PRONTI, VIA......AL SACCHEGGIO DELLA LIBIA

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

di Claudio Marconi

La guerra di Libia è ai suoi epigoni, il regime di Gheddafi è al suo ultimo atto ed il popolo libico si è finalmente "liberato" del tiranno.

Il primo pensiero che ci viene in mente è che finalmente, secondo i vincitori, in Libia ci saranno libere e democratiche elezioni, e che, se è vero, il popolo libico non vuole più Gheddafi,perché non farlo partecipare alle elezioni ?

Quale maggiore prova che sia veramente un dittatore odiato dal popolo se perdesse clamorosamente le elezioni ? Quale migliore prova che si sia arbitrariamente insediato al potere da 42 anni a questa parte? Ma se le vincesse.............rischio troppo alto,la democrazia funziona quando il popolo vota come i democratici vogliono altrimenti è tirannia ( vedi Iran ).

Ma voi credte seriamente che questi " democratici export" permettano una cosa del genere ? Ne dubitiamo fortemente, ma questa è la democrazia e, come diceva Gaber, tutti suonano la chitarra ma con la musica che la democrazia vuole.

Un altro aspetto interessante è quello che la Nato – questa specie di riunione condominiale in cui il condominio è il mondo,e dove ognuno è molto ben preparato a far valere i suoi millemisimi condominiali – dopo aver vinto la guerra si prepara alla ricostruzione, che per noi è un saccheggio vero e proprio.

La ricostruzione non viene affidata al popolo libico, ma viene gestita dai Paesi della Nato, ed a questo proposito Sarkozy ha già convocato una riunione per il 1° settembre dove, oltre agli aspetti della ricostruzione, dovrebbe essere definito anche il nuovo equilibrio del Mediterraneo – se fossi nell’Algeria sarei seriamente preoccupato.

Ma qui inizia il bello perché alla Libia i fondi non mancano, ed in questo periodo di vacche magre è sicuramente manna piovuta dal cielo.

La battaglia " umanitaria" è iniziata: da una parte la Cina appoggiata da Russia e Sud Africa rivendica che la ricostruzione sia affidata a Nazioni Unite, Lega Araba e Unione Africana, forte del fatto che ha ottimi rapporti con molte nazioni africane e, sopratutto, del suo diritto di veto al Consiglio di sicurezza ( millemisimi condominiali molto forti). Non è un caso che questi Paesi spingano affinchè non siano sbloccati i denari libici all'estero fino a che la situazione non si sia normalizzata. Nel frattempo stanno sparendo le ingenti quantità di oro che la Libia deteneva nella sua banca nazionale.

Dall'altro lato Londra, Parigi e Roma che vogliono sbloccare subito i fondi libici: circa 20 miliardi nelle banche britanniche, 37 miliardi nelle banche americane, 2,5 miliardi nelle banche della Lega Araba e chissà quanti altri nelle varie parti del mondo.

Anche la Germania si sta facendo sotto per partecipare alla ben remunerata ricostruzione.

Non è un caso che anche questo " Stato canaglia" non sia indebitato con il FMI, che abbia una banca pubblica e che si apprestava a coniare il dinaro d'oro ed avrebbe richiesto il pagamento delle forniture di petrolio in questa moneta.

Intanto il gasdotto " Greenstream" non sta funzionando, ed è bene ricordalo, che incide per circa il 12% del fabbisogno di gas italiano pari a 9 miliardi di metri cubi di metano: vuoi vedere che a forza di " aiutare" gli altri questo inverno rimaniamo al freddo.

La corsa ad accaparrarsi la gestione del petrolio è iniziata con l'Iraq,sta continuando con la Libia e, poi, con chissà chi. I petrolieri texani stanno mal sopportando che questa fondamentale fonte energetica non sia sotto il loro controllo. Pagheranno alla Libia il 10% di royalties ( se gli va bene ), come fanno con l'Italia, ed il resto lo incasseranno loro.

Il futuro politico libico è tutt'altro che certo: la Libia è divisa in tribù, ognuna delle quali farà di tutto per avere il sopravvento sulle altre,e finirà come in Iraq: una guerra civile perpetua, altro che " democrazia export".

Le aziende dei vari Paesi stanno facendo pressioni enormi sui loro governi per richiedere il rispetto dei contratti già firmati o la stesura di nuovi: business is business.

La guerra è " finita", il saccheggio,si sa, è permesso.

 

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