TERAMO - IL CDF DI SCIENZE POLITICHE (RI-)ATTIVA IL MASTER ENRICO MATTEI IN VICINO E MEDIO ORIENTE

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Di:Claudio Moffa

Teramo. Il Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche dell’11 maggio scorso ha attivato il Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente per l’anno accademico 2011-2012 con 12 voti a favore, 4 astenuti e due  voti contrari: quelli di Roberto Romani – associato di Storia del Pensiero economico -  e di Romano Orrù, docente di Diritto Pubblico Comparato. La battaglia è stata dura per i toni isterici di alcuni oppositori, ma alla fine i tentativi di boicottaggio sono stati sconfitti grazie alla presa di coscienza da parte di una minoranza determinata di consiglieri dell’assurdità della censura, peraltro dopo che una apposita Commissione di storici e il Senato Accademico avevano rilevato l’assenza di qualsiasi profilo di ordine sia penale che amministrativo nella lezione sulla Shoah di Claudio Moffa svoltasi nel settembre scorso nell’ambito dell’edizione 2009-2010.


Particolarmente significative sono le sconfitte di Romano Orrù e di Aldo Bernardini. Quella di Orrù non riguarda  solo il voto dell’11 maggio: nei quattro mesi di braccio di ferro, nonostante la sua appartenenza alla Fondazione Magna Charta di Marcello Pera, il prof. Orrù – che vanta un pessimo rapporto con gli studenti: famoso un episodio in cui ha dato dello “schifoso” a uno studente teramano durante un esame. Vedi FB - ha perso l’insegnamento alla Magistrale, è stato abbandonato da tutti i suoi collaboratori di cattedra, ed è stato costretto a dimettersi dalla vicedirezione del Dipartimento di Studi Giuridici (una direzione di fatto) assegnata all’unanimità a un altro ordinario, favorevole al Master.


Quanto all’ex Decano, membro del Comitato centrale dei comunisti di Marco Rizzo (verrà candidato il prossimo anno), ha provato in tutti i modi di impedire l’attivazione del corso di studi inaugurato a Teramo nel 2006 da Giulio Andreotti: nel maggio 2007 Bernardini aveva dato il suo appoggio agli squadristi romani dalle colonne del debenedettiano Il Centro, ottenendo di poi un invito a un convegno all’Università di Ferrara, il primo in un altro Ateneo dopo decenni di isolamento accademico; successivamente aveva dovuto subire lo smacco del rientro del Master a Teramo; infine, approfittando delle menzogne mediatiche sulla lezione sulla Shoah a Teramo (la principale è stata l’attribuzione al prof. Moffa di passi e citazioni di Finkelstein  e di altri storici ebrei antinegazionisti) il Decano è tornato alla carica per impedirne la riattivazione. La sua motivazione ufficiale è agli atti dell’ultimo Consiglio di Facoltà prima di andare in pensione: la libertà di insegnamento va misurata secondo la sensibilità della comunità di appartenenza. Come dire, sì agli elogi didattici di Stalin – come noto ammirato e amato da tutti gli italiani, a destra e a sinistra – e no a una discussione argomentata sul dogma dell’olocausto. Evidentemente per l’ex decano la percezione di Stalin in Italia e dentro l’Ateneo teramano, è esattamente coincidente con quella sua: il 1953 come anno di inizio della degenerazione della storia dell’umanità, e la strage di Katyn da attribuire ai Nazisti contro il “revisionismo traditore”.


Tra gli aneddoti divertenti della votazione dell’11 maggio, c’è la permanenza in aula nel Consiglio del professor Tivegna, economista reaganiano e grande sostenitore dell’ex Decano stalinista: senza firmare il modulo delle presenze (la fronda interna ha cercato di far mancare il numero legale senza successo), il docente di econometria ha assistito alla rapida votazione, e appena è finita è uscito nel corridopio a telefonare col cellulare a qualcuno. Serata amara per entrambi.

 

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