La differenza

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Di: Massimo Formica 

laquintastagione.com


George Soros si è pronunciato. Ieri, parlando all’ incontro di Vienna dell’ International Institute of Finance (L’ unica associazione mondiale degli istituti finanziari, fondata nel 1983 da 38 banche dei paesi leader del mondo industrializzato. Conta tra i suoi membri le maggiori banche commerciali e di investimento del mondo ed un crescente numero di compagnie di assicurazione e fondi di investimento), il “filantropo” (indubbiamente i compagni di speculazione gli devono molto..) di origine ungherese ha dichiarato che stiamo entrando nel “secondo Atto” della crisi economica internazionale. Dal momento che la situazione fiscale europea peggiora ed i governi sono spinti a tagliare il deficit di bilancio, l’ economia globale potrebbe essere spinta di nuovo nella recessione. “Il collasso del sistema finanziario come noi lo conosciamo - ha proseguito Soros - è reale e la crisi è lontana dall’ essere terminata”. Il Grande Vecchio della finanza mondiale ha poi aggiunto che la situazione dell’ economia mondiale è “paurosamente” simile a quella del 1930, con i governi sotto pressione per ridurre il disavanzo di bilancio in un momento in cui la ripresa dell’ economia era debole.


Per quanto riguarda la crisi del debito-sovrano europeo, la preoccupazione che l’ euro potrebbe perdere ulteriore valore rispetto al dollaro nei prossimi quattro anni, ha fatto fuggire quest’anno più di 4 trilioni di dollari dai mercati azionari globali. Secondo la Bank of America Corp., le nazioni europee indebitate dovranno recuperare 2 trilioni di euro per poter rifinanziare il loro debito. “Quando i mercati finanziari hanno perso fiducia sulla credibilità del debito sovrano, la Grecia e l’ euro hanno perso il centro della scena e gli effetti di questo cambiamento si sentiranno in tutto il mondo”, ha concluso Soros. Un’ analisi dura, ma incompleta. Se è vero che la crisi attuale richiama quella seguita al crollo della borsa di Wall Street del 1929, tuttavia oggi si registrano differenze sostanziali.


Allora il socialismo era in piena ascesa ed il timore che la crisi ne favorisse l’ inverarsi, spinse i governi dell’ epoca a delle politiche economiche che erano prima di tutto politiche sociali (si pensi al “New Deal” roosveltiano o alla creazione da parte del fascismo italiano di tutti quegli istituti di assistenza all’ impresa e di previdenza sociale, molti dei quali ancora in piena attività ai giorni nostri). Oggi si tagliano le spese, si pensa di allungare l’ età pensionabile, si propone l’ incremento della flessibilità lavorativa, si chiede la possibilità di licenziare più facilmente, si invocano le liberalizzazioni. E’ la classica ricetta liberista, che fa felici gli azionisti, ma deprime i consumi ed affama le famiglie. Non è una differenza di poco conto.

 

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