colonnello
libico, nei suoi ormai quasi quotidiani ed accalorati speech televisivi. E contro la quale, sin dall’inizio della rivolta, minacciandola di drastiche e sanguinose
rappresaglie, ha cercato di mettere in guardia quelli che, fino al giorno
prima, lui aveva ingenuamente creduto che fossero davvero diventati i suoi
“amici” dell’Occidente!
Ora, se per pura ipotesi – dopo aver tenuto in seria e ponderata
considerazione la natura e la portata di questa Confraternita – si potesse
ugualmente accertare che dei particolari interessi economici esterni o
estranei alla Libia, per degli scopi che ancora non conosciamo (sottrarre, ad
esempio, all’Italia29 la sua invidiata ed ambita manna petrolifera e gasiera di
cui, fino a prima della crisi, stava godendo, in maniera privilegiata?), siano
riusciti – in questa occasione – a corrompere o a manipolare i principali
responsabili della suddetta Setta, si potrebbe altresì ed analogamente
comprendere tutta una serie di altri aspetti della “guerra civile” in questione.
Tra i tanti, uno in particolare: la facilità, cioè, con la quale, i dirigenti della
Confraternita in questione, sono stati capaci, da un giorno all’altro, di
mobilitare, da un lato, l’insieme dei loro adepti (che – come abbiamo visto –
sono disparatamente ed irregolarmente disseminati all’interno delle diverse e
variegate tribù e regioni del Paese) e, dall’altro, di farli simultaneamente e
collettivamente insorgere in armi (con tanto di “consiglieri” di “specialisti
miltari” fatti espressamente giungere dall’Afghanistan…) e con flagrante ed
indiscutibile sincronia militare, contro le istituzioni della Jamahiriya libica.
La “prova del nove” di questa mia “scorretta” e sicuramente “disturbante”
ipotesi, essendo che la pretesa “insurrezione popolare” è stata solo ed
unicamente registrata – guarda caso… – in quelle località della Libia, dove
la Senussiya è sempre stata e continua ad essere maggiormente presente ed
influente.
Insomma, per concludere, mi pongo e pongo al lettore questa domanda: dopo
aver constatato ciò che finora abbiamo avuto la possibilità di constatare, non
incominciano ad apparire, ai nostri occhi, come un po’ strane e sospette, sia
l’improvvisa e generalizzata “rivolta delle popolazioni libiche” che la
successiva, aggressiva e sproporzionata solerzia con la quale, la Francia
(Total-Fina) in primis, ed i soliti “liberatori” di sempre, Stati Uniti (ExxonMobil +
Chevron + Occidental Petroleum) e Gran Bretagna (British Petrleum + Shell),
hanno preso la frettolosa e drastica iniziativa di intervenire militarmente, come
delle vere e proprie parti in causa, nella “guerra civile” (o tentativo di Colpo di
Stato?) che sta vivendo la Libia, dal mese di Febbraio scorso?
22
Romanzo scaricabile su questo sito: http://www.livres-et-ebooks.fr/ebooks/Mathias_Sandorf-
4608/
23
Per esteso: Sheikh Sidi Muhammad ben Ali ben El Senussi el Khettabi el Hassani el Idrissi el
Mehajiri.
24
Dico “pretendeva”, in quanto, essendo di origine berbera, difficilmente, a mio giudizio, avrebbe
potuto discendere da Abu al-Qâsim Muhammad ibn 'Abd Allah ibn 'Abd al-Muttalib ibn Hâshim(in
chiaro: Muhammad, figlio di Abdallah e di Aamina, appartenente al Clan degli Hâshim ed alla Tribù
araba dei Quraysh), Messaggero di Allah (Rassul-Allâh), Vicario (Khalifa) e Sigillo dei Profeti (Khatam-
al-Nabíyín). In altre parole, il nostro Maometto.
25
Luogo abbastanza conosciuto, in Italia, poiché li – tra il 9 Febbraio ed il 21 Marzo del 1941 –
si svolse la celebre ed eroica resistenza ad oltranza del presidio militare italo-libico comandato dal
Colonnello Salvatore Castagna, che era stato accerchiato da preponderanti forze britanniche ed
australiane, nel corso della Seconda guerra mondiale (per saperne di più sull’argomento, vedere:
Salvatore Castagna, «La difesa di Giarabub», Ed. Longanesi & C., Milano, 1958).
26
Che è considerato, dai fedeli di questa Confraternita, il Mahdi (Imam nascosto) o il Sahib al-
waqt (o Maestro dell’ora) della fine dei tempi, che un giorno ritornerà sulla Terra, per ristabilire la pace
e la giustizia.
27
Saggezza o Benedizione (inviata da Allah).
28
In arabo: taleb o t’aleb = studente; tolba o t’olba = studenti. Da cui, l’appellativo forzatamente
occidentalizzato di “talebani” che è stato diffuso, dai Media, nel contesto di un altro scenario di “guerra
per la pace”: quello che conosciamo dal 2001, da quando è iniziata la Guerra in Afghanistan.
29
Per farsene un’idea e cercare di capire, vedere:
http://salvatoretamburro.blogspot.com/2011/03/libia-colpo-di-stato-usa-nato-in-atto.html
