Prigioni segrete Cia: l’inchiesta coinvolge gli alti livelli

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Da: Rinascita

di: Andrea Perrone

I pubblici ministeri polacchi stanno valutando l’ipotesi di incriminare due alti funzionari per il coinvolgimento nella vicenda delle prigioni segrete Cia.


L’ex presidente polacco Aleksander Kwasniewski (nella foto) e l’ex primo ministro Leszek Miller, che hanno ricoperto queste cariche tra il 2001 e il 2004, potrebbero affrontare un processo per crimini di guerra davanti al tribunale di Stato, creato appositamente per valutare il coinvolgimento dei due alti funzionari del Paese. Insieme a loro potrebbe essere incriminato anche l’ex capo dell’intelligence Zbigniew Siemiątkowski. La notizia è stata riferita dai quotidiano polacchi Gazeta Wyborcza e Rzeczopospolita.


Il procuratore sarebbe pronto a chiedere al portavoce del parlamento di avviare un procedimento penale contro i tre rappresentanti delle istituzioni. Il caso dovrebbe essere valutato da una commissione parlamentare e poi dalla Camera bassa del parlamento, che dovranno valutare se far partire o meno la denuncia.


Dal canto suo Kwasniewski ha precisato al quotidiano che la Polonia avrebbe collaborato con la Central Intelligence Agency (Cia) quando era in carica, garantendo l’utilizzo dell’aeroporto di Szymany per i voli regionali, ma ha negato l’esistenza di un centro di detenzione segreto in quella zona. “Non c’erano prigioni”, ha precisato. “Non ho informazioni - ha proseguito - sulle torture americane di prigionieri in Polonia”.


Diverso il discorso dell’ex ministro degli Affari internazionali nel governo Miller, Tadeusz Iwiński, ora membro del parlamento per il centro-sinistra, il quale in una conferenza stampa ha confermato che l’intelligence Usa gestiva un centro di detenzione nel nord della Polonia. “È ben nota”, ha osservato il parlamentare, l’esistenza di un centro di detenzione per sospetti terroristi a Kiejkuty, nei pressi del campo di aviazione di Szymany. Non mancando di precisare che alcune persone provenienti da Marocco o Afghanistan sono state portate in Polonia “e trattenute in un luogo simile a prigioni”, e osservando che i responsabili dei servizi segreti polacchi, “non hanno mai rivelato che la Cia ha violato i diritti umani nel Paese”.

Poco dopo, nella stessa giornata, Iwiński ha negato l’esistenza di una prigione, affermando - in un’altra intervista - che la Cia ha semplicemente collaborato con un centro dei servizi segreti polacchi. Ma i pubblici ministeri sono sicuri che non si sia trattato soltanto di una base militare, sottolineando che “nella struttura i presunti terroristi venivano trattenuti e forse torturati”, in violazione dell'articolo 123 paragrafo 2 del codice penale, che condanna “la tortura, il trattamento inumano e la sperimentazione sui prigionieri di guerra”.

È dal 2008, infatti, che nel Paese dell’Europa centro-orientale si parla dell’esistenza di carceri segrete della Cia, dopo la denuncia apparsa nel 2005 sul quotidiano The Washington Post. Nel 2007, poi, un’indagine del Consiglio d’Europa ne ha confermato l’esistenza, stabilendo “che i centri di detenzione segreti gestiti dalla Cia sono esistiti per alcuni anni in Polonia e in Romania”.

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