Se vince Fiamma Nirenstein rischia anche Fazi Editore

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

 

Da: Andrea Carancini

C’è un riferimento che mi ha colpito, nel corrivo, mendace e diffamatorio articolo Odio, insulti, falsità L’orrore antisemita dilaga su Internet, di Stefania Consenti: l’inclusione dell’Agenzia Infopal nella lista di proscrizione del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) per aver usato l'espressione "pulizia etnica sionista".

Tutto ciò dovrebbe suonare da campanello d’allarme non solo per gli autori dei siti e dei blog direttamente presi di mira in questi giorni dalla Israel lobby italiota ma anche per settori non irrilevanti dell’editoria e della carta stampata finora soltanto sfiorati dai marchi d’infamia: 

penso innanzitutto a un  libro LA PULIZIA ETNICA DELLA PALESTINA, scritto da uno studioso ormai celebre come Ilan Pappe, definito da Mario Vargas Llosa«il più anticonformista degli israeliani, che conduce una battaglia radicale contro l’establishment politico e accademico di Israele». 

Penso a un autore come Giulietto Chiesa, autore anch’esso definito “antisemita” da Fiamma Frankestein ma ancora non colpito da liste di proscrizione.

Penso ad un editore come Fazi, che ha pubblicato sia Pappe che Chiesa: finirebbe nel mirino anche lui, se fanno fuori Infopal. 

Ci pensavo giorni fa, quando  ho ritirato in libreria GLI INTELLETTUALIE LA CIA – La strategia della guerra fredda culturale, di Frances Stonor Saunders, libro uscito nel 2004 appunto presso Fazi e la cui lettura si annuncia di grande interesse.

Penso ad un editore come Fazi, che ha pubblicato sia Pappe che Chiesa: finirebbe nel mirino anche lui, se fanno fuori Infopal. 

 

Ci pensavo giorni fa, quando ho ritirato in libreria GLI INTELLETTUALI E LA CIA – La strategia della guerra fredda culturale, di Frances Stonor Saunders, libro uscito nel 2004 appunto presso Fazi e la cui lettura si annuncia di grande interesse. Leggendo i titoli della collana di cui tale libro fa parte – quella dei «Tascabili Saggi» - si trovano testi importanti come quelli di David Ray Griffin (11 Settembre. Cosa c’è di vero nelle “teorie del complotto”), di Naafez Mossadeq Ahmed (Guerra alla verità. Tutte le menzogne dei governi occidentali e della Commissione “indipendente” USA sull’11 settembre e su Al Qaeda), di Gore Vidal (Trilogia dell’impero. La fine della libertà. Le menzogne dell’impero e altri tristi verità. Democrazia tradita).

 


Tutti libri catalogabili, secondo Fiamma Frankestein, come “opinioni complottiste antisraeliane e antiamericane”.

Libri che finirebbero a loro volta sotto scacco, una volta sgombrato il campo dai siti e dai blog sgraditi. 

Perché a quel punto termini come “antisemita” e “negazionista” andrebbero a sanzionare non solo il revisionismo dell’Olocausto ma anche quello dell’11 Settembre e, più in generale, ogni opera giudicata come “antiamericana”.

 Il tentativo non è nuovo ma, se nei prossimi mesi dovesse prevalere in Parlamento la logica delle liste di proscrizione, assumerebbe subito il profilo inconfondibile della Polizia del Pensiero.

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