IL PROF. MUTTI SU LA RIVOLUZIONE ISLAMICA IN IRAN
Prof. Mutti, lei si è interessato agli sviluppi della Rivoluzione Islamica in Iran fin da quando, trent'anni fa, pubblicò alcuni scritti dell'Imam Khomeini nelle Edizioni all’insegna del Veltro. Lei attualmente segue gli sviluppi della politica iraniana dall'osservatorio della rivista di studi geopolitici "Eurasia", della quale è redattore. Quale posto occupa oggi l'Iran nel contesto geopolitico?
Nonostante sia circondata da potenze ostili (i regimi wahhabiti e filoamericani della penisola arabica) e da paesi sottoposti all'occupazione militare occidentale (Iraq, Afghanistan, Pakistan), la Repubblica Islamica dell'Iran ha aumentato il proprio peso geopolitico, sicché essa esercita attualmente un'influenza regionale che si estende dal Tagikistan ai movimenti di liberazione del Libano e della Palestina, mentre Turchia e Siria rientrano nel novero dei suoi paesi amici. Infine, è fondamentale il fatto che l'Iran occupi una posizione geografica di enorme valore per la sicurezza della Russia e disponga di un patrimonio petrolifero di vitale importanza per lo sviluppo economico della Cina. In tal modo la Repubblica Islamica dell'Iran può contare sulla solidarietà delle due maggiori potenze del continente eurasiatico.
Chi sono in realtà quei manifestanti che la stampa occidentale designa come "studenti", "riformisti", "onda verde", "rivoluzionari" e così via?
Più che di rivoluzionari, si tratta in realtà di veri e propri controrivoluzionari, come dimostrano senza possibilità di equivoco le loro stesse parole d'ordine, la più esplicita delle quali, "Morte alla vilayat-e faqih", auspica la fine del governo islamico. Molto significative sono poi le parole d'ordine concernenti la loro collocazione internazionale: "Né Gaza né Libano, mi sacrifico solo per l'Iran!" e "Morte alla Russia e alla Cina!" Interessante, infine, che i manifestanti abbiano resuscitato il motto "Repubblica iraniana", che era quello dell’usurpatore Reza Shah. Le rivendicazioni espresse da queste frasi non appartengono a semplici frange estremiste del movimento controrivoluzionario, ma anche ai loro caporioni, tant'è vero che Mir Hosseyn Mussavi (il candidato sconfitto alle ultime elezioni presidenziali) si è rifiutato di sconfessarle.
E’ noto, d’altronde, che l’opposizione è una coalizione multicolore che raggruppa individui di vario orientamento politico: reazionari nostalgici della dinastia pahlevi, residui di quei gruppuscoli marxisti che l’Imam Khomeini chiamava sprezzantemente “comunisti made in USA”, terroristi democratici dell’organizzazione Mogiahedin-e khalq.
Se ben ricordo, però, le Edizioni all’insegna del Veltro pubblicarono una raccolta di documenti dell’organizzazione Mogiahedin-e khalq…
Quel libro (Documenti della guerra sacra) fu pubblicato nel 1979, ossia in un periodo in cui i Mogiahedin-e khalq lottavano contro il regime collaborazionista dello Scià assieme ad altre componenti politiche del popolo iraniano. Fu solo in seguito che i militanti di tale organizzazione rivolsero le loro armi contro i loro compatrioti, rendendosi responsabili di sanguinosi attentati commissionati da centrali straniere e meritando l’epiteto ignominioso di monafeqin (“ipocriti”).
Si ringrazia il Prof. Claudio Mutti per la sua collaborazione