Venticinque anni fa Enzo Tortora condannato come un criminale

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Da:ANSA.it

 

Sono passati 25 anni da quel 17 settembre 1985, quando il giornalista e popolare presentatore televisivo Enzo Tortora fu condannato con una sentenza dal Tribunale di Napoli a dieci anni di reclusione per associazione per delinquere di tipo mafioso e traffico di stupefacenti.

L'inchiesta nei riguardi di Tortora - che divise il Paese tra innocentisti e colpevolisti ed alimento' il dibattito sul ''pentitismo'' - era cominciata nei premi mesi del 1983, quando due pentiti della Nuova Camorra Organizzata (Nco), capeggiata da Raffaele Cutolo, indicarono Tortora, ''quello di Portobello'', quale appartenente alla Nco con l'incarico di corriere di droga.

Tortora fu arrestato all'alba del 17 giugno '83 in un albergo di Roma, ma fu portato in carcere in tarda mattinata, solo quando - secondo i difensori - fotografi e cineoperatori furono pronti a ritrarre l' imputato in manette. Fin dal primo momento Tortora si disse innocente. Dopo sette mesi di detenzione, l'imputato ebbe gli arresti domiciliari.

Fu quindi eletto eurodeputato radicale il 17 giugno 1984. Il 20 luglio 1984 torno' in liberta' ed annuncio' che avrebbe chiesto al Parlamento europeo di concedere l'autorizzazione a procedere nei suoi riguardi che fu data il 10 dicembre. Dopo il suo rinvio a giudizio, il 4 febbraio 1985, arrivo' la sentenza di condanna di primo grado.

Il 15 settembre 1986, la Corte di Appello di Napoli rovescio' il verdetto: assoluzione con formula piena, ed i pentiti furono giudicati non credibili. ''E' la fine di un incubo'', disse il presentatore. L' innocenza dell'imputato fu confermata il 13 giugno 1987 dalla Corte di Cassazione. Meno di un anno dopo, il 18 maggio 1988, Enzo Tortora mori' per un cancro ai polmoni.

 

 

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Enzo Tortora: domani può capitare anche a voi.








Una delle pagine più buie della mala-giustizia italiana. Condannato a dieci anni per traffico di stupefacenti e associazione per delinquere di tipo mafioso. Ed era innocente.


Venticinque anni fa, alle quattro e un quarto del mattino del 17 giugno, i Carabinieri bussano alla porta di una camera dell’hotel Plaza di Roma e arrestano Enzo Tortora. Mentre il cellulare lo trasporta in manette verso il carcere di Regina Coeli, Tortora è travolto da flash, telecamere e insulti. “Ladro, farabutto, ipocrita, faccia di merda!”. Viene condannato dai giudici a dieci anni per traffico di stupefacenti e associazione per delinquere di tipo mafioso. Per i magistrati è un appartenente alla NCO-Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo con mansioni di corriere della droga.


Il 15 settembre 1986, la Corte di appello di Napoli rovescia il verdetto assolvendo con formula piena Enzo Tortora, giudicando i pentiti che l’accusavano non credibili. «È la fine di un incubo», commenta il presentatore. L' innocenza dell'imputato viene confermata il 13 giugno 1987 dalla Corte di Cassazione.


Meno di un anno dopo, il 18 maggio 1988, Enzo Tortora muore per un cancro ai polmoni. I complici della mano assassina forse anche i (molti) cronisti giudiziari dell’epoca, i giornalisti, i giudici, le procure e le gazzette delle procure che si son divertite a sparare false accuse su Tortora.


Nessuno ha chiesto scusa. Nessuna azione penale o indagine di approfondimento è stata mai avviata, né alcun procedimento disciplinare è stato mai promosso davanti al Consiglio Superiore della Magistratura a carico dei pubblici ministeri che condannarono Tortora. I giudici che l’hanno condannato a morte hanno proseguito le loro proprie carriere tranquillamente senza sentire alcun problema di coscienza. In Italia la legge “chi sbaglia paga” è valida per tutti fuorché per la casta dei giudici. Non esiste alcuna legge per la responsabilità civile del giudice che commette un orrore/errore giudiziario.


