Rassegna stampa delle menzogne dei giornali italiani

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Di Claudio Moffa

TITOLI, ARTICOLI, IMMAGINI:

L’INVENZIONE DEI MASSACRI SULLA STAMPA ITALIANA

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Il 23 febbraio scorso ne Il leone ferito: ma non è detta l’ultima parola, ho sollevato il problema della mala informazione sulla crisi libica, a partire dall’esagerazione delle cifre dei morti – per alcuni in quei giorni addirittura 10.000!!! - fino all’assenza di immagini corrispondenti a quanto raccontato da articoli, servizi e titoli della stampa e dei TG. I fatti mi hanno dato ragione – il leit motiv del mio intervento era che Gheddafi era meno debole di quanto ci si voleva far credere – e fra l’altro alcune testate, ad esempio Panorama e il Giornale, hanno cominciato anch’esse a sollevare dubbi sulla drammatizzazione degli eventi operata dalla stampa di centrosinistra.

Oggi 6 marzo, il fenomeno si ripete, aggravato dal fatto che la lezione - non certo mia, ma dei fatti: i fatti veri, accertati – non è bastata. Ecco una essenziale rassegna stampa di quattro testate, con l’occhio puntato ai titoli, agli articoli e alle immagini.

 

1)   Il Messaggero apre in prima pagina a quattro colonne LIBIA, FUOCO SULLA FOLLA; occhiello “Gheddafi scatena i tank contro abitazioni e moschee degli insorti; sommario “DUECENTO MORTI A ZAWIYA, BATTAGLIA NELLE STRADE”.  Il breve richiamo degli articoli delle pagine interne, ripete in modo assertivo quanto raccontato dai titoli. Idem per il titolone del servizio a pagina 3, “CARRI ARMATI SPARANO SU TUTTO” (fra virgolette). A ZAWIYA OLTRE DUECENTO MORTI”.

Ma poi nel servizio tutte le affermazioni o sono al condizionale o vengono indicate come provenienti da fonti locali: “La ‘normalizzazione’ secondo fonti provenienti dalla città e raccolte da alcune agenzie di stampa, sarebbe  costata cara: 200 morti e centinaia di feriti” … “Il testimone avrebbe poi riferito di bombardamenti ‘su una moschea con centinaia di civili che avevano cercato  rifugio all’interno’ ”. Commenta onestamente il giornalista, Cristiano Tinazzi: “La guerra di propaganda si gioca anche così e stabilire la linea sulla quale si trova la verità e la finzione diventa impossibile se non si possono verificare i fatti di persona., Cosa che da giorni la stampa sta cercando di fare, ma la zona è per il momento interdetta ai giornalisti”.

Giustissimo, ma allora perché il titolo è mostruosamente assertivo? Perché, se si vuole dare addosso a Gheddafi, non denunciare la censura nelle zone di guerra? E’ chiarissimo che i titoli sono altro dall’articolo. Né le foto pubblicate aiutano a chiarirne la “verità”, la verità presunta cioè dei titoli: nessun morto, nessuna immagine di bombardamenti.

 

2)  Il Corriere della Sera, apertura centrale a quattro colonne: GHEDDAFI FA AVANZARE I TANK; occhiello “Cannonate sulle case a Zawiiya. “Ci sono decine di morti” (fra virgolette). Gli insorti verso Sirte. Presentazione “moderata”, con necessità di verifica su quelle “case”: tranne che la vignetta di Giannelli raffigura il colonnello Gheddafi con il petto ricoperto a mo’ di decorazioni da un paio di cappi e da 9 piccoli teschi-medaglia. Il messaggio al lettore è lanciato.

Del resto, girando pagina il titolo sovrapposto all’articolo dell’inviato Lorenzo Cremonesi è ad alzotiro: “GHEDDAFI SCATENA LA FURIA DEI TANK MA I RIBELLI AVANZANO VERSO SIRTE”; sommario: “Le truppe lealiste sparano contro le case. ‘Decine di vittime’ (fra virgolette)”. Nell’articolo si parla di “sicari dell’intelligence che hanno eliminato uno ad uno con bisturi da chirurgo, eliminazioni-lampo dentro le case, i vari capi del movimento”. E poi subito dopo, ci sono si “decine”, ma “di carri armati (che) hanno spianato il terreno e colpi di mortaio hanno fatto vacillare perfino il minareto della bella moschea dove un centinaio di insorti si era nel frattempo asserragliato”. E ancora, alla fine dell’articolo, l’onesto bilancio delle informazioni raccolte con difficoltà: “La riconquista di ieri è avvenuta davanti ai media di tutti il mondo, che pure si sono tenuti a distanza. I cronisti del Los Angeles Times hanno tentato di forzare il blocco e sono stati arrestati. Quanti morti a Zawiya? Impossibile dirlo. Duecento per la tv araba Al Jazira, da 30 a 50 secondo fonti ospedaliere … Testimoni nella città assediata parlavano ieri sera di camion dell’esercito al lavoro per ripulire le strade piene di cadaveri ..."

