Per capire la crisi -Libia: Evviva i “buoni”! Prima parte

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

 

Alberto B. Mariantoni © 

 

Ci risiamo… Tuh, tuh, tuh tuuuh… Qui Londra, vi parla Ruggero Orlando: I 

“buoni”, parlano ai “buoni”. Stiamo arrivando a “liberarvi”! 

 

Ed ancora una volta, come in uno scenario di film a moviola che si ripete 

instancabilmente all’infinito, i soliti “buoni” dell’Occidente (Francia, Gran 

Bretagna e Stati Uniti)1 – con addirittura, questa volta, il supporto politico2, 

militare3 e logistico4 degli abituali “struzzi-meharisti”, sempre ben colonizzati 

ed obbedienti, dell’Italia del 150° Anniversario… – sono volati in “soccorso” 

delle “povere”, angariate e tormentate “popolazioni” libiche in rivolta, per 

salvarle, in extremis, dalle ire furenti e vendicative del Colonnello di Tripoli ed 

offrire loro una sicura chance, di “libertà” e di “democrazia” (sic!)! 

 

A partire, dunque, dalle 17:45 di Sabato 19 Marzo 2011, i “buoni di cui sopra, 

in questa occasione con il nome d’arte di “Coalizione dei volenterosi” – 

nascondendosi furbescamente dietro l’occasionale ed ipocrita “dito” delle 

Risoluzioni, “1970” (26 Febbraio 2011) e “1973”5, del 17 Marzo 2011 

(approvata, quest’ultima, con soli 10 voti favorevoli, su 15, e 5 astenuti) del 

Consiglio di Sicurezza dell’ONU – hanno incominciato a sferrare, con le loro 

rispettive forze aeree militari, i loro sanguinosi e sproporzionati attacchi, contro 

le installazioni militari (e civili…) del “cattivo” di turno: la Libia del Colonnello 

Gheddafi.  

 

Contro la Libia, naturalmente, e non contro lo Yemen o il Bahrein, dove – 

nonostante il triste computo dei morti civili sia abbastanza comparabile e la 

repressione dei contestatori altrettanto violenta e brutale – esistono regimi 

arabi (“moderati”…) che sono strettamente infeudati ai “buoni” di cui sopra. 

Meno ancora contro Israele, dove – da almeno 63 anni – avvengono più gravi 

e sistematiche stragi di civili, senza contare le abominevoli e reiterate 

violazioni dei Diritti dell’Uomo, a danno dell’annosamente martirizzata ed 

indifesa popolazione palestinese. Ancora meno, contro uno qualsiasi della 

 decina di Paesi nell’Africa nera, dove da all’incirca 30 anni, continuano

regolarmente a svolgersi sanguinosissime e poco mediatizzate guerre civili,

sistematicamente alimentate (sottobanco…) – in armi, munizioni e tecnici – dal

discreto, affaristico e solerte impegno “democratico” degli apparati militaro- 

industriali dei succitati Paesi “buoni.


Questo, nel momento in cui, le forze militari e paramilitari del Colonnello

Gheddafi erano riuscite, abbastanza rapidamente e con molti sacrifici, a

riconquistare un certo numero di località del Centro-Nord, del Centro-Nord-Est

e del Nord-Ovest del Paese, fino ad allora, in mano ai “ribelli”.

In particolare: all’Est di Tripoli – sul litorale mediterraneo o adiacenti a

quest’ultimo – i gheddafiani avevano rioccupato: Ras Lanouf, Al Uqalia, Al

Bicher, Brega, Misratah/Misurata, Syrte/Sirte, Ajdabiya/Agedabia, fino alle

porte di Benghazi; all’Ovest di Tripoli, invece, sempre sulla costa, avevano

facilmente ripreso il controllo delle città di As Zawiyyah (nell’omonimo distretto)

e di Zuwara/Zuara (distretto di An Niqat Al Khams), nonché del territorio della

località di Mellitah (dove esistono importanti impianti ed installazioni che – oltre

a far convergere e recepire gas, petrolio e condensati, sia dai pozzi di Bahr

Es-Salam, nel Mediterraneo, che da quelli di Wafa, nel deserto, ai confini con

la Tunisia – congiungono direttamente, in uscita, il Nord-Ovest della Libia con

Capo Passero/Gela, in Sicilia, attraversogli all’incica 520 km. del gasodotto

Greenstream).


