MA FINI E' VERAMENTE L'UOMO DEGLI STATI UNITI? E COMUNQUE, DI QUALI STATI UNITI

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di Claudio Moffa
BERLUSCONI VINCE. FINI ESPULSO. UN COLPO DURO PER LUTTWAK, DE BENEDETTI E LA NUOVA "TANGENTOPOLI"

Luttwak tifa Fini alla trasmissione di Rai 3 di Floris. Berlusconi visita la Bielorussia e ricorda che Lukashenko è capo di governo eletto dal popolo. La Bindi tuona contro il premier, che sosterrebbe a suo dire i peggiori "comunisti" della nostra epoca. Queste tre notizie confermano sostanzialmente la superficialità con cui la sinistra, soprattutto quella estrema, guarda al caso Berlusconi: parla di fascismo (Di Pietro: ma è sinistra, nonostante l'imbarco di ex deputati del PRC?), di imperialismo e di subalternità agli USA, di rivolta popolare a Berlusconi, ma intanto sono loro al rimorchio del partito "americano" che vuole rovesciare il legittimo governo scelto dal popolo italiano.
Partito "americano"? Questo è il punto, il solito punto. C'è tutta un'area opinionista di sinistra, anche quella apparentemente più radicale e disincantata, che fa finta di non capire che i giochi sono più complessi, e che gli Stati Uniti sono almeno "due", così come in tutto il mondo è centrale e dirimente un altro conflitto che non quello ml-doc fra l' "imperialismo americano" e i "popoli" del mondo. Oltretutto, con quella perla di "rappresentante" del "popolo afghano rimediato a Chianciano dal Campo antiimperialista, stanno freschi: si profila alla grande il bis della patacca irachena di Al Kubaysi, aperitivo rivoluzionario della criminale impiccagione di Saddam Hussein.
Ma torniamo al problema: Luttwak è forse americano? Parla la voce dell'America Wasp,dell'America ispanoamericano (i Lozano a parte), dell'America di Bush padre e persino di Colin Powell, dell'America dell'ex segretario di Stato James Baker, protagonista di scontri durissimi con la lobby filoisraeliana? Nossignore, Luttwak rappresenta l'America a strisce e stelle a sei punte, l'America israeliana. Questo è corretto ragionare: il resto sono solo fughe dalla realtà. Dunque riflettano, se non la piccola nomenklatura "comunista" post-sovietica ormai ingabbiata e senza via d'uscite dai condizionamenti del centrosinistra ufficiale (con qualche eccezione autorevole, ma non certo nell'area radicale), almeno i loro elettori: dove vanno a parare le loro fiducia e speranza?
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