LO TSUNAMI DI NETHANYAU E' ARRIVATO: A OSLO

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

di Claudio Moffa

Ci risiamo, un attentato pauroso, che ricorda a molti l’11 settembre, e come nel 2001 il giornalismo “professionale” mostra la corda della propria superficialità, e del proprio opportunismo. Non ho letto tutti i commenti di oggi, ma le testate principali recitano il copione di sempre: o Al Qaeda – evidentemente l’unica pista internazionale possibile – oppure il nemico interno (La Stampa di Torino), con predilezione per il solito neonazista squilibrato.

 

Bello e fatto: norvegesi sfogatevi, libero Occidente stai allerta e continua e continua le guerre in Afghanistan in Libia e ovunque si annidi il pericolo naziislamico, per dirla con il maitre-à-inventer Jannuzzi de Il Tempo di Roma. Faranno coro a queste verità ridicole dell’opinionismo più o meno vip, il solito codazzo di cretini “troskisti”, “comunisti” né né, e a destra i “fascisti” così fascisti da adorare il sionismo oltranzista come espressione di  nobile e fiera identità nazionale, tanto fiero da razzisticamente considerare il fascismo italiano come espressione di una comunità di subumani. Nel caso specifico, assolutamente vero.


Tre dati di fatto invece, pesanti come montagne, ci dicono non certo una verità opposta – perché probabilmente tra dieci anni non avremo ancora i risultati di alcuna inchiesta seria sulla strage di Oslo – ma una ipotesi opposta, assolutamente seria e credibile.

 

Tre dati emersi da una riflessione collettiva su questa pagina fb:

primo, Russia oggi riferiva alla vigilia dell’attentato che la Norvegia si starebbe per ritirare dalla Libia. Notizia ritornante durante tutta la guerra della NATO contro Gheddafi, ma che oltre ad essere ben più credibile a fronte dei successi di Tripoli contro gli aggressori, è confortata da altre due scelte proarabe e “eversive” del governo di Oslo: l’annuncio, mercoledì scorso, che la Norvegia sarebbe stata il primo paese europeo a riconoscere lo Stato palestinese, e inoltre, quanto segnalatoci su questa pagina, che il sistema bancario vigente a Oslo è ancora indipendente dall’euro e dotato di una Banca centrale statale.


Non bastano queste tre notizie per ipotizzare che l’attentato di Oslo – fatte salve eventuali puntuali indagini opposte, che cito solo per correttezza professionale – ha una matrice esattamente opposta – israelo-sionista, retroterra finanziario compreso - a quella sostenuta dai soliti mass media, e che con l’Islam non c’entra proprio nulla? Certo che sì: questa strage, nel cuore di un paese tra i più pacifici e tranquilli del mondo, assomiglia molto allo tsunami preannunciato da Nethanyau all’Occidente tutto (nello specifico a Obama) nel caso avesse appoggiato nel Consiglio di Sicurezza il riconoscimento dello Stato Palestinese. Certo, Noam Chomsky ha interpretato in modo diverso la minaccia di tsunami, quasi fosse qualcosa destinata a spaventare e vittimizzare anche Israele. Ma Chomsky è Chomsky, e i fatti sono fatti: quello di Oslo è – e fatte salve smentite puntuali e serie - lo tsunami minacciato da Tel Aviv, è il remake dei missili atomici israeliani puntati sull’Europa un anno o più fa. La Norvegia arretrerà di fronte a tanta violenza?


E’ sempre la stessa storia: è assolutamente sconfortante che dopo il benefico scandalo Murdock – l’editore spia e facitore della politica interna ed estera della Gran Bretagna degli ultimi 30 anni - uno, cento, mille Murdock affiorino come funghi velenosi nella rete mediatica mondiale alla prima occasione: per disorientare, ordire disinformazione, seminare odio contro i musulmani e proteggere l’impunità di Israele, lo Stato membro delle Nazioni Unite che ha violato sempre, in nome del diritto biblico, il diritto internazionale e i diritti umani seminando morte e terrore in tutte o quasi le guerre postbipolari.

 

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