ISRAELE: LA PAZZIA AL POTERE (prima parte)

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Da: Maurizio Blondet

«Non vogliamo una setta messianica e apocalittica che si fornisca  di bombe atomiche... Quando dei credenti dagli occhi fanatici mettono le mani sul potere e su armi di morte di massa, allora il mondo intero deve preoccuparsi; è ciò che avviene in Iran»: è questa una delle frasi preferite da Bibi Netanyahu, che egli ripete ad ogni occasione ai capi di Stato e di governo goym, e da ultimo ha ripetuto al presidente Obama nella sua ultima visita a Washington.


Naturalmente Netanyahu vuole con questo argomento spingere USA ed Europa a massacrare gli iraniani, o a legittimare un attacco israeliano alle installazioni di Teheran. Ma  ai governanti così apostrofati non può certo sfuggire che Netanyahu sta descrivendo il regime israeliano che lui guida: «Una setta apocalittica e messianica dotata di bombe atomiche» (tra 2 e 300 testate) e guidata da «fanatici dagli occhi sbarrati» esiste già, ed è effettivamente un pericolo per il mondo. Lo ammette lo stesso Netanyahu, in un’altra delle sue frasi preferite: «Non cè mai stata nella storia del mondo una situazione in cui un regime estremista, con una ideologia retrograda e ambizioni ben note sulluso della forza, ha accesso alle armi di morte di massa».


Effettivamente, non c’è al mondo ideologia «religiosa» più retrograda di quella che impera in Israele, che basa il suo «diritto» all’occupazione di terre altrui su un testo sacro di 2700 anni fa, e di cui sta applicando la arcaica feroce «Legge» iscritta nell’Esodo e nel Deuteronomio, insomma l’obbligo religioso di massacrare «cananei, gebusei, amorrei, perizziti, amaleciti», eccetera, imprecisati antichi popoli che (secondo il mito) abitavano la «terra di Canaan», data da Dio ai soli ebrei: capziosi rabbini insegnano di volta in volta che gli «amorrei» da uccidere sono gli armeni, gli ucraini, i palestinesi, e più in generale tutti i non ebrei.


Non più tardi del novembre scorso un rabbino di nome Ytzakh Shapira ha pubblicato un manuale che spiega che è doveroso uccidere qualunque non-ebreo che «ci ostacola» (noi ebrei) in qualunque modo; anche un bambino può essere ucciso se si ha ragione di ritenere che da adulto diverrà un nemico del popolo eletto.  Significativamente, rabbi Shapiro ha intitolato la sua guida al massacro razziale «Torath ha-Melekh», «Gli insegnamenti del Re»: il Re? Ma Israele non era l’unica democrazia del Medio Oriente? 


Ed ha ancora ragione Netanyahu: il regime retrogrado israeliano «ha ben noto ambizioni sull’uso della forza», come ha ampiamente dimostrato nelle devastazioni che ha portato in Libano e nel genocidio che attua a Gaza, per non parlare dello sterminio di prigionieri di guerra egiziani (alla fine della guerra dei Sei Giorni), degli assassini compiuti in Paesi esteri, e della costante violazione delle convenzioni del diritto internazionale. Persino i governi goym più servili ne sono coscienti: Londra ha appena espulso il capostazione del Mossad all’ambasciata israeliana, per la faccenda dei passaporti inglesi con cui gli assassini ebrei sono andati in Dubai per trucidare un capo di Hamas.


Nascono domande sulla psiche di Netanyahu. Chiaramente applica quel fenomeno, che Freud notò nei suoi pazienti (al’inizio esclusivamente ebrei) e che chiamò «proiezione»: l’attribuire (proiettare) ad altri le proprie intenzioni inconfessabili. Ma la domanda è: Netanyahu lo fa in modo consapevole, o è del tutto inconscio?


Propenderei per la risposta: Netanyahu descrive Israele fingendo di descrivere l’Iran, in modo semi-cosciente. Metà per calcolo, e metà per incapacità di dissimulare pulsioni profonde.


Già diversi osservatori hanno ipotizzato in Netanyahu uno squilibrio mentale. Pochi giorni fa, nel celebrare il centenario della nascita del proprio padre Benzion Netanyahu (nato Mileikowski in Polonia) Bibi ha rivelato che suo papà «aveva previsto l’attentato dell’11 settembre a New York fin dagli anni ‘90». Una proclamazione forse inopportuna, dato che papà Benzion non era un indovino paranormale, bensì il segretario di Vladimir Jabotinsy: il fondatore della più estremista e razzista componente del sionismo, fautrice dell’uso della violenza (espulsione e genocidio non escluso) contro i palestinesi  per «liberare» la Terra Santa. Contiguo al terrorismo anti-britannico, Benzion  era considerato eccessivamente estremista e di destra persino da Menachem Begin.


Sorge la domanda se quella di Benzion fosse una profezia o un progetto già in elaborazione negli anni ‘90. E’ una questione che, se fosse prudente, il figlio farebbe meglio a non sollevare: tanto più che proprio Bibi, quell’11 settembre del 2001 mentre morivano 3 mila americani, a botta calda si lasciò sfuggire pubblicamente che l’evento era «un bene», perchè avrebbe suscitato - come subito dopo spiegò per giustificare la sua uscita - «immediata simpatia per Israele»: un salto logico stupefacente, ma condiviso da quegli «israeliani danzanti» sul camion dei tralochi della Urban Moving System, visti mentre esultavano alla vista delle Towers in fiamme, arrestati e poi rilasciati (per visto scaduto).

(.....segue)

 

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