Basta leggere certi giornali per capire
Da: legnostorto
Per capire, senza ombra di dubbio, l’operazione Ruby messa in campo come un ariete dai pm ambrosiani. Basta leggere certi giornali sinistroidi, e il collegamento tra di essi e questa magistratura rossa è evidente anche ai ciechi.
Scrive Repubblica, con la firma di quel Giuseppe D’Avanzo che si fa vivo solo quando c’è da parlare di gossip che riguardi Berlusconi:
«chi ha letto le carte sostiene che fin dal secondo incontro Berlusconi è stato consapevole che Ruby fosse minorenne.
“Gli ho detto che ero minorenne”: è la frase che scolpisce addirittura temporalmente la responsabilità del cavaliere.»
Come vedete, Repubblica insinua. La notizia non è stata acquisita direttamente, ma da un certo “chi”. Ora se si pensi che il fatto che Berlusconi sapesse sin dal principio che Ruby era minorenne, costituirebbe per lui un duro capo d’accusa, ecco che Repubblica, secondo il suo stile, congettura, costruisce con la propria morbosa creatività.
Ma il Fatto Quotidiano fa di più (evidentemente meglio informato di Repubblica). Il suo giornalista Gianni Barbacetto ci informa che la procura è in possesso di una intercettazione telefonica dell’agosto scorso in cui Berlusconi dice alla Minetti:
«Non importa, tanto non potranno mai dimostrare che io sapevo che è minorenne».
Sarebbe questa la prova schiacciante? Non può esserlo. Come ho già scritto, per incastrare Berlusconi ci vogliono fatti concreti: una prova inconfutabile che lui sapesse entro la data del maggio 2010, periodo in cui si reputa avvenuto il reato, che Ruby era minorenne, e anche una bella foto che lo ritragga a far sesso con Ruby. Su queste cose non si scherza.
La intercettazione della telefonata tra la Minetti e il premier avviene mesi dopo, quando una cascata di fatti incontrollati e incontrollabili si è già riversata sulla vicenda, rendendo ininterpretabile, nel senso della verità, tutto ciò che è accaduto dopo maggio.
Esempio. Nessuno può escludere che tra la Minetti e Berlusconi, al di fuori della telefonata, siano avvenute conversazioni nella quale la Minetti avrebbe rivelato al premier di aver scoperto la minore età della Ruby e di esserne preoccupata. Già in quella occasione Berlusconi potrebbe averla rassicurata dicendole che, sebbene pure lui lo venisse a sapere ora dalla bocca della Minetti, non c’era da preoccuparsi più di tanto giacché nessuno avrebbe mai potuto testimoniare che lui sapesse che era minorenne. Per il semplice fatto che davvero non lo sapeva.
Niente può escludere che questo sia il senso della telefonata.
La conversazione intercettata, infatti, è sulla stessa linea, e dunque nulla prova. Mi pare eccessivo quindi l’entusiasmo di Barbacetto:
«Eccole, dunque, le “prove evidenti” che i pm Ilda Boccassini, Pietro Forno, Antonio Sangermano e il procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati ritengono di aver già raccolto, tanto da chiedere il giudizio immediato per Berlusconi, saltando l’udienza preliminare.»
Del resto, tutti noi abbiamo ascoltato ieri sera l’avvocato difensore di Ruby, Dinoia, rispondere alla domanda del giornalista: Perché Ruby si spacciava per ventiquattrenne? La risposta: Peccati di gioventù.
Se Dinoia fosse stato al corrente di una dichiarazione contraria di Ruby e addirittura nel segno di quella riportata da Repubblica (ossia presente negli atti) lo avrebbe saputo e avrebbe risposto ben altrimenti.
Ma l’articolo che si è fatto prendere la mano, facendo emergere il disegno politico, è quello scritto da Ugo Magri su La Stampa. Anche qui si costruisce il tutto con i si dice, ma, mentre D’Avanzo insinua sul penale, Magri lo fa sul politico. Ossia lascia intendere che Berlusconi stia pensando alle dimissioni. Non si tratta di dire, come fanno altri, che Napolitano sta facendo pressioni affinché Berlusconi faccia “un passo indietro”, e dia il via ad un governo tecnico a guida Gianni Letta (Napolitano non ha mai chiesto a Fini di fare un passo indietro, ma a Berlusconi sembra che abbia tutta l’intenzione di chiederlo). No. Magri insinua che Berlusconi alle dimissioni ci sta pensando seriamente.
Cosa impossibile, per chi ha imparato a conoscere il premier. Che anzi, ne sono sicuro, in questi giorni sta accrescendo il suo consenso presso gli italiani, che hanno capito il gioco al massacro in cui l’opposizione sta trascinando il Paese.
L’insinuazione dovrebbe, nella speranza di Magri, creare scompiglio tra i berlusconiani, e soprattutto tra coloro che hanno intenzione di appoggiare il governo.
Ma, come dice il proverbio, Magri e altri come lui hanno fatto i conti senza l’oste.
Berlusconi ha la pelle dura e di fronte alle sfide, soprattutto quelle sovvertitrici della democrazia, ha già mostrato di saper resistere, non solo, ma di saper sfoderare le sue doti migliori.