Sig. giudice Dott. Giorgio Fontana, cos'ha da dire dieci dopo la morte di Tortora? "Non ci fu errore giudiziario, come molti si ostinano a ripetere".





Errare umanun est ma perseverare …. Visto che non pagheranno mai per gli errori commessi almeno ricordare i nomi dei galantuomini che hanno imbastito il patibolo: Pm Diego Marmo (“Tortora è un cinico mercante di morte”), giudice Giorgio Fontana (“se Tortora non è in coma non lo mollo”), giudice Armando Olivares (“Sulla colpevolezza di Tortora non ho avuto e non ho ombra di dubbio per il traffico di droga …oggi ha vinto la camorra” il giudice al TG1 dopo l’assoluzione di Tortora), giudice Felice Di Persia, giudice Lucio Di Pietro, giudice Luigi Sansone, giudice Gherardo Fiore, giudice Orazio Dente Gattola, giudice De Lucia, giudice Achille Farina , giudice Carlo Spirito.





Giusto anche non dimenticare gli articoli di alto giornalismo dedicati a Enzo Tortora. Rovistando nella pattumiera dei media possiamo v’è un’ampia rassegna di chi s’è divertito, con disprezzo, a fare a pezzi l’immagine di un imputato innocente:





- “Enzo Tortora rivela una calma addirittura sospetta al momento dell’arresto. Le labbra mosse con flemma, i muscoli del collo e della faccia tirati e la voce compassata sembrano voler ricordare e riprodurre a tutti i costi il personaggio del piccolo schermo, amato dalle massaie” (Marino Collacciani - Il Tempo).





- “Dosando con grande mestiere indignazione e sbigottimento ha retto bene la parte della vittima innocente” (Wladimiro Greco - Il Giorno).





- “Il suo arresto conferma quello che chiare indicazioni davano già per sicuro, e cioè che Tortora è un personaggio dalle mille contraddizioni. Ligure spendaccione, se non proprio generoso, giornalista e quindi osservatore ma al tempo stesso attore e portato all’esibizione, umorale e tuttavia al servizio del più rigoroso raziocinio, colto (come ama anche ostentare in tv) eppure votato alle opere di facile popolarità, incline a un’affettazione non lontana dall’effeminatezza ma notoriamente amato dalle donne e propenso ad amare le più belle (due mogli e falangi di amiche). Moralista infine – proprio questo il sigillo che l’arresto imprime alla sua sfaccettata personalità – e ora colpito da un’accusa che fa di colpo traballare ogni sua credibilità morale” (Luciano Visintin - Corriere della Sera).





- “Desta qualche sospetto quando fa di tutto per nascondere la sua vita privata, quando conduce sotto l’insegna dell’ordine una vita personale tutt’altro che ordinata assumendo nello stesso tempo atteggiamenti da moralista o da Catone il Censore. I moralisti o i moralizzatori sono sempre da salutare con favore, specialmente in tempi come quelli che viviamo, ma a condizione che non bistrattino con l’azione i loro princìpi, che conducano una vita irreprensibile” (Costanzo Costantini - Il Messaggero).





- “Tempi durissimi per gli strappalacrime” (Giovanni Arpino - Il Giornale).





- “Qualcuno a Milano dice che quando era stato licenziato dalla Rai lo si poteva vedere, di notte, in un giro di balordi. Qualcun altro si meravigliava di averlo incontrato spesso, anche in questi ultimi tempi, sugli aerei Roma-Palermo, Palermo-Roma. Che interessi poteva avere Tortora in Sicilia? E poi, per chi lo conosce bene, c’è un altro elemento inquietante: Tortora, di solito violento a parole nel difendersi e così conscio del potere dei giornali e della tv, quando è uscito dalla questura di Roma aveva a sua disposizione televisione e giornalisti: poteva dire quello che voleva; invece, a parte generiche dichiarazioni di innocenza, non ha avuto le reazioni che gli erano solite” (Alessia Donati - Novella 2000).





- “Tortora non può, non deve diventare un simbolo. Egli è solo uno dei tanti, tantissimi pessimi esempi dell’italiano che, sotto la lacrimuccia televisiva, nasconde il suo ardore per il danaro: e quindi è disponibile a tutto” (Luigi Compagnone - Il Secolo XIX).





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