Allora, per tentare di accertare il “chi”, “dove”, “come”, ”quando” e “perché” di

quella che i Media mainstream dell’Occidente continuano a chiamare l’intera 

popolazione libica in rivolta6, prendiamoci pazientemente il tempo di

andarci a farci un “giretto” da quelle parti.

Intendiamoci: non per fare il “distinguo”, come i “liberatori” di cui sopra, tra chi

sono i buoni e chi sono i cattivi dell’attuale guerra, ma semplicemente, per 

cercare di non morire ignoranti!

Ecco, allora, senza nessun commento, l’effettivo quadro della situazione, nel

campo dei cosiddetti “ribelli”:

a.Cirenaica:  


- un buon 30% della grande Tribù (in arabo: qabila) arabizzata7 degli Az- 

Zuwayya o Zuwayya o Zawiya che è situata all’Est di Benghazi ed 

all’interno della porzione di territorio che è formata dalle città di Ajdabia o 

Agedabia, Jalu e Marsa al Burayqa, con alcune propagini (per ora, rimaste 

neutrali nell’attuale conflitto) che sono dislocate: da un lato, attorno alla 

città di Tazirbu o Tazerbu ed all’Oasi di Kufra; dall’altro, nelle vicinanze 

della città di Sehba, nel Fezzan, essendo legate con una parte della 

grande Tribù berbera degli Al Asauna8;  

 

- alcuni Clan della Tribû arabizzata degli Al Abaydat o Abdiyat o Beidat – 

all’interno della quale confluiscono all’incirca 15 Clan distinti – che è, in 

maggioranza, posizionata sulla regione costiera mediterranea, tra la città 

di Darnah o Darneh e quella di Bardiya o Bardia, con forti presenze 

individuali, sia a Tobruk che a Benghazi;  

 

- all’incirca il 30% degli effettivi della grande Tribù arabizzata degli Al 

Barasa (a cui, tra l’altro, appartiene la seconda moglie del Colonnello, 

Safia, figlia di un alto dignitario dei Firkeche9, un Clan molto influente 

all’interno di questa tribù) che, in parte, è situata a Benghazi e dintorni e, 

l’altra parte, all’interno del Sud delle regioni di Al Fatih, Al Bayda e Darnah;  

 

- alcuni elementi della modesta Tribù arabizzata dei Drasa che è insediata 

nella regione che è compresa tra le città costiere di Tûkrah, Al Bayda e 

Susah, oltre che a Benghazi;  

 

- alcuni gruppi della modesta Tribù arabizzata degli Arafah che è situata tra 

i territori della Tribù dei Darsa e quella degli Al Barasa;  

 

- alcuni membri della Tribù arabizzata degli Al Awaqir o Awagir 

(storicamente conosciuta per la sua accanita resistenza contro la 

colonizzazione italiana) che è insediata nella regione di Barqa o Barkah;  

 

- diversi membri della Tribù arabizzata dei Mesratha (da non confondersi 

con gli abitanti della città di Misratah o Misurata, in Tripolitania) che è 

impiantata, oltre che a Benghazi ed a Darnah o Darneh, parimenti nei loro 

circondari limitrofi;  

 

- un buon 20% dei componenti della Tribù arabizzata degli Al Fawakhir che 

è insediata nella regione cirenaica di Murzuq (all’Est della regione di 

Ajdabiya o Agedabia), come pure sulle colline di Qārat al Fawākhir e le 

zone di Qalb Thamad `Ulaywah, Bayādat ash Shajarah, Qarārat Umm 

Uthaylah, `Unqūd al Yāsirāt, Thamad `Ulaywah, etc.;  

