Il PREMIO ? IL LAVORO
Di:Claudio Marconi
Siamo ormai giunti alla totale “ follia “ televisiva: il lavoro come premio.
La 7 sta lanciando il suo nuovo programma “ Il contratto “ condotto da Sabrina Nobile che in collaborazione con il “ cacciatore di teste “ da una parte, il motivatore ed il filosofo dall’altra, faranno gareggiare 3 candidati.
La loro storia professionale e personale verrà valutata, tra giochi e quiz, ed alla fine uno “ vincerà il lavoro.
Si, “ vincerà” il lavoro: un contratto a tempo indeterminato.
Uffici di collocamento, invio curriculum, colloqui, ricerca personale non saranno più necessari, si va alla 7 e si “vince “ uno straccio di lavoro.
Questa società ha così trasformato un diritto-dovere in un gioco a premi. Il lavoro, che dovrebbe essere qualcosa alla portata di tutti, viene messo in palio: vinca il migliore.
Che la società capitalista fosse capace di tutto non è una novità, ma arrivare a questo punto ci sembra proprio indecente. Assisteremo al paternalismo dell’industrialotto o della multinazionale di turno che, con sguardo quasi umano, diranno “ bravo, hai vinto, firmiamo il contratto “, “ vedi, sei stato fortunato”.
Non serve più dannarsi l’anima per trovare uno straccio di lavoro, basta partecipare ad un gioco a premi.
Il senso paternalistico e “ sociale “ della rete televisiva è soddisfatto, questo popolo, o quel che ne rimane, rincoglionito dai palinsesti, pure, lo share darà soddisfazione. E l’uomo ?
Già, l’uomo. O quel che ne resta non ha più dignità, non ha più l’orgoglio di professare un mestiere, non ha più la soddisfazione di cercarselo lui, il lavoro, di mettere in mostra le sue capacità, di dimostrare che non è solo cervello e braccia, di far valere la sua dignità di gridare a voce alta che con il lavoro – almeno come è concepito dalla società capitalista – “ vende “ solo le braccia ma non la sua dignità di essere uomo, nel senso più vero e completo del termine.
Quel progressista, Gad Lerner, nella sua trasmissione televisiva “ L’Infedele”, annunciando “ Il contratto “ , ha esaltato gli aspetti pedagogici, umani, addirittura meritocratici, della trasmissione, sembrava uno spot televisivo della dicci.
Siamo al lavoro ridotto al rango del “ milionario”, di “ lascia o raddoppia”, del “ grande fratello”: siamo alla tragedia perché quando il lavoro non c’è più lo si trasforma in premio.
Il mercato degli schiavi non è poi tanto lontano.
E’ la vittoria degli sfruttatori, degli apologeti dei senza diritti, dei negazionisti dell’uomo, dei fautori del lavoro come una delle tre variabili indipendenti della produzione, le altre due sono il capitale e le macchine.
L’uomo considerato né più né meno al pari di una macchina: proprio una bella società.
Marchionne ha fatto scuola.
