Sinistra, amica dei potenti, nemica del popolo

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Dopo l'Articolo di Buttafuoco sulla destra, un articolo di Pescopagano sulla sinistra.

E' il momento d'andare oltre? Il dibattito é aperto.


di: Sandro Pescopagano- Rinascita

 

A proposito dell’articolo “Federazione della sinistra” di G. Parente (Rinascita, 2 aprile scorso) mi permetto di voler dare ulteriore fieno ad un eventuale dibattito a proposito.

La Federazione della sinistra, a mio giudizio, non è altro che la riproposizione, in brutta copia, dell’esperimento, tragico elettoralmente, della sinistra arcobaleno di 2 anni fa.


A parole questa Federazione (unione di Pdci, Rifondazione, Socialismo 2000 di Salvi ed ex diessini ecc) doveva essere l’aggregazione di forze comuniste ed anticapitaliste, ma, di fatto, si sono ricandidati i soliti noti (praticamente ovunque, a ad esempio in Veneto chi già da quasi un decennio scaldava poltrone, o chi ha fatto senza gloria il ministro del governo del democristiano Prodi in Campania, ecc), ovvero i soliti stakanovisti della candidatura.


Purtroppo questi signori non hanno capito che ciò che è successo durante e dopo il governo della Goldman Sachs, scusate: del governo Prodi, sarà una mannaia per almeno i prossimi 20 anni per chiunque si definisca comunista o affine (compreso il buon Ferrando che se ne era stato fuori, anzi pensava di poter starci dentro sparando liberamente a zero su occupazioni amerikane, missioni di guerra, ma, evidentemente, aveva sottovalutato il ruolo dei poteri forti sia nella coalizione che soprattutto in Rifondazione stessa, oramai ostaggio degli stessi potentati su temi caldi come sionismo, guerre a terrorismi vari, nucleari militari).


Concordo peraltro con Parente sull’augurio che una sinistra (almeno non questa, ma quella che verrà) riconquisti i voti degli operai e delle masse popolari e proletarie ora trasmigrati alla Lega, ma sono altrettanto sicuro che ciò non potrà avvenire per un bel po’. Innanzitutto per i germi “cromosomici” del neocomunismo italiota. Cito a proposito uno dei maggiori esponenti nazionali del marxismo, il prof Gianfranco La Grassa, che accomuna il “Piccismo al rifondaiolismo chic”, tutti sullo stesso asse, molto salottiero tra i poteri forti-padroni, e per nulla in mezzo alle problematiche del popolo, nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nei mercati rionali, nelle periferie. Lì la sinistra comunista o ex comunista è sconosciuta oppure vista come apertamente ostile e traditrice.


Mi spiego: oramai Chiesa rossa e chiesa bianca, dopo anni di solo apparente odio-amore, si sono contaminate e parlano lo stesso linguaggio “ecumenico” fatto di solidarietà, accoglienza, porgere l’altra guancia, reciproco arricchimento culturale tra etnie diverse e così via, una alla caccia di nuovi fedeli e nuovi sacerdoti, gli altri per nuovo proselitismo (esiti al momento disastrosi, per religione o per esperienze dirette gli stessi immigrati non solo facile preda, tutt’altro, anzi, forse è oramai l’esatto opposto ).


Preti bianchi o rossi, uguali in tutto, linguaggio e metodi, colombe e ulivi di pace in mano, francescanamente (Assisi docet) in eterni pellegrinaggi, sandali, scalzi, barbe al vento, con forse l’unico tocco distintivo tra gli uni e gli altri il “fumo dell’oppio” (del rincoglionimento tanto utile ai manovratori del sistema che godono a vedere questo potenziale umano trasformarsi in utili, per loro, zombi).


