Omicidio Borsellino, il Palazzo a rischio scossoni?

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Da: RINASCITA

Di: Michele Mendolicchio

Da giorni non si fa altro che parlare di muro  sulle stragi mafiose del ’92-93 prossimo ad essere abbattuto. Addirittura i due pm di Caltanisetta che hanno in mano l’inchiesta sull’omicidio del giudice Borsellino parlano di verità sconvolgenti che la politica potrebbe anche non reggere. Di che si tratta? Si conoscono i mandanti di quella stagione stragista?

Indubbiamente sono pesanti le frasi, se confermate, dei pm Gozzo e Lari perché lasciano presagire un piano ordito da alcuni settori della politica e del mondo degli affari per condizionare e orientare in un certo modo il percorso elettorale. Dove si vuole arrivare? A Berlusconi come utilizzatore finale delle stragi? Sembra di nuovo preponderante il ruolo delle procure sulla politica, tali da poter cambiare addirittura il quadro politico come già successo attraverso Mani pulite.   


Si pensa che dietro le stragi ci sia stato un disegno per portare Berlusconi a Palazzo Chigi? Bene se ci sono le prove le forniscano altrimenti diventa un esercizio controproducente per la stessa magistratura. Borsellino è stato eliminato perché si opponeva alla trattativa tra Stato e cosche? Eppure i grandi capi sono quasi tutti sottoposti al carcere duro ovvero con l’articolo 41 che secondo la trattativa andava abolito. Il giudice eroe Borsellino come lo stesso Falcone e tanti altri giudici e uomini delle forze dell’ordine trucidati nel corso di questa lotta secolare alle mafie meritano la stima e la gratitudine di tutti gli italiani che credono in uno Stato nazionale e unitario al servizio dei cittadini e non in uno stato parallelo al servizio della criminalità.   


Si parla da anni e anni di servizi deviati in combutta con le cosche per favorire Tizio o Caio ma poi tutto resta nel mistero o nei meandri dei si dice. Ci auguriamo che in questo caso cada finalmente il muro dell’omertà e vengano a galla le responsabilità clamorose di intrecci tra settori deviati, ambienti politici, gruppi imprenditoriali ed economici e le bocche di fuoco mafiose pronte a sparigliare il campo.

 

Però non bisogna dimenticare che quasi contemporaneamente alle stragi di Capaci e di via D’Amelio, con l’appendice delle bombe di Roma, di Firenze e di Milano partì la stagione di moralizzazione della politica attraverso Mani pulite. Cosa produsse? La fine di una classe politica che fino ad allora aveva governato il Paese. E perché fu lasciato in piedi il solo ex Pci-Pds-Ds-Pd?

 

La sua partecipazione alla torta dei finanziamenti illeciti ai partiti anche attraverso le tangenti è stata accertata eppure non sono stati scalfiti dalle inchieste. Gli altri demoliti e messi alla gogna meno l’ex Pci. Perché? Quale giovamento al Paese ha prodotto Mani pulite? Siamo immersi nel malaffare, in un sistema di corruttele che non conosce limiti e sfrontatezza,e gran parte delle regioni sono controllate, oppresse e soffocate da gruppi criminali che fanno affari a 360°.

 

Le regioni del sud debbono tornare a respirare aria di Stato nazionale e non di stato parallelo delegato alle mafie. Non si può più servirsi del sud come bacino di voti per poi lasciarli  alla mercé delle famiglie mafiose, al pizzo, all’usura o costringerli ad entrare in quel circuito clientelare, senza il quale è quasi impossibile lavorare. E’ chiaro che se non si elimina questa cappa che controlla il polso dei liberi cittadini sarà impossibile dare sviluppo e consentire ai tanti giovani in gamba di trovare lavoro, se non attraverso le maglie mafiose e clientelari.

 

Facciamo nostro il motto di Putin sui ceceni: questi criminali bisogna inseguirli fino al cesso. Solo così tornerà la fiducia nella giustizia e nella politica. E il Paese potrà tornare a respirare aria pulita. Consideriamo eroi Borsellino, Falcone e altri giudici perché si sono sacrificati nel nome dello Stato unitario al servizio dei cittadini e non nel nome di uno stato parallelo delle mafie. Intanto sulle parole dei due pm di Caltanisetta è polemica.

 

L’ex alleanzino e attuale membro laico del Csm Anedda si chiede perché mai queste cose escano proprio ora, in contemporanea con la ricorrenza del 18° anniversario dell’uccisione di Borsellino e con lo scontro politico in atto. E Pisanu, presidente dell’Antimafia, spiega che si stanno vagliando le posizioni dei servitori dello Stato che secondo l’accusa avrebbero fatto il doppio gioco. “Poi ognuno si farà un esame di coscienza e a questo punto potrà vergognarsi”, conclude l’ex diccì.

Beh un po’ poco a fronte delle stragi di quegli anni.

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