 

- alcuni membri della Tribù arabizzata dei Tawajeer o Tawaglir che è 

impiantata, tra Bardiyah o Bardia e l’Oasi di Al Jaghbub o Giarabub; 

 

- qualche gruppo delle Tribù arabizzate dei Kawar (regione di Kawar o 

Kauar) e dei Kargala che è insediata, tra il Gebel Akhdar (o Jebell-el- Akhdarr o al-jabal al-ʾaḫḍar o ‘Montagna verde’), l’Oasi di Yégabibs o 

Yegabob ed il deserto cirenaico; 

 

- diversi componenti delle Tribù arabizzare dei Ramla, dei Masamir

Masameer e degli Awajilah (tribù, queste ultime, tradizionalmente ubicate 

a ridosso del confine cirenaico-egiziano);  

 

- qualche Clan del ramo cirenaico della Tribù araba ed arabizzata degli Al 

Majabrah10 o Magiabra (che è insediata nella regione di Jalo o Gialo, a 

Sud-Est della città di Ajdabia o Agedabia; mentre, la maggioranza – 

rimasta neutrale o fedele al regime di Gheddafi – è stanziata 

tradizionalmente al Sud-Ovest di Tripoli e sulle montagne dell’Ovest della 

Tripolitania);  

 

b.  Syrte o Sirte e Golfo di Sidra (Khalij Syrt):  

 

- alcuni Clan della Tribù arabizzata degli Al Farjan che è fissata nella città di 

Sirte, con una sua forte presenza nella regione di Zliten o Zlitan (all’Ovest 

del Paese, in Tripolitania): un’area costiera, quest’ultima, che è 

praticamente a sandwich, tra la città di Al Kums o Al Khoms (distretto di Al 

Murgub) e quella di Misratah o Misurata, del distretto omonimo; 

 

- un’esigua minoranza della Tribù arabizzata degli Al Magharba che è 

impiantata al Nord-Est di questa regione, tra le località di As Sidrah e 

quella di Marsa al Burayqah;  

 

c.  Tripolitania: 

 

- all’incirca il 3-4% della Tribù araba11 degli Orfella o Warfalla o Werfella (la 

più numerosa della Libia, con i suoi 52 Clan ed all’incirca 1 milione di 

effettivi): quella frazione della medesima tricù, cioè, che, nel caso 

particolare, è insediata all’interno del distretto montagnoso di Bani Walid 

(125 km. al Sud di Tripoli)12; mentre la quasi totalità degli Orfella

Warfalla o Werfella (che, fino ad ora, sembra, siano rimasti neutrali o 

fedeli al regime di Gheddafi) è insediata nel distretto di Misratah o Misurata 

ed, in parte, in quello di Sawfajjn; 

 

- una parte della Tribù arabizzata degli Az Zintan o Zentan che è allogata a 

circa 150 km. al Sud-Ovest di Tripoli, a mezza costa, sui rilievi montagnosi 

occidentali, in un territorio idealmente delimitato dalle città berbere di 

Kabaw, Jado, Yefren e Nalut;  

 

- alcuni Clan della Tribù berbera (leggermente arabizzata) degli Awlad 

Busayf che è stabilita sulla regione costiera di Az Zawiyah; - alcuni gruppi dissidenti della Tribù berbera degli Ait Willul che sono 

impiantati, sempre sul litorale, tra le città di Zuwarah o Zuara, di Al Mangub 

e la località di Ras Jedir o Gedir, sul confine libico-tunisino. 

 

Insomma, come abbiamo potuto constatare, quella che, fino ad oggi – con la 

flagrante ed inaccettabile complicità dei Media embedded dell’Occidente – ci 

è stata definita e “venduta” come la rivolta generalizzata dell’intera 

popolazione libica, contro il regime del Colonnello Gheddafi”, ha piuttosto 

l’aria di essere un’ordinaria o straordinaria insurrezione di alcune frazioni 

di Tribù del Paese, contro quelle – senz’altro molto più numerose (almeno il 

60%, su all’incirca 140 tribù che conta la Libia) – che continuano ad 

appoggiare e sostenere il medesimo regime. 

