NOVITA’ A TORINO: IL DOCENTE PUO’ ESPRIMERSI CRITICAMENTE SU ISRAELE E OLOCAUSTO IN AULA

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

 

 Dalla sentenza: 

 

Il ricorrente ha riconosciuto al riguardo di aver avuto, nella classe I E il giorno 26 gennaio 2007, una discussione con alcuni studenti scaturita da una richiesta  di un‟alunna in ordine al motivo per cui egli non celebrasse il giorno della memoria: di aver detto che “a mio insindacabile giudizio, era celebrativa e strumentale: serviva ormai solo a creare nell’opinione pubblica un clima sempre più favorevole alla politica israeliana, aggressiva e militarista nei confronti del popolo palestinese e dei paesi arabi confinanti” (doc. 4 ricorrente); di aver quindi detto, a seguito dell‟affermazione di un altro studente secondo cui Hezbollah era un gruppo terroristico e che l‟Iran voleva la distruzione di Israele, che “Hezbollah era un esercito partigiano di popolo e che il presidente iraniano non vuole la distruzione di Israele e che questa è tutta propaganda occidentale, la sua analisi dei rischi di dissoluzione dello stato di Israele è tutta diversa da quanto propongono i media. Dissi che era un presidente democraticamente eletto ed era un punto di riferimento della lotta antimperialista internazionale come il presidente Chavez”. 

 

Si può. Si può in classe. Si può nell’orario di lavoro come docenti. Si può criticare la politica dello Stato di Israele, la sua natura di Stato coloniale, il suo uso strumentale del cosiddetto Olocausto a fini di oppressione del popolo palestinese. Si può dire la verità sui movimenti di liberazione nazionale del Vicino e Medio Oriente, tali perché radicati nel popolo ed espressione di un paese occupato o aggredito militarmente da forze straniere, dunque “esercito 

partigiano di popolo”, nulla a che vedere col terrorismo transnzionale e stragista di Al Qaeda. Si può anche non partecipare alla Giornata della Memoria, perché tutti questi comportamenti sono protetti - come è corretto che sia - non solo dagli articoli 21 e 33 della Costituzione, ma anche dalla normativa vigente, in particolare il decreto legislativo 297/1994.  


In breve, questo è il contenuto essenziale della sentenza 4490/2009 con cui la giudice del lavoro Daniela Paliaga ha accolto il ricorso del prof. Renato Pallavidini contro l’Amministrazione scolastica torinese che, succube dell’attacco criminale di Repubblica e di altri consimili giornalacci, lo aveva sanzionato fino a fargli perdere uno scatto di anzianità lavorativa per un episodio risalente al gennaio 2007: quando una studentessa aveva chiesto al docente cosa pensasse di Hezbollah e perché non partecipasse alla giornata della Memoria e lui, Pallavidini, aveva risposto con naturalezza e con pieno senso della propria autonomia di docente, che Hezbollah è un movimento di liberazione  e che Israele usa l’Olocausto per meglio opprimere i palestinesi e rendersi immune dalle critiche della comunità internazionale.  

Una sentenza importante, dunque, quella del giudice torinese, che giunge alla sua conclusione lungo due binari: uno, procedurale, che mette in evidenza la “totale genericità degli addebiti” mossi dall’Amministrazione al docente, tutti privi di prove certe, viziati da astrattezza e in sede dibattimentale mal fondati su testimonianze de relato; il secondo, quello fondamentale e veramente inovativo per una casta giudiziaria spesso prona ai diktat del Sinedrio mediatico, che affronta il merito del contenzioso dando ragione anche da questo punto di vista al ricorrente Pallavidini.   

di Claudio Moffa (nella foto)
  

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