MOSSAD-DUBAI=ABU OMAR/bis ?

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Da. NAPOLILIBERA

 

<After their meeting, Meshal praised Moscow 's position to promote his group's stance in relations with Israel . "It's enough that Moscow tells the world that Hamas is a movement of freedom fighters, not a terrorist group," he told journalists.>

 

Così Haaretz, il quotidiano israeliano moderato-progressista, riporta in essenziale il risultato della visita a Mosca di Khaled Meshal, il leader di Hamas esiliato a Damasco (a Gaza è Ismail Hanyeh), il 9 febbraio 2010. In occasione di tale visita il governo israeliano ha inviato una formale lettera, quanto obbligata, al governo Russo, con ‘richiesta di chiarimenti’ circa la visita stessa: che avviene, certo non casualmente, proprio alla vigilia di un’ altra visita a Mosca, quella di Benjamin Nethanyahu, dal 14 al 16 febbraio.

 

L’ ospite palestinese  ---che chiede a Mosca, membro del famoso ‘quartetto medio-orientale’ presieduto vanamente da Tony Blair, di farsi tramite tra Hamas ed Israele---  viene ricevuto da Sergei Lavrov, il Ministro degli Esteri. Nethnyahu invece, oltre che dal Presidente Dmitri Medvedev, da Putin che è suo omologo ‘Premier’, e operativo sul campo.

Una differenza di natura diplomatica, ma anche politica: visto che, almeno formalmente, il Premier della Autorità Palestinese, che Hamas non riconosce, è invece Abu Mazen.

 

Contestualmente ai fatti, ed immediatamente dopo la visita stessa, scoppia fragorosissimo il caso ‘Mossad-Dubai’. Con grande dovizia di foto-tessere sui giornali, passaporti, nomi  e cognomi degli agenti che, badando bene a farsi riprendere da ogni telecamera possibile, si recano in missione nell’ Emirato per assassinare, ben ventisei componenti la squadra ! e nel modo più efferato, un dirigente di spicco del movimento palestinese stesso colà ‘in missione’, di nome Mahmoud Al Mahbouh.

A sua volta capo-killer, viene fatto sapere a mezzo stampa.

 

Grande spreco di spazio sui media cartapiombata e radiotelevisivi: tale da ricordare, per la studiata maldestrezza dell’ operazione, il caso Abu Omar, compiutosii a Milano nel  luglio 2003 da ben 13 agenti della CIA, in pieno giorno e con grande baccano per farsi notare quanto più possibile.

 

Quale fu il risultato ? Che il capo-scalo ambrosiano della CIA, asserito chiamarsi ‘Robert Seldon Lady’, da anni uccel di bosco chissà dove, viene poi condannato, con altri del commando, a 2 anni di galera per rapimento, su inchiesta istruita dal Pubblico Ministero Armando Spataro, con severe richieste di condanna, solo parzialmente accolte dal Tribunale. Mentre Abu Omar, un egiziano integralista-islamico giunto in Italia dal Kosovo ‘liberato’ giusto nel fatidico 1999, riceve un milione di euro a risarcimento del danno subito. Ora vive di nuovo al Cairo….

Ma soprattutto, visto che agli agenti della CIA, ammesso fossero davvero quelli i nomi dei condannati insieme a Seldon Lady, sapete che je frega di essere condannati in qualunque tribunale, ci stanno proprio apposta, 007 docet… Soprattutto il risultato invece concreto e tangibile fu piuttosto quello di escutere il Capo Italiano dei servizi, Niccolò Pollari, dalla testa dei medesimi. Salvato dalla galera solo grazie alla apposizione, dai parte dei governi Berlusconi  e Prodi, del ‘segreto di Stato’ nel processo.

 

Per farvi ascendere al vertice, invece, un  Santo protettore ben più inamovibile, Capo di una ben più temibile ‘organisation’, di Divina natura, e pure più americana di matrice, e diciamolo no !?

Che guida la politica con ben maggior vigore, di quell’ altro che invece la ‘serviva’ soltanto. 

E rispondendo stavolta  direttamente allo Stato-Guida, che già gli affidò la delicata mission del 1984, ‘a futura memoria’: i risultati, pure quelli, si vedono palesemente…..almeno da un anno in qua.

Si può dire anche di più: che anche il ‘caso Sgrena’, con annesso ‘assassinio volontario’, da parte del marine Lozano anche egli inutilmente condannato, di Niccolò Calipari a Bagdad 5 anni fa, appartenesse a consimile genere di ‘operazione dentro l’ operazione’.

Un altro ostacolo fu così eliminato, stile Shakespeare, al cammino trionfale.

Di questo perspicuo genere ‘matrioska’ appare già a prima vista l’ operazione ‘Gita a Dubai con foto-ricordo, e passaporti alla mano’, come neanche nei viaggi-organizzati per pensionati, compiuta dal noto dopolavoro ferroviario: un colpo ad uso interno, più che esterno. Un tiro di carambola,  e giocato di sponda.

 

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