 

Ecco, ora, dunque, per cercare di capire meglio la situazione, il “filo 

conduttore” ideologico (democratico?) della rivolta in questione… 

 

La Senussiya 

 

Chi ha un minimo di dimestichezza con la Libia, sa perfettamente13 che il 

principale ed indissolubile “legame” (generalmente invisibile o inavvertibile, ai 

non “addetti ai lavori”…) che, da almeno due secoli, tende a mettere in 

relazione ed a tenere unite – e molto di più, nell’attuale situazione di Guerra 

civile, collettivamente solidali e cobelligeranti – le suddette, diverse, variegate 

e parziali realtà geo-etnico-politico-tribali (attualmente in aperta ribellione 

armata contro il regime di Mu’ammar Gheddafi), non può essere nient’altro 

che il loro specifico, caratteristico e comune credo religioso. Nel caso 

particolare, una fede – non soltanto nei principi e nei valori, nei dogmi e nella 

tradizione, dell’Islam sunnita14 di “scuola” malikita15 (confessione e rito, nei 

quali la maggioranza dei maghrebini musulmani – ed a maggior ragione libici – 

ha solitamente tendenza a riconoscersi), ma addirittura – in una specifica ed 

esclusiva “lettura” ed interpretazione del sunnismo-malikita: quella, per 

l’appunto, che è ordinariamente rivendicata, espressa, professata, 

propagandata e diffusa dai membri di una singolare e poco nota (in Occidente) Setta (in arabo: firqa) o Confraternita (tariqa) mistico-missionaria-militante 

dell’Islam sunnita che esiste ed opera in Libia ed in alcuni Paesi dell’Africa 

sahariana e centrale, e che risponde all’appellativo o alla denominazione di 

Senussiya.  

Questa Confraternita, infatti, a differenza di molte altre dello stesso genere o 

filone, non preconizza solamente – come, ad esempio, i Wahhâbiti16 o (forse) 

gli Zaiditi

17 – il ritorno dei fedeli, al Corano (al-Qur’ân)18 ed alla Sunna (la

tradizione che si riferisce alla vita ed all'insegnamento del Profeta

Muhammad). Essa annuncia, proclama e pretende altresì – aggiuntivamente –

il rifiuto della sempliceimitazione” (taqlid)19 delle vie tracciate dai principali

e tradizionali Saggi dell’Islam, e la sistematica e puntuale riapertura della

porta dell’ijtihâd” (lo “sforzo di riflessione”)20 che, secondo la maggior parte

degli storici delle consuetudini e della prassi di questa religione, sarebbe stata

definitivamente chiusa nel IV secolo dell’Egira (il nostro X secolo).

Va da sé, dunque, che questo suo modo di concepire e vivere l’Islam – a

causa delle sue “innovazioni” (bid’a) dottrinali – ha generalmente tendenza ad

essere contestato e condannato (o quanto meno, biasimato, respinto o

censurato…), sia dalla maggioranza dei teologi delle “scuole” hanafita, 

shafita e hanabalita che da quelli della “scuola” malikita21. 

 

Altro, dunque, che “anelito di libertà” e di “democrazia” di “tutto un popolo

che ci viene enfaticamente sottolineato dalla maggior parte dei “nostri” politici

e ripappagallato, parola per parola, fino alla noia, dall’insieme dei Media

meanstream dell’Occidente!

 

(continua....)