Insomma, il piccismo ha dalle sue radici estirpato ogni qualsivoglia specificità nazionale che altri movimenti comunisti hanno invece gelosamente difeso e anzi sviluppato (dalla Jugoslavia all’America latina, al Vietnam, alla stessa Urss). Che avranno mai a che fare il Comandante Che Guevara, le lotte di liberazione patriottiche dei popoli baschi e irlandesi, le battaglie nazionali di Sandino e gli stessi nostri Garibaldi e le camicie rosse, (che avevano come priorità il cambiamento sociale, la rivoluzione del popolo contro lo sfruttamento del capitalismo), con questi saccenti, sapienti, arroganti, caudilli in salsa rossa, ammantati di bandiere pacifiste, di buonismo (democratico e chic come piace tanto ai padroni del sistema ), di giustizialismo fazioso, di tanta retorica?


Il problema della sinistra è la sovrastruttura costruita in questi anni, con stratificazioni di classi dirigenti, politiche e sindacali autoreferenziali e attaccate alle poltrone (un tempo d’oro, poi di vimini, ora… in bilico), con buona parte dell’elettorato del Pci che è passato come il miglior cane fedele al Pd, senza domandarsi e capirsi se il proprio padrone è lo stesso, oppure è un altro.


Insomma una fetta di elettorato che ancora oggi si definisce in osteria “comunista” ma poi vota per decenni Rutelli, Prodi, Franceschini, Letta o la Bindi, ovvero il peggio del peggio della democrazia cristiana, ostaggio di poteri forti, banche, speculatori, corvi occupanti militarmente ed economicamente il nostro suolo. Nulla di nuovo in Italia, dove le cooperative nascevano per dare una risposta concreta contro il capitalismo ed invece sono state trasformate senza alcun problema nello stesso perfido meccanismo di sfruttamento, parzialità, rapacità e furberie varie come le peggiori s.p.a.


Oramai è fuori tempo massimo illudere alcuni nuovi ingenui militanti con aperture verso l’antimperialismo, il comunitarismo e le tematiche di liberazione dei popoli (fino a poco tempo fa assolutamente impensabili in area comunisto-italiota, questo almeno va dato atto alla segreteria Ferrero), sono solo aria fritta e confusione da aggiungere alle tante altre anime interne alla federazione della sinistra.


Militanti che da una parte ingenuamente distribuiscono pane a 50 centesimi (come per altro Forza nuova e pure una catena di discount) e dall’altra devono attaccare manifesti e portare voti ai soliti “unti dalla segreteria nazionale”, in perenne attesa di una apertura da parte del Pd per avere qualche sgabello, magari anche in piccionaia, l’importante è non tornare a lavorare (per tanti anzi è andare a lavorare visto che non l’hanno ancora fatto).


Tranquillo caro Parente, così come a destra la Lega nord, attraverso alcune tematiche ha completamente annientato elettoralmente l’area del neofascismo e delle varie destre (sparita in 3/4 d’Italia, nel rimanente annichilito a percentuali da partito dell’amore), a sinistra oramai c’è spazio, per le stesse ragioni, al movimento di Grillo o all’astensionismo duro e puro.


Chi ha il polso delle fabbriche, delle periferie popolari sa che oramai il comunismo di lor signori rappresenta solo il passato. Troppi anni amica dei padroni, nei palazzi del potere insieme a loro, nei loro salotti, troppi anni lontano dai bisogni del popolo. Bastava parlare col popolo della “No tav” della Val di Susa o coi “No dal Molin” per capire che aria tirava per le politiche decisioniste, antipopolari e affariste del Pd e della sinistra in coalizione. 


Nessuno piange, tranne i soliti privati delle seggiole… sempre in attesa di una nuova sinistra, patriottica, anticapitalista, popolare.

 

Con tag Italia

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post
K


Nulla da eccepire, anzi c'è da rincarare la dose.


Eppure... Eppure, consegnati alla storia tutti i "reprimenda", oggi il nemico, meschino nel suo essere, infingardo e meschino, si chiama "Capitalismo, Ultraliberismo, Destra Capitalista...".
Unico stolido ma potente avversario che già il Duce descrisse come acerrimo nemico della sua e nostra Idea del Sociale e del Nazionale!


E' necessario un "Superamento" di antichi steccati, è indispensabile "l'Individuazione" di nuove convergenze politiche per battere il mostro che mai sarà vicino allo Stato Sociale e all'Uomo.


kiriosomega



Rispondi