MATTEI, CONVEGNO DI REGGIO EMILIA, LIBIA, IRAN, MONDIALISMO E ALTRO, IN "INTERVISTA a Claudio Moffa"

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Da:agenziastampaitalia.it

Intervista a Claudio Moffa

Venerdì 01 Luglio 2011 00:00 | Scritto da Redazione ASI

Radio e TV - Interviste

1) Enrico Mattei difese e potenziò il settore statale dell’economia. Con lui abbiamo vissuto l'ultima stagione di un capitalismo di Stato finalizzato anche alla crescita del benessere generale del popolo italiano.

Periodo in cui, negli anni sessanta, l'Italia si affermava come potenza economica mondiale. Dopo di lui, in sfregio agli articoli 41 e 43 della costituzione, si sono svendute ai privati le industrie strategiche del paese, l'Italia ha perso il suo ruolo di potenza industriale mondiale e gli italiani stanno vivendo il maggiore periodo di recessione economica dal dopo guerra ad oggi. Chi e perché ha permesso che l'Italia perdesse il suo patrimonio strategico statale, la sovranità e i primati positivi economici raggiunti?

La responsabilità della svolta, disastrosa per il nostro paese e favorita dall’epocale fine del bipolarismo, è tutta dei Poteri Forti che hanno rovesciato e distrutto i partiti della prima Repubblica, agli inizi degli anni Novanta. Per comodità di sintesi si può parlare di “sinistra finanziaria”: c’è il settore giudiziario protagonista di Tangentopoli, che si accanisce contro i partiti nati dal CLN senza distinguere tra corruzione privata e finanziamento illecito dei partiti, e distinguendo invece tra i partiti di area governativa, PSI e DC innanzitutto, e il PCI, non sottoposto ad analoghe inchieste anche perché in autonoma trasformazione genetica, sotto la direzione di Occhetto, verso l’acquiescenza a quegli stessi Poteri Forti; c’è la catena mediatica De Benedetti che guida il tutto, condannando ancor prima dei Tribunali i politici inquisiti fino a distruggerne la carriera: vedi il caso di Andreotti. C’è certa leadership del vecchio PSI - vedi Amato e Del Turco - disponibile all’operazione in corso, e che avalla con colpi di mano denunciati anche dalla grande stampa, le privatizzazioni a prezzo di svendita dei capolavori dell’industria di stato italiana, ENI compresa. C’è la grande massoneria che riempie i vuoti di potere lasciati dai Partiti di massa democratici, vedi Ciampi. E ci sono i poteri finanziari e bancari rappresentati dall’ormai stranoto rendez-vous sul panfilo Britannia della Regina Elisabetta, tra cui Draghi. Il tutto in un clima costellato da attentati (le bombe del 1993) e da morti oscure in carcere o per “suicidio”, come Gardini e Cagliari. Di questa degenerazione, la scesa in campo di Berlusconi ha rappresentato paradossalmente un tentativo di blocco all’epoca sostanzialmente riuscito ma oggi anch’esso – sotto il peso di una situazione internazionale peggiorata – in aperta crisi.

2) Che cosa è emerso dal convegno: “ Stati non allineati e sionismo” che si è tenuto a Reggio Emilia il 10 giugno 2011?

 

Nel convegno si è parlato di molte cose, secondo titolo. Ma credo che sinteticamente il positivo bilancio possa essere riassunto in due dati: primo, si è trattato di una iniziativa coscientemente trasversale che ha raccolto al tavolo degli oratori esperienze personali diverse, da Fernando Rossi al cattolico Giacobazzi, da Bonilauri del gruppo Eurasia al sottoscritto e – sia pure come moderatore – a Marco Costa, un dirigente locale di Rifondazione comunista. Quando sono intervenuto sostenendo che è ora di smetterla con lo scontro tra antifascisti e fascisti, e che bisogna confrontarsi di volta in volta sui contenuti, il peraltro numeroso pubblico ha applaudito in modo convinto. Il secondo aspetto positivo è che sono finiti nel nulla i tentativi di boicottaggio e i toni a volte un po’ minacciosi che avevano preceduto il piccolo seminario: si è potuto parlare liberamente di sionismo, e alcuni durante il dibattito hanno introdotto persino la questione del cosiddetto Olocausto. Questo fatto è estremamente importante, la svolta è stata significativa, Per anni, come denunciato dall’Associazione 21 e 33, lo schema di (non) funzionamento di iniziative di destra o di sinistra non politically correct era stato più o meno il seguente: X annunciava lo svolgimento di un dibattito, Y protestava vibratamente minacciando fuoco e fiamme contro l’”oltraggiosa” iniziativa, e le forze dell’ordine anziché difendere la libertà di manifestazione e espressione secondo Costituzione, intervenivano per impedire il dibattito. Uno schema che alcune volte ha colpito anche giovani di sinistra, come nel caso di un convegno “antifoibe” nelle Marche, contro di cui si era levata la voce di un dirigente locale di AN. Un'assurdità: a Reggio invece tutto è andato bene, e questo anche per merito delle forze dell’ordine e della Digos.

3) Le rivolte arabe, la crisi del modello ultra-capitalista, la recessione economica mondiale quali possibili scenari prefigurano?

 

Siamo in una fase di transizione difficile sotto tutti i punti di vista. Se le rivolte arabe non portano tutte lo stesso segno, e la fine di Mubarak è in sé positiva – tanto è vero che Hamas ora è “riconosciuta” da Abu Mazen e la pur contraddittoria ricomposizione costituisce una crepa nel muro occidentale che pretende di distinguere tra un ANP “buona” e una Hamas “terrorista” - non c’è dubbio che si è di fronte ad una regressione del quadro internazionale rispetto allo scorso anno. Alla fine del 2010, era emersa una rete di rapporti internazionali interessantissima, che ruotava in parte attorno all’Iran di Ahamdinejad ma non si riduceva solo a questo paese e alla sua stupefacente trama di relazioni commerciali ed economiche con Cina, Russia, le ex repubbliche sovietiche dell’Eurasia centrale, il Venezuela e altri paesi latinoamericani, i BRIC e così via. Di importanza fondamentale da questo punto di vista era stata la rottura tra Turchia e Israele.

 

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