 

 

Note:

 

  Sul “diritto”, i “principi” e la “morale” invocati dai suddetti “buoni”, vedere: 

http://www.abmariantoni.altervista.org/internazionale/Crisi_libica_o_attacco_a_Italia_1.pdf - per le 

aggressioni militari dei soli Stati Uniti, vedere: 

http://www.youtube.com/watch?v=5aEOm1lRLD0&feature=related 

  Le stolte ed affrettate dichiarazioni di “circostanza” dell’insieme– salvo Bossi e la Lega – della 

classe politica italiana, tradizionalmente asservita ai voleri ed ai ricatti dei “Padroni del mondo”. 

  Alcuni Tornado che continuano incessantemente a decollare dall’aeroporto militare di Trapani- 

Birgi, in Sicilia. 

  Per potersene sincerarsene: http://www.youtube.com/watch?v=zta5359CHhA 

  Per il testo integrale di questa Risoluzione, vedere: http://www.ticinolive.ch/esteri/no-fly-zone- 

il-testo-della-risoluzione-del-consiglio-di-sicurezza-dellonu-13858.html 

6

 Un’ “intera popolazione” che – secondo le immagini che ci sono state fino ad ora trasmesse –

si riduce, in realtà, a qualche centinaio di manifestanti nelle strade di Benghazi e di Misurata, e

qualche decina di insorti in armi che in posa, davanti alle telecamere, mentre agitano i loro mitra o

manovrano due o tre gipponi Mazda o uno o due vecchi carri armati ex-sovietici, illegalmente sottratti

alla Forze armate del Paese.  

7

  Le uniche tribù arabe della Libia, infatti, sono esclusivamente i discendenti dei Bani Salim o

Salem che – insieme ai Bani Hilal (i cui discendenti, in maggioranza, secondo la tradizione, sarebbero,

oggi, i membri della Tribù degli Orfella o Warfalla o Werfella, in Tripolitania) – penetrarono in questo Paese e vi si stanziarono (i primi, in Cirenaica; i secondi, in Tripolitania), in provenienza dalla Penisola arabica, al seguito dell’espansione militare verso il Maghreb e la Spagna (El-Andalus), dei regni Fatimidi d’Egitto, nell’XI secolo.  

  Tribù, in maggioranza, rimasta fedele, per ora, alla Jamahiriya libica, essendo legata, sia alla 

maggioranza della Tribù degli Orfella o Werfella o Werfalla della Tripolitania che alla Tribù degli Awlah Soleiman o Soluiman (per il momento, rimasta neutrale) del Fezzan.   

  Clan rimasto fedele al Colonnello di Tripoli. 

10

 A cui appartiene il Comandante in capo delle Forze Armate libiche (chiamate: Es.Shaâb El

Mussalah o “popolo armato”), il Generale Abu-Baker Yunis Jaber o Giaber (uno dei 12 Ufficiali che,

con Gheddafi, realizzarono il Colpo di Stato nasseriano del 1 Settembre 1969).

11 

  Come ho già precisato, la tradizione li considera discendenti diretti dell’antica Tribù Araba, di

confessione Musulmana-Fatimida, dei Bani Hilal, giunti in Libia, nell’XI secolo, assieme ai Bani Salim

o Banu Salem (in tutto, all’epoca, qualche migliaio).

12 

  Località che ospita ugualmente i membri della Tribù arabizzata degli Al Riaina o Rayaina che,

per ragioni di rivalità clanistica, si è invece completamente schierata con il Colonnello Gheddafi.

13 

  Strano, insomma, che lo sappia io, e non i più alti responsabili del Ministero degli Esteri e del 

Governo italiano! 

