Usa, Israele, Francia, Germania e persino Italia sono principali produttori di armi proibite.

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Di: Gianni Lannes

Il 28 giugno del 1987 gli aerei iracheni sotto la dittatura di Saddam Hussein attaccarono con le bombe chimiche la città iraniana Sardasht - nord ovest -, al confine con il Kurdistan iracheno. Il bilancio delle vittime fu molto pesante; oltre 120 morti e circa 8 mila i feriti. A questo proposito parliamo con Gianni Lannes, giornalista e direttore del giornale on line Italiaterranostra.it.

 

Come Lei ben saprà l'uso delle bombe chimiche da parte dell'ex regime iracheno non si è limitato a Sardasht; il 17-18 marzo del 1988 i caccia iracheni effettuarono una serie di bombardamenti su Halabja. La città curda irachena fu attaccata più di 20 volte con bombe chimiche e quelle a grappolo. I morti furono 5 mila e i feriti più di 100 mila. La domanda principale rimane: quali paesi fornirono queste armi all’ex regime iracheno? Le armi che sono vietate da diverse convenzioni internazionali.

Io vorrei ricordare innanzitutto la convenzione di Ginevra nel 1925. I paesi sono parecchi. Innanzittutto gli Stati Uniti d'America, poi anche mio paese l'Italia, la Germania, la Francia e Israele sono i paesi che continuano a produrre questo tipo di ordigni proibiti. Italia in realtà è uno degli stati che ha aperto questa strada nel primo '900 esprimentando (bombe al) nitrite in Etiopia e in Libia nel 1935 e poi i primi gas nervini furono utilizzati anche dai tedeschi. Questa tecnologia è stata esprimentata in Europa e poi è stata “donata”, regalata anche a Saddam Hussein che ne ha fatto buon uso, si fa per dire.

Qunidi secondo Lei, questi paesi proprio nel periodo della guerra tra Iran e Iraq hanno fornito queste armi al regime di Saddam?

Hanno fornito chimici. Hanno fornito ovviamente tutto quello che serve per fabbricare questo tipo di ordigni; la materia prima, la tecnologia, le esperienze e questo alla luce del sole ovviamente e non soltanto i governi ma anche le banche vanno a affluire a queste transazioni.

Quali sono i paesi maggiormente produttori di questi armi tra cui le bombe chimiche?

Produttori e detentori. Ma innanzitutto gli Stati Uniti, il primo paese che ha un'arsenale non invidiabile. Abbiamo i paesi come la Germania, la Francia ecc che si sono riarmati segretamente anche se c'è una convenzione. Un'altra convenzione che è quella di Parigi che vieta l'uso di questo tipo di ordigni e ovviamente è successiva alla convenzione di Ginevra del 1925.

Lei dice che c'è tuttora una grossa produzione di queste armi, naturalmente ci si chiede ma dove vengono usate?

Nel teatro di guerra ovviamente. Li hanno esprimentato questi ordigni anche in Afghanistan, nell'ex Jugoslavia, sono arrivati anche non soltano utilizzare ordigni chimici ma anche delle micro bombe atomiche, delle piccolo bombe nucleari ed è questo il passaggio successivo alle piccole bombe atomiche.

A quanto sappiamo noi la costituzione italiana proibisce al governo di entrare nelle guerre e di commercializzare le guerre. Lei che ne pensa?

Sì. Si tratta di una legge nel 1990, la 185. Il rispetto di questa legge viene regolarmente calpestato, perchè ogni anno per esempio il Consiglio dei Ministri dovrebbe relazionare al parlamento e spiegare con quali paesi in quali paesi ci sono le transazione commerciale, a chi abbiamo venduto le armi? In Italia in base a questa legge è vietato fornire armamenti ed esplusivi a paesi che sono in guerra o comunque che non c'è la democrazia. Questa non avviene perchè comunque noi siamo tra i maggiori produttori di armi leggeri al mondo.

A parte le notizie trapelate e fuggite di qua e di là, su questo sito e l'altro, queste gravissime notizie non vengono quasi mai alla luce. Secondo Lei qual'è il meccaniso, qual'è il sistema che permette di far tenere nell’ombra questo crimine?

Perchè innanzitutto nel mondo non è che ci sia molta democrazia , libertà di espressione, poi non sempre giornalisti sono agevolati e non sempre possono fare bene il loro lavoro, scavare, perchè vanno a toccare interessi di potere ovviamente. Qui abbiamo i più grandi multinazionali della chimica e del nucleare oltre gli stati, quindi abbiamo questo tipo di pressioni. Il poblema è che non stante le convenzioni che rimangono carta straccia questo tipo di armamenti vengono effettivamente prodotti basti pensare anche alle mine anti-uomo che vengono ancora seminate come se niente fosse.

Qunidi le nazioni potrebbero denunciare in un certo senso i propri governi che commerciano queste armi?

Certo, sicuramente sarebbe opportuno.

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