PROMEMORIA PER GLI USACENTRICI: 
IL PROFICUO BUSINESS DEL POLICALLY CORRECT DELL'IMPERIALISMO


Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

di Claudio Moffa

 

Dunque ci risiamo: arriva a Tel Aviv Joe Biden, vicepresidente USA, di origine ebraica, e Israele risponde picche alla richiesta ufficiale della massima potenza mondiale di bloccare le colonie selvagge in terra palestinese già annunciate nei giorni precedenti, alcuni giorni dopo la visita di Berlusconi. Le annotazioni possono essere tante – la violazione sistematica del diritto internazionale da parte israeliana, le nuove sofferenze dei palestinesi di fronte a questo ennesimo furto di terra e di acqua, il “diritto biblico” come base dell'ideologia espansionistica del sionismo – ma una riguarda noi, gli osservatori esterni in Occidente. E dunque la domanda, a ridosso di alcune prese di posizioni recenti, discussioni sia pure non approfondite, appelli circolanti in difesa dell'Iran, e con alle spalle soprattutto certi comportamenti omissivi almeno ventennali, è questa: come si fa ancora a credere alla favola di un Israele “pedina” degli Stati Uniti in Medio Oriente, in nome – ovviamente - dei soli interessi petroliferi? Come si fa a non capire che Israele è un tuttuno col sionismo internazionale, il quale non può ridursi soltanto all'occupazione della Palestina, come pretendono i furbetti di Radio Citta' aperta e Forum Palestina, ma è fenomeno e processo “totale” che coinvolge in Occidente soprattutto ma non solo, reti massmediatiche, ceti politici trasversali, istituzioni culturali e case editrici, presenze nei servizi segreti, nel Pentagono, nei governi e nelle magistrature (vedi quel voto della Corte Suprema pro elezioni di Bush jr a capo della Casa Bianca, emesso solo dopo che il futuro presidente USA aveva già inserito nella sua equipe i Cheney, Rumsfeld, il think thank bellicista dei neocons a pendant di Colin Powell)? 

Sottolineo questo perché di volta in volta il politically correct del complottismo e dell'imperialismo, sorvola su fatti quali lo schiaffo di Nethanyau a Biden, e poi – passata e rimossa l'unità di notizia che mette in crisi la iperideologica visione usacentrica delle relazioni internazionali – ricomincia col ritornello della pedina, della coda del cane e così via. Alcuni in buona fede, altri no ….   


18 marzo 2010

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