14 

  Designati variabilmente ed indistintamente con il nome arabo diahl al-sunna wa 'l-giama'a 

(letteralmente, le ‘genti della tradizione e dell'assemblea’), di ahl al-Kitab wa 'l-sunna (le ‘genti del 

Libro e della tradizione’), di ahl al-giama'a (le ‘genti dell'assemblea o della comunità’), di ahl al-hadith 

(les ‘genti delle fonti imitative’) o di ahl al-igtima (le ‘genti del consenso’), i Sunniti corrispondono 

generalmente ad una visione particolare dell'Islam. Quella per l'appunto, che scaturisce da una 

concezione generalmente maggioritaria e conformista di questa religione, ed allo stesso tempo 

moderata e realista. Senza essere ‘ortodossi’ – poiché l'Islam non conosce nessun magistero capace 

di definire una tale norma – i rappresentanti di questa dottrina si presentano come i ‘portavoce 

qualificati del pensiero di Muhammad (come d'altronde lo farebbe qualunque Setta o Fazione di 

questa religione) e tendono ad esplicitare il loro pensiero attraverso una catena ininterrotta di garanti, 

depositari ed interpreti fedeli dell'insegnamento del Profeta. 

15 

  Vale a dire, quella “scuola” che tende a riconoscersi negli insegnamenti religiosi del teologo 

Malik inb Anas (m. 795). Le altre “scuole” di rito sunnita, essendo: quella hanafita, del teologo arabo- 

persiano Abu Hanifa (m. 767); quella shafita, del teologo ash-Shafii (m. 820); quella hanabalita, del 

teologo Ibn Hanbal (m. 855). 

16

   Il Wahhâbismo è una dottrina che è nata in seno alla “scuola” hanabalita. E’ stato fondato

(1745) e guidato inizialmente da Mohammed ibn Abd el-Wahhâb (1703 -1792), uno sceicco arabo

della tribù dei Banû Tamim, e futuro alleato del principe Mohammed ben Saoud ben Mohammed,

detto ibn Saoud (1710 -1765), il capostipite dell’attuale monarchia saudita. Da cui, il fatto che il

Wahhâbismo è stato, e continua ad essere, la tendenza religiosa ufficiale dell’attuale Arabia Saudita.

17 

  “Seguaci di Zaid ibn ‘Ali (riformatore religioso musulmano dell’VIII secolo, nipote di Husayn –

uno dei figli del quarto Califfo ‘Ali e, dunque, parente del Profeta Muhammad) e costituenti una delle

più importanti correnti Shi’ite” (http://www.sapere.it/enciclopedia/Zaiditi.html). Gli affiliati a questa

Confraternita continuano a possedere alcuni centri di influenza politico-religiosa sulle montagne a Sud

del Caspio e nello Yemen, con qualche propaggine in Africa.

18 

  Dalla radice QaRa’A che significa recitare, recitare salmodiando, declamare, leggere, leggere 

attentamente, studiare. Chiamato ugualmente El--tenzît ("la Rivelazione") o Kitâb-Allah ("il Libro di

Dio") o El-Kitâb ("il Libro"), l’intero Corano comprende 114 Sure (o Capitoli); ogni Sura è composta da

un numero variabile di Ayat o ayyat (versetti), per un totale di all’incirca 6.236 versetti e 77.250 parole.

19 

  Seguire, cioè, senza discuterle, le decisioni dell’Autorità religiosa, nei vari campi abbordati,

senza dovere necessariamente esaminare, criticare o rimettere in discussione le interpretazioni

verbali o scritte che hanno inizialmente giustificato quella decisione.

20 

  Lo sforzo, cioè, che originariamente fu compiuto dai primi ‘Ulemā (Teologi), dai primi Mufti

(Responsabili che sono in grado dare delle risposte decisive su delle controversie o di fare conoscere

la verità attraverso una risposta giuridica) e dai primi Fuqahā (Giuristi) musulmani, per cercare di

interpretare il più oggettivamente possibile i testi fondatori dell’Islam e poterne dedurre la Sha’ria (il

“Diritto musulmano”). Questo, al solo fine di potere correttamente informare i fedeli di questa religione,

a proposito di ciò che, per loro, è lecito, illecito o disapprovato/vietato.

21 

 “Pretesa che fu condannata a Cairo, già nel 1843, da un malikita, le Sheik ‘Alaish, l’avversario 

di Jamâl al-Din al-Afghani” (Henri Laoust, Les schismes de l’Islam, Payot, Paris, 1983, pag. 355).

 

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