La rivoluzione egiziana e le manipolazioni dei media

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

d403e89dd7a04cb0df1cfbe5d6b53aa5_L.jpgI mezzi di comunicazione di massa rappresentano il più potente strumento mai utilizzato dalle èlite per la manipolazione delle masse. Essi "ispirano" le opinioni ed i comportamenti, e decidono al posto della gente su ciò che è giuston e ciò che è sbagliato. Ne ha parlato il grande pensatore e scrittore americano Walter Lippmann. Ma tutto questo come può influenzare la nostra vita?


I mass media sono forme di comunicazione progettate per raggiungere il maggior numero di persone possibili. Essi comprendono televisione, film, radio, giornali, riviste, libri, dischi, videogiochi ed internet. Molti studi sono stati condotti nel secolo scorso per scoprire le migliori tecniche con cui tali forme di comunicazione potessero influire sulla popolazione. Da tali studi è emersa la scienza delle comunicazioni, che è utilizzata nel marketing, nelle relazioni pubbliche e nella politica. La comunicazione di massa è uno strumento necessario per assicurare la funzionalità di una democrazia, ma è altrettanto irrinunciabile per una dittatura.

Dipende tutto dall'utilizzo che ne viene fatto. Walter Lippmann, nel suo libro “Opinione Pubblica” afferma: "Nessuno può negare che la fabbricazione del consenso sia capace di grandi raffinatezze. Il processo che fa sorgere le opinioni pubbliche non è certamente meno complesso di quanto non sia apparso in queste pagine, e le ampie possibilità di manipolazione riservate a chiunque conosca il processo appaiono abbastanza chiare.

Come risultato la scienza psicologica applicata ai moderni mezzi di comunicazione ha trasformato letteralmente il concetto di democrazia. E' in atto una rivoluzione infinitamente più importante di qualsiasi spostamento del potere economico. Sotto l'impatto della propaganda, non necessariamente nel senso sinistro della parola, i vecchi capisaldi del nostro pensiero sono diventati modificabili. Non è più possibile, ad esempio, credere nel dogma originario della democrazia, come se le conoscenze necessarie per la gestione delle cose umane possano scaturire autonomamente dal cuore dell'umanità. Questo ordine di pensieri ci espone ad un auto-inganno. E' dimostrato che non si possa contare sulle intuizioni o la casualità degli eventi, se si vuole affrontare il mondo al di là della nostra portata. "


Prendiamo ora un caso specifico da studiare: l’attuale situazione nei paesi mediorientali e nord-africani. Come hanno reagito i media dinanzi a queste rivoluzioni? Come l’hanno spiegato? La rete satellitare al-Arabya, che appartiene allo stato saudita, in quanto sostenitrice del governo di Mubarak, cercava di seminare la paura tra la gente sulle eventuali conseguenze di una rivolta contro il governo, minacciando il popolo del dominio di insicurezza e instabilita’ sul paese, nel caso del crollo del governo egiziano. Al-Arabya ignorando deliberatamente la massiccia presenza degli egiziani nel corso delle manifestazioni, cercava di trasmettere un’immagine falsa dal paese arabo e metteva in guardia il mondo da un’ondata di estremismo nel paese.

In più ha fatto un confronto tra la rivoluzione islamica dell’Iran e la rivolta degli egiziani, per arrivare ai certi obiettivi sinistri contro l’Iran ma le dichiarazioni del sommo leader della rivoluzione islamica, hanno neutralizzato il suo piano.
Il sommo Ayatollah Khamenei ha nominato la rivolta dell’Egitto segnale del risveglio islamico, riconoscendo allo stesso tempo che sara’ la volonta del popolo egiziano a determinare il futuro del paese. In seguito sono arrivati anche i ringraziamenti dei Fratelli musulmani che confermavano le dichiarazioni dell’Ayatollah Khamenei.


Ma diamo uno sguardo anche ai media americani. Nonostante i gesti diplomatici dei dirigenti della Casa Bianca, l’emittente americana vicina alla Cia, Fox News, riportava gli avvenimenti dell’Egitto con una sorta di indignazione. Come se a rovesciare il governo siano stati solo gli estremisti religiosi. Ad un certo punto addirittura Michelle Robin, un ex membro del Pentagono ed esponente di un istituto della ricerca dell’amministrazione americana “General Politics” in un intervento a proposito ha affermato che la peggiore opzione per l’Egitto dopo la caduta di Mubarak sarebbe la salita al potere dei Fratelli Musulmani. Per Robin, l’unico vantaggio del governo di Mubarak era la firma dell’accordo di pace con Israele. Un accordo seriamente minacciato – secondo Robin- qualora gli islamici prendano in mano il potere.


Dall’altra parte diversi canali televisivi, trasmettevano notizie contradittorie sul numero dei manifestanti in piazza Tahrir, che tanto per mettere i puntini sulle “i” significa Liberazione e non Libertà come raccontavano certi tg analfabeti.


Russia Today parlava di cinquecento mila, alcune emittenti americano parlavano di alcune migliaia. I quotidiani britannici parlavano dell’inzio di una nuova crisi in Medioriente. La BBC in un primo passo si era concentrata esclusivamente sulle radici economiche della rivolta nel paese ma dopo un po’ in un coro unico insieme a Israele, metteva i telespettatori in guardia dalla salita al potere degli islamici, l’unica preoccupazione di Tel Aviv in queste ore di cui parla a chiare lettere il canale 10 della televisione israeliana: Tel Aviv teme un’altro Iran, questa volta in Egitto.

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