BERLUSCONI TIFA PER L'ANTI-ITALIANO MARCHIONNE

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

 

Da: Circolo Graziani

Le dichiarazioni di Berlusconi di oggi, in Germania, sono di una gravità inaudita.


Un Presidente del Consiglio, che dovrebbe essere super partes,  dovrebbe difendere il lavoro italiano,  dovrebbe sviluppare le attività produttive di questo Paese,ed invece che fa? Si schiera con la Fiat, facendo pressione indebita ed indecente, sul voto referendario negli stabilimenti sostenendo la tesi che, se vincessero i no al referendum, Marchionne avrebbe tutto il diritto di andare a produrre auto all’estero.


Il Governo, con la sua massima espressione, vuole dare un significativo contributo, oltre che alla demolizione delle relazioni industriali, a delocalizzare ed andare a produrre all’estero.

Ma, prima di andare all’estero, Fiat restituisca tutti i soldi pubblici di cui ha usufruito nel corso dei passati anni.


Si vuole azzerare il riconoscimento dei diritti individuali, non deve essere consentito alcun atto di “ disobbedienza”, i capi reparto Fiat  indicono mini assemblee per illustrare le meraviglie dell’accordo alle maestranze, in Fiat il controllo è esercitato dai capi reparto formatisi in un ambiente di sottocultura operaia,fortemente condizionato dalla concezione del “ padrone “ come benefattore e mecenate, e nel quale è maturato il convincimento che ciò che è detto, fatto, imposto in fabbrica è scontato, dato per certo,immutabile e giusto, mentre tutto ciò che viene dal sociale è sovversivo e pericoloso.


Si sta tornando indietro, e di molto, rispetto ai  famigerati e tristi “ contratti di gradualità”, di moda negli anni ’90. I contratti di gradualità erano patti in cui le aziende si impegnavano ad adeguarsi, appunto, “ gradualmente”, nell’arco di qualche anno, alle norme dei contratti nazionali secondo tempi, scadenze e modalità concordati, almeno allora, con i sindacati.


E’ opportuno ricordare che la Legge 300, meglio conosciuta come Statuto dei Lavoratori, è stata ottenuta con lotte durate anni, prima di quella legge era previsto il licenziamento per scarso rendimento, senza che nessuno avesse mai scritto da qualche parte quale dovesse essere il “ rendimento”.


Oggi Marchionne vuole, oltre a tutte le altre clausole capestro, introdurre la “ malattia anomala” senza dire cosa si intende per “ anomala”; alle facili critiche che possono essere sollevate sull’assenteismo rispondiamo che,sempre un governo serio,applicherebbe delle sanzioni, e pesanti, a quei medici che rilasciano certificati di malattia fasulli. Per difendere le caste si preferisce “sparare” nel mucchio, colpiamoli tutti,gli assenti, compresi quelli che sono malati sul serio, ma lasciamo in santa pace chi permette questo abuso.


La Volkswagen, che produce ed opera in Germania,certamente non un paese socialista e giacobino, ha fatto un accordo con i sindacati che prevede, tra le altre cose, la partecipazione dei lavoratori alle decisioni aziendali di politica industriale e, sostanzialmente,ad un aumento delle retribuzioni.


Il manager col maglioncino, il piano industriale non lo illustra neppure al Governo: Berlusconi , visto che si trova in quel Paese, dovrebbe chiedere alla Merkel cosa ha risposto a Marchionne quando gli ha esposto quello stesso piano previsto in Italia per la Opel. Lo ha mandato al diavolo. E la Opel è ancora viva, vegeta e produttiva.


Il profitto dovrebbe avere una sua funzione “collettiva”, solo così può mantenere il suo diritto di cittadinanza. Però se quella funzione “collettiva” viene meno, il profitto si riduce alla fisionomia di un bottino di guerra, frutto dello scontro fra chi è più forte e chi è più debole. E’ a questo punto che imprenditori e manager senza scrupoli sociali si collocano sullo stesso piano degli sfruttatori di bambini di Manchester o Liverpool dell’ 800.


Questa della Fiat è una triste storia che ,comunque vada a finire, chi ci rimette sono i lavoratori e l’Italia, mai gli imprenditori senza scrupoli.

 

                                  FIAT

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<br /> <br /> Corollario - E' bene ricordare anche: 1) i contratti di lavoro (dal '46 in poi) furono accordi NON paritari stipulati da organizzazioni di fatto (sindacati) e imprenditoria (legata per<br /> interessi ai governi e - ovviamente - ai partiti), ergo accordi non tutelati da elementi giuridici. 2) la legge 300 fu l'unico elemento a tutela dei lavoratori, ma mai amato dai sindacati appunto<br /> perché elemento giuridico. 3) fu la sinistra a "prestare" i giuslavoristi (?) per sopprimere la legge 300. 4) buona parte dei soldi (abbondanti) che la Fiat intascò dai governi italiani<br /> prese sempre strade traverse: sovvenzioni a sindacalisti, investimenti in URSS (Togliattigrad), Brasile (la famosa 127). Questa è sola la punta dell'iceberg; ci meravigliamo che caduto il muro di<br /> Berlino, svanito il PCI e tutte le ideologie poliche, la FIAT (e non solo) traghettano lo sfruttamento in altri lidi? Quando mai gli Agnelli e i governi italiani sono stati italiani? Per inciso<br /> la legge germanica sull'ordinamento sociale delle aziende (Betriebsverfassungsgesaetz) fu elaborata nel 1950 dopo incontri non ufficiali con esperti italiani (ex RSI e PNF) sulla cogestione<br /> e socializzazione. Questo ordinamento giuridico, mi risulta essere applicato anche in Italia in diverse aziende del Trentino-Alto Adige.<br /> <br /> <br /> Un capo del governo (si fa per dire) che esprime simili pareri andrebbe immediatamente dimesso, siccome siamo in Italia va bene così.<br /> <br /> <br /> <br />
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