Vado a morire per te

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Abbiamo voluto rendere omaggio in questi momenti tragici ad un Popolo, che pur contaminato dall'infezione occidentale liberal capitalista, non ha perso la propria dignità di fronte all'immane sciagura.

Il sangue non è acqua.

 

“Vado a morire per te”, traduzione del titolo originale, narra la storia di un gruppo di kamikaze giapponesi attraverso i ricordi di Tore Torihama. Questa signora, realmente esistita e scomparsa da pochi anni, gestiva, durante gli ultimi anni della II guerra mondiale, un piccolo ristorante a Chiran. 

La base aerea di questa città ospitava numerosi allievi piloti e il suo locale era spesso assediato da questi ragazzi che trovavano, in lei e nella sua cucina, quell’aria di casa cui avevano dovuto rinunciare. Con l’istituzione del corpo speciale, la base divenne uno dei principali centri di decollo per gli attacchi suicidi e Tore divenne per molti la consolatrice e la depositaria delle ultime volontà di chi sarebbe partito per l’ultima e spesso unica missione.

Il film ripercorre i fatti storici, dall’istituzione del corpo dei kamikaze fino alla resa del Giappone, ma le scene di guerra, pur presenti e ben realizzate, restano sullo sfondo di una narrazione che pone il fuoco sull’aspetto umano e ‘normale’ di questi giovani che, spesso loro malgrado, per amore della patria e per l’onore dovettero rinunciare alla vita

La sceneggiatura del film, ad opera dello scrittore nazionalista ed ex governatore di Tokio Shintarô Ishihara, si mantiene, a dispetto delle aspettative, su toni moderati, quasi pacifisti. L’intento è quello di riabilitare la memoria dei kamikaze, troppo facilmente etichettati come fanatici esaltati, e mostrare che, a dispetto del piano fallimentare in cui di trovarono coinvolti, il loro andare consapevolmente incontro a morte certa, tra paure, incertezze e dissensi, fu un atto eroico da onorare.

Così è anche il pensiero di Tore Torihame, detta ‘la Madre dei Samurai’, che Ishihara sembra abbia intervistato prima di scrivere la sceneggiatura.

La regia è abbastanza convenzionale ma funzionale alla storia. La parte finale, piuttosto elegiaca, ha fatto storcere il naso a parecchie smaliziate narici occidentali. Io, invece, l’ha trovata coerente e commovente. Persino una lacrimuccia ha fatto capolino dai miei stanchi occhi cinici.
Tutta colpa del mio amico Ermanno.

Mi aveva incaricato di trovare questo film e, per fargli cosa gradita, lo avevo anche tradotto grossolanamente. 
A una prima visione mi era risultato piuttosto stucchevole e me ne ero sbarazzato, certo che non gli sarebbe interessato.
Poco tempo fa mi rinnova la richiesta e mi dice di darglielo comunque, anche coi subbi inglesi, che lui non mastica benissimo. Il suo amore atavico per i kamikaze mi contagia. Ritraduco, guardando il film attraverso i suoi occhi, e la relazione tra me e le immagini crea un paesaggio diverso, empatico, emotivo.
Quando gli chiedo in cambio una recensione, rifiuta ritenendosi incompetente come critico cinematografico ma prosegue:

“(…) un altro tipo di commento mi porterebbe lontano.
Parlerei dei riti di fondazione chiamati Hitobashira con cui si propiziavano le nuove costruzioni con sacrifici umani e farei un parallelo con il Vento Divino
e parlerei della fondazione dell'Impero con quattro gocce cadute dalla Katana Divina che ha dato origine alla quattro isole principali
e di quel tomo chiamato Hirohito che, come scrisse Mishima, rinunciò ad essere una divinità nel momento in cui doveva riaffermarlo
e di come i barbari profanarono il sacro suolo impedendo la riparazione dei templi, modificando la bandiera, ammassando con disprezzo quel simbolo della Katana, ecc.

E poi parlerei di loro.
Di quei giovani e sublimi eroi che mi piace sempre ricordare come nella scena del tempio di Yasukuni e di quanto abbia sognato di essere con loro, pur sapendo di non esserne degno…”

 

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Sottotitoli (versione CHuMo), aggiornati con timing alternativo per la seconda parte.
Allega File  For.Those.We.Love-Taku.Shinjo.AsianWorld.V2.zip (42.21K) 
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