LIBERE DALLA GABBIA IN CUI IL FEMMINISMO, IL MASCHILISMO, IL FANATISMO CI HANNO RINCHIUSO.

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Di: Silvia Signorelli

Da www.laboratorioforzauomo.it


Non ho mai sopportato le etichette, le classificazioni e le ideologie di moda.


Sono una donna non una femmina quindi non posso essere una femminista. Sono una Donna che vive, ama, soffre e gioisce esattamente come un Uomo, non sono di certo degli attributi sessuali che possono creare la “differenza”.


La “differenza” è tra un Uomo (e quindi una Donna) e un omino (una donnina), tra un eroe e uno schiavo.  Laddove lo schiavo è colui che si inchina e si assoggetta agli schemi ed agli imperativi di un occidente che ormai non sa più cosa sia l’essere, ma vive dell’apparire. È colui che ritiene di dover essere “conforme” a tutti i costi a scapito dell’essere “diverso”, che pensa di dover mantenere una linea comune invece di essere “unico”.


Premesso ciò ogni giorno sono fiera di essere una Donna. Una donna che riesce a far convivere il  proprio essere con le difficoltà quotidiane, che riesce a piangere ma anche a sorridere  delle tragedie che la attraversano, che riesce insomma ad essere disperatamente ma incredibilmente “viva”.

 

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Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare
contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica
per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta
come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia. LE VERE DONNE OGGI COMMEMORANO LE VITTIME DELLO SFRUTTAMENTO
CAPITALISTICO.



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