Eugenio Benetazzo ed il WTO

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

                             

     
Pubblicità

Con tag decrescita

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post
F
<br /> <br /> Caro Benetazzo,<br /> <br /> <br /> Mi piace il Suo spirito provocatorio e la sua retorica, ma mi rincresce dirLe che Lei non sa proprio niente dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), quella che Lei chiama con l'acronimo<br /> inglese WTO. Non vedo infatti cosa c'entri l'OMC con la crisi dei mutui sub-prime sctenatasi negli Stati Uniti, e soprattutto non vedo cosa c'entri l'OMC con questioni finanziarie in generale.<br /> <br /> <br /> L'OMC, purtroppo molto poco conosciuta in Italia per via del fatto che presso di essa è l'Unione Europea a gestire le posizioni italiane, è infatti un'organizzazione che si occupa primariamente<br /> di 'economia reale', cioè dello scambio di merci e, da soli 15 anni e con assoluta timidezza, di servizi.<br /> <br /> <br /> L'OMC, a livello di governance, è interamente guidata dai suoi Stati membri ( ad oggi 153 su 192 Stati attualmente legalmente riconosciuti nel mondo). Quando il presentatore Le ha chiesto se le<br /> cause della catastrofe globale di cui Lei parla fossero da imputare a singoli stati sovrani o a un solo colpevole, lei ha di nuovo, e impropriamente, menzionato l'OMC.<br /> <br /> <br /> Ora, caro Benetazzo, penso che le Sue conclusioni riguardo l'OMC siano da interpretare alla luce di quello che è il Suo più generale assunto in merito agli effetti economici della globalizzazione<br /> (perchè mi pare che la Sua analisi si limiti solo a quegli effetti). Ebbene, Lei ha più volte dichiarato che la globalizzazione è un processo artificiale voluto da pochi a discapito di molti, con<br /> il fine per i primi di arricchirsi a dismisura e di controllare il mondo. Quello sulla globalizzazione è un discorso troppo lungo per il presente commento; ma mi spieghi giusto com'è secondo Lei<br /> possibile che quei pochi ricchi un tempo erano gli USA, l'UE il Canada ed il Giappone e oggi stanno diventando Cina, Brasile, India, Korea del sud ecc. Allora i vecchi artefici della<br /> globalizzazione devono aver sbagliato a fare i conti, seguendo il suo assunto. Perchè non riconoscere che nel termine globalizzazione, che Lei usa a sproposito e senza una definizione<br /> preliminare, sono racchiusi svariati processi storici, culturali, giuridici, economici e perchè no, anche legati a interessi strategici. Partendo da tale assunto, si può fare un discorso di più<br /> ampio respiro; magari più noioso da vedersi su internet o in teatro, ma di certo più completo a livello scientifico se non anche etico.<br /> <br /> <br /> Ma torniamo all'OMC, che Lei pone al centro delle Sue critiche all'ordine economico globale. L'OMC, o per essere più precisi gli Stati che ne fanno parte e concludono accordi sotto i suoi<br /> auspici, ha di certo un ruolo importante nell'apertura dei mercati (per merci e, molto a rilento ripeto, anche per servizi) a livello globale. Un'apertura che avviene secondo regole precise, la<br /> cui applicazione è monitorata anche dal sistema di risoluzione di controversie commerciali internazionali universalmente riconosciuto come più avanzato al mondo, come baluardo del diritto<br /> internazionale, come vittoria del dialogo sull'uso della forza. In tal contesto, alcuni Suoi colleghi economisti di fama mondiale hanno stimato che l'OMC, ed il GATT prima di essa, hanno avuto<br /> una enorme incidenza nella prevenzione di conflitti armati e nella risoluzione pacifica di controversie internazionali che, altrimenti, potevano facilmente sfociare in guerre sanguinarie. A<br /> questo si aggiunga il valore intrinseco del dialogo tra Stati sovrani, opposto all'oscurità dell'unilateralismo che prevaleva prima della seconda guerra mondiale. Ma per tornare al valore delle<br /> regole poste e impote dall'OMC, questo può essere sintetizzato con i termini 'trasparenza', 'non-discriminazione', 'prevedibilità' e 'concorrenza'. Questi sono i 4 valori fondamentali portati<br /> avanti dalle regole giuridiche dell'OMC, caro Benetazzo. L'OMC conduce una battaglia contro il protezionismo, pur riconoscendo che in certe circostanze certe forme di protezionismo circoscritte<br /> nello spazio e nel tempo possono giovare allo sviluppo economico, soprattutto nel caso di economie emergenti. A Lei forse piacciono i potentati economici intra-statali, visto che demonizza l'OMC<br /> che a mia scienza è l'unica organizzazione in cui si cerchi di condurre una lotta contro tali potentati. Per farle un esempio la Russia, uno Stato in cui dominano le lobbies mafiose dell'energia,<br /> non è ancora membro dell'OMC, e la principale ragione è il blocco protezionistico che incombe in quel paese. Secondo la Sua analisi, la Russia dovrebbe essere il paradiso terrestre al giorno<br /> d'oggi, perchè non è sottoposta alle regole liberiste della OMC. Ma mi faccia il piacere.<br /> <br /> <br /> Per concludere, bisogna aggiungere che, a discapito dell'importanza che Lei attribuisce all'OMC al giorno d'oggi, nel bene o nel male, tale organizzazione vive un momento di enorme crisi<br /> strutturale. I così detti accordi commerciali regionali, inefficienti dal punto di vista economico, hanno ormai preso il sopravvento rispetto alle liberalizzazioni multilaterali degli scambi, e<br /> questo a discapito dei consumatori (noi tutti) e della concorrenza, nonchè dei paesi più poveri. Lei che dice di essere un economista saprà a cosa mi riferisco, altrimenti glielo ricordo con un<br /> esempio ipotetico ma findato in realtà empiriche. Diciamo che oggi compro cereali francesi perchè mi costano 5, mentre quelli africani, che costano 3, non arrivano sul mio mercato per la<br /> permanenza di dazi che ne aumentano il prezzo a 8. Risultato, sto comprando dal produttore meno efficiente, e questo per via di un accordo commercile regionale che plasma le rotte commerciali in<br /> modo innaturale. Ora, quello degli accordi preferenziali è un altro tema molto ampio da trattare in questo breve commento; voglio limitarmi a dire che essi non sono necessariamente un male, ma<br /> che devono quanto meno essere trattati con circospezione, specialmente quando i firmatari sono a diversi livelli di sviluppo economico (non è dunque il caso della UE a 15, in linea di massima).<br /> <br /> <br /> Insomma, Benetazzo, mi perdoni la durezza, ma per favore s'informi e La smetta di andare in giro a mettere nella testa della gente fantasmi che non esistono. O quanto meno dia delle informazioni<br /> più complete, permetta il contraddittorio, si aggiorni, e studi un pò di diritto internazionale dell'economia che non le farebbe male.<br /> <br /> <br /> Cordialmente,<br /> <br /> <br /> Fabrizio Meliadò, giurista, WTI Advisors Ltd.<br /> <br /> <br /> <br /> <br /> <br /> <br />
Rispondi