Sarah Ellison, “War at the Wall Street Journal: Inside the Struggle To Control an American Business Empire”, Houghton Mifflin Harcourt, 2010, pagg. 274, $17.82

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Una Lettura consigliata a tutti i membri del "Popolo Viola" ed affini.....

 

Di: Massimo Formica (laquintastagione)


L’ acquisto, nel 2007, da parte di Rupert Murdoch, del Wall Street Journal ha alterato significativamente la struttura di potere dell’ industria giornalistica americana e della cultura aziendale nel senso più ampio. E’ quanto sostiene Sarah Ellison nel suo libro “War at the Wall Street Journal: Inside the Struggle to Control an American Business Empire”, cronaca fedele dei retroscena dell’ affare. La Ellison ha lavorato al WSJ.


Le origini della vicenda partono da una famiglia: i Bancroft. Uno di quegli strani, vecchi clan WASP, di cui nessuno ha mai sentito parlare molto. I Bancroft sono una di quelle vecchie famiglie di editori di giornali, che sono ormai una razza in via d’estinzione. I suoi membri adulti erano 35 e le loro radici erano nel New England e a Boston. Questi erano i discendenti di Clarence Barron, che acquistò il WSJ molto presto.


Il giornale ed la Dow Jones Company (società attualmente leader mondiale per le notizie e le informazioni finanziarie) gli devono molto. Settant’anni dopo, la famiglia raccoglieva dividendi, che non aveva alcuna intenzione di investire nel business, men che meno nelle news. Nonstante questo il giornale godeva di autonomia editoriale e otteneva buoni successi di vendita, ma la società madre non versava in buone condizioni.


L’ amministratore delegato Peter Kann, ex grande giornalista del WSJ, aveva perso parecchi soldi in un business di dati con Telerate, un provider leader globale per le notizie finanziarie in tempo reale. E qui entra in scena Richard Zannino. Un giovane che aveva rapidamente scalato le posizioni di comando della Dow Jones e che prende il posto del dimissionario Peter Kann. Bisognava risanare rapidamente, senza preoccuparsi troppo del futuro del giornale. Inoltre gli scontenti cugini della famiglia Bancroft volevano i loro soldi.


L’ avvoltoio Murdoch iniziava a sentire odore di preda. Il giornale più influente della più potente nazione del mondo poteva finire tra i suoi artigli. L’occasione era davvero ghiotta. Anni prima aveva cercato di acquistare il Financial Times, ma l’ operazione non era andata in porto. Murdoch seppe attendere due circostanze favorevoli: la sostituzione dell’ amministratore delegato con uno legato a doppio filo con la famiglia Bancroft ed il cambio ai piani alti del WSJ, dove il vecchio Paul Steiger doveva essere rimpiazzato. Murdoch approfittò immediatamente della situazione e per lui fu un gioco da ragazzi.


Gli antagonisti di Murdoch erano questi cugini, che non avevano molto a che fare con il business, né lo conoscevano bene. Murdoch raccolse informazioni e fece ricerche sulla famiglia. Prese informazioni da chiunque potesse dargliene, in questo si dimostrò un vero democratico…Riuscì a generare divisioni nella famiglia, mettendo gli uni contro gli altri, e quando fece finalmente l’ offerta, sessanta dollari per azione - che era molto più di quanto chiunque fosse disposto a pagare - era scontato che i cugini avrebbero venduto.


Nell’ aprile del 2007 venne formulata l’ offerta. La redazione del WSJ entrò in fibrillazione. I Bancrofts erano divisi tra loro, impossibile contare su di una qualsiasi forma di resistenza all’ attacco del magnate dell’ informazione. Ma non volendo dare l’ idea che avrebbero venduto a qualunque prezzo Murdoch fosse disposto a pagare, cercarono di trattare alcune garanzie per la redazione. Così dissero a Murdoch che erano disposti a vendere, purché il WSJ mantenesse la sua indipendenza editoriale. Un accordo simile a quello stipulato da Murdoch quando acquistò, venti anni fa, il “Times of London”. I tre editorialisti d’ eccellenza del giornale venivano così, nell’ intenzione dei venditori, ad essere garantiti dall’ influenza del nuovo proprietario.


Murdoch era piuttosto risentito per l’ idea di essere percepito come un editore inadeguato per un giornale di sua proprietà e naturalmente pochi mesi dopo l’ acquisto costrinse l’ editorialista di punta alle dimissioni ed iniziò il processo di trasformazione del giornale secondo i suoi desiderata con un suo editorialista di fiducia, Robert Thomson. Inutile dire che i cuginetti Bancroft sono tutti ricchi, felici e contenti. Se l’ industria editoriale nel 2007 era in crisi, oggi lo è ancora di più. Alcuni di essi pensano che il giornale vada meglio ora di quando ne erano i proprietari, grazie agli importanti investimenti di Murdoch. Ora però il magnate australiano ha un’ altra ossessione: “The New York Times”.


Murdoch sta cercando di aggredire l’ avversario nella raccolta pubblicitaria, offrendo agli inserzionisti spazi a prezzi inferiori sul WSJ. Inoltre desidera conquistare il terreno storicamente proprio del NYT, quello della cultura e più in generale delle arti, aprendo il WSJ a questi argomenti.
La storia dell’ acquisizione del WSJ rivela quanto interesse rivesta per i gruppi economici il controllo dell’ informazione. Come essa sia un’ occasione di business e di esercizio del potere. Una lettura consigliata a tutti i membri del “popolo viola” ed affini…

 

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