Dopo l'8 Marzo... il nulla!
Di: Marina Simeone
Da: www.laboratorioforzauomo.it
L'8 Marzo è passato, ma per le strade ancora si respira l'odore residuo delle mimose offerte dai venditori d'occasione ai passanti o dai giovani alle loro ragazze; le vetrine si spogliano lentamente del colore giallo e si conservano in un cassetto i bigliettini con le frasi scelte, per rendere orgogliosa la propria donna, da riproporre il prossimo anno.
L'assalto delle trasmissioni televisive e radiofoniche e delle pubblicità della carta stampata ci hanno regalato momenti di umiliazione difficilmente dimenticabili, facendoci sentire vittime innocenti della società, degli uomini di questa società, di noi stesse.
Un po' di malinconia in fondo ha segnato questa giornata trascorsa, che cercava di perdersi tra le grida delle manifestanti scese in piazza a rivendicare, non ho capito che cosa, come tra le risate rumorose di combriccole di amiche fuoriuscite, per una sera, dal loro habitat giornaliero, niente però ne ha permesso la dissoluzione, questa malinconia è rimasta è la malinconia di chi deve fare i conti con la storia, di chi si rende conto, di quanto sia stata inclemente la ricerca della parità dei sessi, con il nostro sesso.
Donna, parola dal magico suono, dalle tribù primitive già considerata tesoro prezioso, per procreare e per conservare.
La donna, genere riconosciuto alle divinità degli inizi, al punto che nel 1800 uno studioso come il Bachofen ha ipotizzato una loro sovranità ai primordi della civiltà occidentale e che un pensatore tanto ostile come Nietzsche ha definito "trionfo di energie animali che oppongono la creazione eternamente all'impero della morte".
Una creatura delicata e resistente, una rosa con in seno una roccia; questa donna ha conquistato la storia e ne è stata protagonista nei ruoli e nei modi che la natura le ha riconosciuto.
La donna tesseva, quando la tessitura era considerata la base dell'economia di un popolo; la donna allevava guerrieri, quando i soldati e la guerra dominavano il quotidiano; le donne imparavano a guerreggiare da amazzoni e ad assecondare l'uomo come geishe, muovendosi su quella linea segnata dalla tradizione in maniera armonica; le donne imparavano a nascondere le proprie fattezze sotto un kimono o il chador o la tunica con la stola romana, senza perdere mai femminilità e pudore.
Poi il cristianesimo, questa eguaglianza realizzabile soltanto nell'aldilà, con il suo carico di moralismo destinato a mortificare il corpo per ravvivare lo spirito, ma in realtà capace soltanto di creare rancori interni.
Non è un caso che proprio il mondo anglosassone affogato nel puritanesimo abbia sviluppato dal suo ventre la deviazione sconcia del femminismo.
Cosa vuol dire essere femminista?
Perché rivendicare per la donna una forma e uno spazio che non le appartiene? Salvo poi lasciare insoluti i grandi problemi della donna, che ad oggi non siamo in grado di limitare.
La volgarità e la libertà sessuale si sono impossessate dell'immagine di una creatura, che con i fatti aveva già dimostrato nella storia il suo valore e la forza della sua bellezza, doveva semmai riconfermarlo, ma procedendo sulla stessa linea retta; invece no, si sceglie di deviare e di deviare seguendo istericamente la forma dell'uomo, del maschio, nei confronti del quale, probabilmente, si sentiva un forte "complesso di inferiorità", supportato dal contesto sociale e religioso.
E siamo giunti nel 2011 a festeggiare la Donna degnamente rappresentata dalla pudicizia della 18enne Ruby o dalla cultura della scaltra Belen o meglio ancora dall'operato "sociale" dell'opportunista De Filippi.
Non conosce più la donna cosa sia il pudore, questa esperienza che ci elevava dalla condizione animale e che ci faceva apparire tanto desiderabili agli occhi dell'uomo. Sembra dimenticata persino la grazia, che non mostra la donna né nei confronti dell'altro sesso né della società, preferendo ad essa la narcisistica ostentazione del proprio corpo, tanto provocante quanto privato dell'anima e dell'intelligenza.
Ma ha la libertà!
La libertà di poter diventare attrice di successo o valletta grazie ad un compromesso sessuale, di poter imparare a fare il Ministro dopo un duro addestramento "fisico", di essere uccisa dal proprio compagno per gelosia o di essere considerata un oggetto in cambio di soldi, l'importante è non usare il termine prostituta, "scandaloso".
La libertà di consegnare i nostri segreti e la nostra intimità allo psicanalista di turno, per riavere noi stesse, perché duro è talvolta riconoscersi in vesti che non sentiamo proprie.
Ma non crea riflessione questo status nella nostra "serva Italia", piuttosto ci preoccupiamo di giudicare altri costumi, altre donne che non vogliono arrendersi al feroce processo di occidentalizzazione, quando per occidentalizzazione intendiamo omologazione, perdita assoluta di identità, noi continuiamo con i nostri dibattiti sterili e retorici a coprire la verità.
E' stato un triste giorno per il nostro sesso questo 8 Marzo e non sarà stata una mimosa o una carineria, sempre gradita, dell'uomo di turno a farci ritrovare un senso, non saranno di sicuro le campagne mediatiche in favore delle donne, le quote rosa e quant'altro a darci dignità e ruoli sociali; abbiamo scelto di perdere il senso della nostra esistenza per inseguire la chimera androgina, salvo poi che nella folle corsa ci è capitato di perdere di vista anche ciò a cui tendevamo: l'Uomo.
