L`Intoccabile
Da: Rinascita
Il suo nome – non esattamente il suo, però - appariva su un’agendina posta sotto sequestro. Ergo, era un “affiliato della camorra”.
Fu questo il teorema della giustizia partenopea contro Enzo Tortora, inviato in galera per tre anni e tre mesi, salvo il riconoscimento tardivo della sua innocenza, l’assoluzione e le (inutili e, anzi, beffarde) scuse di prammatica.
Erano gli anni 1983-1986 e quel misfatto è diventato il più emblematico esempio di giustizia ingiusta in Italia.
Prendiamo però un’altra storia.
Un altro italiano, da 17 anni a questa parte viene di volta in volta sospettato di malversazioni e accusato di varie illegalità. Di contatti con boss della mafia internazionale (fotografie), di intelligenza con agenti deviati nazionali e internazionali (Cia), di tutela degli interessi (appalti agli amici degli amici) del figlio sull’onda delle “garanzie” illustrate dalla poltrona di ministro, di gestione “familiare” del suo partito e dei finanziamenti pubblici, di una doppia morale (il Pci poteva non sapere del signor G...) nell’amministrare la giustizia nei confronti dei partiti della cosiddetta prima repubblica, di regali o prestiti anomali (una mercedes e cento milioni di lire) ricevuti da un imputato sul quale come pm indagava, poi restituiti, di una vittoria a tambur battente del concorso per la magistratura (in assenza di cognizioni grammaticali), di una laurea ottenuta in un batter d’occhio con esami la cui certificazione è... andata a fuoco e così via.
Sì. Parliamo di Antonio Di Pietro.
Lui si è sempre difeso sfoderando querele vittoriose. Ed è sempre stato ritenuto dai suoi colleghi magistrati formalmente innocente e, anzi, perseguitato.
Garantisti come siamo – e cioè volterriano estremisti – non abbiamo nulla da dire su questo percorso forse un po’ tortuoso, ma ritenuto limpido dai giudici. Vorremmo però che tale regola valesse oggi e sempre per tutti i cittadini italiani, anche per quelli che non sono mai stati né saranno mai commissari di polizia, giudici, ministri e capi di partito. Abbiamo assistito a troppe porcate inquisitorie per credere agli imbonitori che cianciano di giustizia certa, di giudici equanimi, di tutela degli indagati, di presunzione di innocenza fino a dimostrazione contraria.
Ci chiediamo però perché contro Di Pietro tali porcate inquisitorie (magari sostenute da qualche prova indiretta: un’intercettazione in fondo non si nega a nessuno) non siano mai state messe in atto. In fondo “prove” – o quantomeno indizi - di anomalie nei suoi comportamenti sembra proprio ci siano state.
Non possiamo (naturalmente...) credere che in una democrazia ci siano imputati più eguali degli altri rispetto alla Legge...
E poi il desso è un Intoccabile. E’ il Campione della moralità nazionale.
di: Ugo Gaudenzi
