Paolo Borsellino: Un esempio da seguire in uno Stato da rifondare

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

(La Quinta Stagione si unisce allo sdegno degli italiani onesti, per l’ atto di vandalismo contro le statue di Falcone e Borsellino, perpetrato a Palermo da “noti” vigliacchi)

E ovviamente anche il Fronte di Liberazione Nazionale

 

di Ezra, La Quinta Stagione


L’anniversario della strage di Via D’Amelio a Palermo, nella quale morirono Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina ed Agostino Catalano, cade in un periodo e in un contesto storico davvero particolare, intriso di scandali, corruzioni, nuove logge deviate (su l’abuso e l’erroneo uso del termine “deviate” e “deviati”, riferito ai nostri servizi, ci vorrebbe un intero anno di discussioni, dibattiti ed approfondimenti) e sciacallaggini  varie.

 

Il ricordo di uomo che ha sacrificato la sua vita per debellare la mafia e, soprattutto, i sistemi massonici ad essa correlati, oggi è più che mai sentito e, per noi, la voglia di ricordarlo, insieme agli angeli che lo proteggevano in quel tragico pomeriggio del 19 luglio 1992, è altissima. Siamo sinceramente schifati dall’attuale situazione politica italiana che, come non mai, trasuda indecenza. Siamo schifati da chi, giornalmente, prende in giro i cittadini infangando la memoria di Paolo Borsellino e di tutti coloro che, in nome e per lo Stato, hanno dato la vita per migliorare un paese dalla sovranità taroccata e dalla scarsa coscienza civile che, come sempre, è lasciata al libero esercizio di pochi, valorosi cittadini, dentro e fuori lo Stato, che con iniziative spesso non supportate a dovere dagli organi competenti, perseguono la verità senza sosta ancora convinti di antichi e sani valori democratici.

 

Paolo Borsellino, un giorno, disse “Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare”. Bene, in queste sue parole, c’è molto dell’uomo e del magistrato che, come Falcone, Chinnici, Basile, Impastato e tanti altri uomini coraggiosi, non ha chinato la testa, non ha fatto, come tanti italiani oggi, finta di non vedere. Sentiva il puzzo terribile che attanagliava l’Italia e che tuttora preme sulle nostre esistenze come un cappio doloroso e quasi indistruttibile.

 

Oggi, con tutti gli scandali che continuano ad emergere prepotentemente, come se la forza della verità potesse essere sì compressa ma non per l’eternità, e che, malgrado tutto e tutti, emerga dalla sabbia e strilli all’umanità quanto senso di giustizia e di verità c’era in Paolo Borsellino e in tutti quei ragazzi che in via D’Amelio hanno lasciato le loro vite.

 

Chissà cosa direbbe Borsellino di questa Italietta e, soprattutto, di certi burattini dall’inesistente valore morale?Purtroppo lui non c’è più ma, certamente, continuerebbe a lottare per migliorare la situazione e, come spesso ha fatto nel corso della sua esistenza umana e professionale, parlerebbe con i giovani, perché, come Borsellino comprese appieno, sono loro l’autentica forza civile capace di poter spezzare le secolari catene che imprigionano il nostro Paese

 

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