Lettera ad un amico tunisino

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Di: Tony Negri

 

Se aprite i giornali economici occidentali, ci sono quelli che, da destra, prima di tutto conversano sulla caduta delle note del debito sovrano tunisino da parte delle agenzie di notazione. Moody’s ha già degradato la nota del debito sovrano tunisino e ha cambiato la prospettiva da stabile a negativa. Sul medesimo argomento, da sinistra, ci si lamenta di questa decisione perché, al contrario, si insiste sul fatto che anche l’insurrezione è… produttiva. La fine dei prelevamenti mafiosi sull’industria tunisina dovrebbe permettere una ripresa della crescita. Ma di quale crescita? Della povertà, della precarietà? 

Quanto alla stampa politica, da destra si moltiplicano le minacce. Attenzione, cittadini tunisini, perché se esagerate, l’esercito è già pronto alla repressione. Proprio quell’esercito che vi ha aiutato a liberarvi da Ben Alì – continuano i commentatori di destra. Non incrementate la paura del vuoto. Ma da sinistra, esaurito un breve momento di gioia, che cosa si richiede ormai? Ora che Ben Alì se ne andato, il paese saprà ricostruire il suo apparato di Stato e condurre una transizione pacifica verso la democrazia? Solo questo chiede la sinistra? 

In realtà, da un lato e dall’altro, la preoccupazione è tanto alta quanto è stata la sorpresa. Diventerà la transizione della Tunisia verso la democrazia un esempio, un laboratorio, per l’interno mondo musulmano? Ma se è solo questo che si vuole, è davvero poco nuovo, anzi, è davvero vecchio: è semplicemente nuovo colonialismo. 

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