L’Unione europea bacchetta la Francia per l`espulsione dei rom

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Da:RINASCITA

Di:Andrea Perrone

 

 

Proseguono le critiche e le proteste dell’Ue alla politica di espulsione dei rom decisa dalla Francia.
A condannare la politica del governo francese è stato ieri il vice presidente della Commissione europea e responsabile per la Giustizia e i diritti fondamentali, Vivianne Reding, in una conferenza stampa a Bruxelles, che ha definito l’atteggiamento di Parigi “una vergogna”. Nell’esprimere il “suo profondo disappunto per l’aperta contraddizione tra le assicurazioni politiche date da due ministri francesi e circolare amministrativa del governo” di Parigi, in cui vengono esplicitamente citati i rom come obiettivo dei provvedimenti di espulsione, la Reding ha sottolineato come questa “non sia un reato minore in una situazione di tale importanza”.

 

“Dopo 11 anni di esperienza nella Commissione - ha tuonato ancora il commissario Ue - vado oltre: questa è una vergogna. La discriminazione sulla base dell’origine etnica o della razza non ha posto in Europa. È incompatibile con i valori sui quali è fondata l’Ue”. La Reding ha fatto sapere che “raccomanderà al presidente della Commissione europea Josè Manuel Durao Barroso di prendere una decisione   rapidamente, entro due settimane”, sulla procedura d’infrazione per “l’applicazione discriminatoria della direttiva sulla libertà di movimento e per la mancata trasposizione delle garanzie sostanziali e   procedurali in base alla direttiva”.

 

Nel mirino del commissario Ue, come lo è stato nei giorni scorsi anche per l’Onu, la legge sull’immigrazione voluta dal presidente Nicolas Sarkozy che prevede un inasprimento delle misure contro immigrati regolari, clandestini e nomadi a favore della sicurezza minacciata da un’illegalità sempre più diffusa in Francia come in tutta Europa, Italia compresa. Una manovra quella del capo dell’Eliseo finalizzata non solo a garantire l’ordine ma a cercare di risalire nei sondaggi dopo il calo dei consensi per la politica fallimentare in campo economico e lavorativo, le perquisizioni alle sedi dell’Ump nel quadro dell’affaire Bettencourt e per ultima la vicenda dello spionaggio ai danni dei giornalisti del quotidiano Le Monde per scoprire la fonte che diede inizio al caso suddetto.

 

Tuttavia Sarkozy ha spiegato dettagliatamente le motivazioni delle sua politica delle espulsioni, precisando che è necessario “porre fine allo sviluppo selvaggio dei campi Rom”, situati in “zone al di fuori della legalità che non possono essere tollerate”, e sottolineato che entro tre mesi, almeno la metà di questi accampamenti dovrà sparire dal territorio francese.
Ieri, comunque, il governo guidato François Fillon si è detto stupito della decisione della Commissione europea.

 

Dall’esecutivo si è cercato infatti di smorzare le polemiche. Parigi ha fatto sapere di aver ritirato la circolare che ordinava di smantellare gli accampamenti rom irregolari presenti sul territorio francese, ma ha assicurato che le espulsioni continueranno, ribadendo che non sono state condotte su base etnica. Nonostante la procedura d’infrazione avviata dalla Commissione Ue contro la Francia, Parigi ha rimpatriato un nuovo gruppo di 69 nomadi, tra cui 12 bambini, attualmente in volo da Marsiglia verso la Romania. “Si tratta di rimpatri umanitari, non espulsioni”, ha affermato Alain Testot, direttore territoriale dell'Ufficio francese all’immigrazione e integrazione. Dal canto suo anche il ministro dell’Immigrazione francese Eric Besson ha affermato che “la Francia non ha effettuato nessun rimpatrio volontario o forzato su base etnica. Mi rallegro che il mio collega, il ministro dell’Interno Brice Hortefeux, abbia ritirato la circolare del 5 agosto, mettendo fine alle ambiguità”, ha puntualizzato Besson.

 

Ancora una volta, quindi, le solite polemiche sterili messe in atto dall’Ue per valorizzare la nuova religione dell’immigrazione. Nonostante i problemi crescenti in tutta Europa per la presenza massiccia di appartenenti ad altre etnie e religioni Bruxelles preferisce criticare il governo francese per le sue politiche di espulsione invece di prendere provvedimenti utili per arginare un fenomeno che sta assumendo delle pericolose caratteristiche in tutto il Vecchio Continente, dagli esiti ancora imprevedibili, utili soltanto agli interessi di un mondo globalizzato e globalizzante.

 

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