CON IL SI HA PERSO L’ITALIA E CHI LAVORA.
C’è chi esporta la democrazia con i bombardieri ( USA ) e chi la applica con l’esercizio del “libero” voto, sotto la minaccia di chiudere le fabbriche ( Marchionne ) ed andare ad aprirle all’estero; ma questi sono “particolari” di poco conto: l’importante è che la democrazia vada avanti.
Siamo democratici, ci mancherebbe altro, pertanto – sostiene Marchionne con l’appoggio di Berlusconi e dei “progressisti” della sinistra ( Renzi e Chiamparino ) – o votate come dico o vi lascio tutti a casa.
Che si sia fatto un governo tecnico con industriali anti-italiani,centro destra e centro sinistra ad insaputa di tutti ? Le fabbriche italiane,e di conseguenza gli industriali, dopo aver avuto immense somme di denaro in regalo, ed essersi arricchite sfruttando il lavoro del nostro popolo, dovrebbero,quantomeno, reinvestire quegli utili nella stessa nazione e non andarseli a godere, e far godere, all’estero, a scapito e contro chi gli ha permesso di ingrandirsi ed arricchirsi. Questa è la giustizia sociale, un profitto non che abbia uno scopo “ collettivo” diventa una rapina a mano armata nei confronti del popolo italiano.
Quello che è accaduto alla Fiat Mirafiori, con il si al referendum, è solo la testimonianza autentica di situazioni di violenza e prevaricazione, di sopruso e violazione palese dei diritti personali, e sempre di sofferenza e mortificazione umana, che in Italia, in una misura sicuramente assai più ampia di quanto generalmente non si creda, sono legate al rapporto di lavoro dipendente.
Marchionne, Berlusconi, Renzi, Chiamparino,Cisl, Uil,Ugl,Fismic e compagni di merende non sono diversi da tutti gli altri che fanno il loro stesso mestiere: schierarsi con i potentati capitalisti contro il popolo. Il loro comportamento non è dettato da sadismo crudele, ma vogliono imporre il pensiero che comportarsi così sia normale,giusto e necessario e che gente come quella che ha votato no al referendum è dannosa alla collettività che deve preoccuparsi soltanto di lavorare, produrre sempre di più e meglio e se “qualche” diritto viene negato non ha importanza: ringrazia che ti fanno lavorare. E’ tutta la cultura di questi ultimi anni di recrudescenza capitalista che ha diffuso questi valori, sottraendo spazio e credibilità alla cultura dei diritti e della centralità del lavoro ( vero Brunetta ). Non industriali, politici,giornalai ( non è un errore ),sindacati liberisti sono diversi e neppure la moltitudine di coloro che subiscono senza ribellarsi e isolano chi si ribella: diversi sono coloro che non accettano questa realtà e di conseguenza debbono venire isolati. Questo è il messaggio ultimo della vicenda Fiat e che sia Mirafiori, Pomigliano o Termini Imerese poco importa, l’importante è che il messaggio passi e si insinui nelle menti e nelle coscienze: o accetti di essere sfruttato o non lavori, rimani a casa e muori di fame tu e tutta la tua famiglia. Oggi lo fa la Fiat ma, una volta passato, il principio si estenderà a macchia d’olio e saranno tempi ancora più cupi e bui per i lavoratori e non solo, perché quando si decide di cedere ai ricatti liberisti,di non difendere il lavoro, alla lunga ci vanno di mezzo tutti anche quelli che oggi non si sentono toccati,che credono di avere posizioni stabili e sicure, che si sentono “ protetti” da questo sistema, non capendo che è un sottile veleno che prima o poi impoverirà l’intera comunità.
Il disegno liberal capitalista, iniziato parecchi anni fa, sta arrivando alla sua estrema conclusione: dobbiamo diventare un popolo di consumatori, non di produttori, e potremo consumare fino a che gli affamatori capitalisti ce lo consentiranno,poi possiamo anche andare al diavolo, la nostra “ funzione” l’abbiamo svolta, avanti con il prossimo popolo da sfruttare.
Questa della Fiat è una storia che coinvolge tutti,borghesi e proletari,operai e contadini,istruiti e ignoranti. E’ una delle tante storie di ordinaria angheria e sopruso ai danni del popolo intero da parte degli sfruttatori di sempre, di ieri, di oggi e di domani.
Marchionne accampa solamente scuse e vuole creare un precedente per giustificare il disimpegno, suo e della Fiat,dall’Italia.
Angelo D’Addesio ci ammonisce, e avvisa, dalle colonne del “ Sole 24 ore “, che è l’organo di Confindustria e non della Fiom,che Fiat, accordo o non accordo, chiuderà in Italia ed andrà a produrre a Sete Lagoas, Betin Toluca,Contagem ed altri siti. E tutto questo perché l’azienda di Torino è capace di fare politica industriale solo ed esclusivamente con i soldi degli altri, pertanto considerando che in Italia di aiuti finanziari non se ne possono più dare, allora si vanno a prendere quelli brasiliani, messicani ed argentini. E quando anche questi verranno meno, si applicherà la stessa politica di oggi portata avanti in Italia,e sin andrà in Russia,Cina ed India.
Che quelle di Marchionne siano chiacchiere e non fatti lo dimostra la gestione della Lamborghini, di proprietà Volkswagen e che produce in Italia,mica in India. In questa fabbrica il 90% delle rappresentanze sindacali è della Fiom, l’assenteismo è pari al 3% medio, la retribuzione media di 1.800 euro.
Per la Lamborghini non esiste il costo del lavoro, il contratto nazionale non è lo stesso, il costo del lavoro è forse più basso, le condizioni di lavoro sono differenti? Non crediamo. Crediamo che si applichi una seria politica industriale, basata sui propri mezzi ,senza bisogno di andare ad “ elemosinare “ in mezzo mondo.
Questa è la realtà.