Camion al lavoro per far sparire i cadaveri? E’ possibile, tuttavia di questo evento non compare neanche una foto sul Corriere della Sera: l’unica foto nuova è quella di Yvonne Niersman, tenente pilota di probabile ascendenza ebraica della marina olandese, accusata di spionaggio da Tripoli.

 

3)  La Stampa Prima pagina di nuovo a quattro colonne in apertura: GHEDDAFI SCATENA I TANK “SPARANO SU CASE E CIVILI”; occhiello “Il Consiglio dei ribelli proclama: la Libia siamo noi. Francia e Gb: una ‘no fly-zone’ dell’ONU”; sommario “Battaglia a Zawiya, forse duecento morti. Il raiss ‘spegne’ Internet”. Nell’interno l’inviato è Guido Ruotolo, che in un articolo titolato (occhiello in caratteri grandi) “CONTROFFENSIVA DI SANGUE”; titolo, GHEDDAFI LANCIA I TANK SULLA CITTA’ DI ZAWYAH; sommario, “Al Jazeera parla di 200 morti: “Sparano su case e civili”, così inizia: “L’agonia di di Zawiah è un grido di disperazione al mondo intero e nello stesso tempo è un atto di coraggio di questi partigiani della libertà, che ostinatamente conbattono fino alla morte per liberare la loro città dal tiranno”. E poi: “Morte, distruzione, cadaveri fatti sparire, chiazze di sangue per terra. E palazzi sbriciolati dai fori dei proiettili delle mitragliatrici pesanti montate sui tank. Ecco come si presentava Zawiya come si preentava ieri sera …” “Zawiia non vorrebbe esalare l’ultimo respiro  … (sic)” Dopo questo inizio alla Annozero, Ruotolo inizia a porre dei condizionali: “…è difficile ricostruire un bilancio verosimile della giornata di guerra e di massacri. I morti sarebbero tanti (riporta i 200 di Al Jazira e i 30 di un anonimo medico) …Secondo alcuni, le forze speciali recuperano le vittime e le caricano sui camion per farle  …”

Ma è mai possibile che di queste operazioni di recupero non ci siano IMMAGINI? Una sola foto dei cadaveri per terra, prima di essere trascinati via? Non c’è, nemmeno su La Stampa, che pubblica però una foto di giovani “blogger e hacker” di Bengasi, che “lavorano con i loro computer per diffondere attraverso internet immagini e notizie della rivolta scoppiata in Cirenaica quasi tre settimane fa”. Sopra un articolo recita nel titolo “IL REGIME STACCA INTERNET”. E’ per questo che le immagini non arrivano da noi, in Occidente? No, perché mai, mai dall’inizio della crisi, ne è arrivata anche una sola con decine o centinaia di cadaveri a terra. Solo un paio di immagini: un filmato TV che ha ripreso nei primi giorni della sommossa un presunto cadavere a Bengasi, con le gambe accavallate e di cui si scorgeva solo la parte dallo stinco in giù, perché il corpo era attorniato da un capannello; e un altro filmato che ha mostrato alcuni (presunti) giustiziati dai gheddafisti (ma potrebbe essere anche il contrario, gheddafisti giustiziati dai ribelli).

No, di nuovo, perché quella foto su La Stampa attesta che blogger e hacker sono all’opera a Bengasi, e perché infine sullo stesso giornale di oggi 6 marzo, sotto l’articolo di Ruotolo, un medico italo-palestinese che si sta occupando del dramma libico così dichiara: “Abbiamo una ramificata rete di medici, parliamo ogni giorno via sms e via Facebook” … “Proprio ora per esempio mi scrivono che sono ripresi i bombardamenti nel centro di Zawiya …”.

Ma allora: è mai possibile che una foto via sms, o un video via facebook, sulle stragi, sulla moschea distrutta, i 200 cadaveri di cui racconta Al Jazira, non sia mai arrivata a destinazione?

 

4)   La Repubblica: l’apertura del giornale di oggi è sulla “guerra” in Italia, “Giustizia, il pugno del governo”, e dunque la Libia è a centro pagina, ma ben piazzata con una foto a colori, e con titoli e connessi netti e incisivi: “LIBIA IN GUERRA, MASSACRO A ZAWYIA. GHEDDAFI ATTACCA LA CITTA’, CENTINAIA DI MORTI”. Contrariamente ai casi del Corriere e de La Stampa, occhielli, sommari e titoli-richiamo di prima non stemperano, ma accrescono il terrore nel lettore: “I tank sparano sulla folla. I ribelli: li abbiamo respinti”. “Fuoco sui civili nella moschea”, di Vincenzo Nigro; “L’arsenale chimico del rais”, di Daniele Mastrogiacomo.

Ben fatto. E all’interno i fuochi d’artificio continuano: LA FURIA DI GHEDDAFI SU ZAWIYA. BAGNO DI SANGUE NELLA CITTA’ RIBELLE, I TANK FANNO FUOCO SUI CIVILI. Maxiocchiello: “ASSEDIO CON MIGLIAIA DI UOMINI, ‘OLTRE 200 VITTIME’ (fra virgolette)”.

L’articolo di Nigro, da Tripoli: “i militari di Gheddafi … già venerdì sono riusciti ad uccidere il colonnello dissidente Hussein Darbouk, che aveva organizzato la resistenza della città” … “Gli addetti stampa (di Gheddafi) ci hanno distribuito decine di dvd con le immagini girate dall’alto da elicotteri libici, che hanno fatto una ricognizione del centro della città. I Chinook dell’aereonautica hanno volato basso, segno che negli attacchi precedenti i gheddafiani avevano capito di aver eliminato tutte le batterie di contraerea conquistate dai ribelli” … Ieri mattina alle 6 è partito l’assalto più pesante. I carri armati sono avanzati travolgendo le ultime barricate … Non sarebbero stati usati i cannoni … Ma case ed uffici sono stati sventrati dalle mitragliatrici pesanti, dai colpi di RpG, di razzi anticarro sparati contro le finestre da cui si affacciavano i cecchini dei ribelli”… DUNQUE NON SI TRATTA DI SPARI SULLA "FOLLA", ANCHE SE E' VEROSIMILE CHE CI SIANO STATE VITTIME TRA I CIVILI A CAUSA DI QUESTO TIPO DI ATTACCHI. E poi: “Un medico ci racconta che i morti sarebbero una cinquantina, 200 in tre giorni … Una fonte sostiene …   Le violenze contro i civili, se fossero vere, sarebbero solo un pezzo della pulizia etnica che il Colonnello ha già avviato per circondarsi di cabile più che affidabili …”  “Altri racconti parlano  della fanteria di Gheddafi che, entrando nei palazzi per piazzare cecchini sui tetti, ha ucciso senza pietà chiunque si opponesse alla conquista delle postazioni migliori: donne, anziani, bambini fatti sloggiare, picchiati o anche assassinati”.

Nigro ricorda che alla fine, poiché la città è proibita ai giornalisti stranieri, le migliori informazioni sono quelle che provengono da fonti di residenti a Zawiya. Ma ancora una volta la domanda d’obbligo è: PLEASE, UNA FOTO, UNA SOLO FOTO DI QUANTO RACCONTATO DA ANONIME FONTI. Neppure su Repubblica  ci sono: ci sono immagini della guerra, un carro armato non si sa di chi, un guerrigliero ben armato con un bazooka spara missili, una foto con due prigionieri a terra, probabilmente ribelli, forse morti, un buco in un muro sventrato da un proiettile e una foto con “tre soldati fedeli a Gheddafi catturati dai ribelli”. IL CHE VUOL DIRE CHE LE FOTO CI SONO! VENGONO SPEDITE DAI RIBELLI E ARRIVANO ALLE REDAZIONI DEI GIORNALI! MA DI MASSACRI NEMMENO L’OMBRA. NON VOGLIAMO DIRE CHE NON CI SIANO STATI, MA IL DUBBIO RESTA: C’E’ UNA ENFATIZZAZIONE DELLA REPRESSIONE GHEDDAFISTA CHE NON TROVA RISCONTRO IN PROVE VERE, MA SOLO IN VOCI DI FONTI IMPRECISATE, ALCUNE VOLTE DICHIARATAMENTE ANTIGHEDDAFIANE.

Resta perciò un interrogativo finale: perché a fronte anche di articoli sostanzialmente onesti (persino quello fazioso di Ruotolo è pieno di condizionali), i titoli cambiano e recitano con sicumera l'esistenza di centinaia di morti? A quali interessi corrisponde una simile violazione della deontologia professionale, e “correzione” dall’alto di cronache quasi sempre più equilibrate e dubbiose? Interessi economici? Se sì, di certo non italiani: l’Italia non ha alcun interesse ad acuire la guerra civile in Libia, ha bisogno di una “frontiera” sicura sulla sponda sud per bloccare le ondate di profughi. Neppure l’Egitto, l’India, il Bangladesh, la Cina, la Tunisia trovano giovamento dall’improvviso rientro in patria dei loro lavoratori in Libia, decine di migliaia di persone. Dunque, chi ha interesse a quei titoli inappropriati, sui grandi quotidiani italiani? E perché?

 

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B


:) molto bello il sito



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