L’ “olocausto” in una ipotetica storiografia futura

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Da:Rinascita

Di:Maurizio Barozzi

 

 

La recente vicenda della lezione di storia sulla shoah all’Università di Teramo che ha visto chiamato in causa, con argomenti pretestuosi e notizie inventate di sana pianta, il professor Claudio Moffa (foto) docente di Storia e Diritto presso la Facoltà di Scienze Politiche di quella Università, ci induce a formulare una banale riflessione sulla libertà di espressione e di ricerca storica e al contempo cogliere l’occasione per esaminare, da un punto di vista storiografico, l’argomento del contendere, l’Olocausto appunto ovvero l’asserito scientifico e programmato sterminio del popolo ebraico nel corso della seconda guerra mondiale.
Uno sterminio di proporzioni inaudite e talmente raccapricciante, cinico e assurdo che se fosse effettivamente avvenuto, con quei metodi poi (le camere a gas e i forni crematori), non potrebbe essere giustificato da nessun essere umano degno di questo nome così come, tanto per essere chiari, non trovano giustificazioni molti altri spaventosi e pianificati grandi eccidi di popolazioni innocenti quali i tedeschi dell’est nel 1945, le vittime dello stalinismo, le popolazioni vittime del terrorismo aereo statunitense (anche atomico) e così via.
Niente di strano quindi che ci siano storici e ricercatori storici che si interessino a questi avvenimenti volendo accertarne la effettiva realtà e consistenza, essendo la storiografia un naturale e continuo lavoro di revisione e aggiornamento alla luce di nuove scoperte o elementi non ben considerati in precedenza.


E’ quindi assurdo e liberticida che la critica, la ricerca e la revisione storica, ragione prima e compito fondamentale dello storico, quando riferita all’Olocausto, venga tout court ritenuta una diffusione di idee fomentatrici di odio razziale, perseguendo e/o criminalizzando chi la pratica. Una accusa questa del tutto campata in aria, tanto più che a quanto si può constatare, i cosiddetti storici “revisionisti” provengono da svariati paesi e hanno eterogenee formazioni culturali e professionali e non avanzano affatto idee razziste, nè tanto meno “naziste”. I revisionisti, infatti, non negano lutti e sacrifici sopportati dal popolo ebraico in Europa, comprese fucilazioni indiscriminate e sommarie spesso eseguite con la solita e ottusa ferocia teutonica, non insultano quindi la memoria delle vittime, ma mettono in dubbio, criticano e rilevano l’inconsistenza delle prove, delle testimonianze e della letteratura portata a sostegno di un genocidio di quelle dimensioni e con quelle modalità.
Da critici e ricercatori storici essi sottopongono al vaglio della dimostrazione scientifica e delle prove documentali quanto viene storicamente asserito. Per questo è improprio il termine di negazionisti, essendo questo metodo quello da sempre utilizzato dalla storiografia.
Stante però l’andazzo generale e gli interessi geopolitici in gioco, è facile prevedere che, passettino dopo passettino, per la ricerca, la critica e l’editoria su questo argomento e solo su questo, verrà posta, di forza, una “democratica” e “libertaria” pietra tombale con buona pace dell’art. 21 della Costituzione.


Presupponiamo quindi che per secoli non si sentirà più parlare di negazionismo, revisionismo e quant’altro sia inerente alla messa in dubbio della shoah, fino a quando, per qualche motivo, queste coercizioni, queste proibizioni, possano venir meno.
Proiettiamoci allora, con l’immaginazione, in questo ipotetico futuro e, ragionando in termini storiografici, ipotizziamo cosa potrebbe accadere quando, con una riconquistata libertà di pensiero e di ricerca, gli storici potranno finalmente esprimere delle valutazioni sul supposto e scientifico sterminio del popolo ebraico da parte dei tedeschi nel XX secolo.
Personalmente da ricercatore storico mi sono sempre dedicato ad altro genere di ricerche, non avendo oltretutto la preparazione tecnico scientifica per esaminare ed affrontare nello specifico una vicenda così vasta e complicata come quella delle “camere a gas”. Pur ritenendo che i “revisionisti” abbiano visto giusto, non posso però entrare nel contenzioso tra chi afferma e chi contesta quel genere di genocidio, ma in base a quanto comunemente conosciuto posso ragionare con l’esperienza e la logica del metodo storiografico, per esempio adottato proprio in questo caso dal professore americano Arthur R. Butz (vedesi: A. R. Butz: The Hoax of the Twentieth Century, Chicago 1976).


In questo senso, vediamo allora cosa potrebbe accadere quando i posteri, qualificati come storici, prenderanno in considerazione le prove addotte a sostegno della shoah (almeno quelle fino ad oggi prodotte e conosciute), nonché i termini e le modalità con cui è stata divulgata attraverso una enorme mole di libri, articoli, testimonianze, finctions televisive e cinematografiche e quant’altro, oltre ad innumerevoli processi e relative condanne comminate ad ex militari ed esponenti del Terzo Reich, attestanti lo sterminio di sei milioni di ebrei, per la maggior parte eliminati tramite le camere a gas e poi inceneriti nei forni crematori. Pur semplificando, bisogna intanto partire dalla considerazione che gli storici lavorano essenzialmente su testimonianze comprovate, ma soprattutto su documenti, riscontri e prove oggettive che vengono analizzati e sottoposti ad una severa critica per poi essere inquadrati, tramite una convincente deduzione logica, in una esposizione di fatti e di risultanze storiche.


Non si tratta, in sostanza, come detto, di negare l’olocausto, quanto di attestare se ciò che lo sta a testimoniare e dimostrare ovvero se le documentazioni prodotte reggono ad una effettiva analisi e verifica storica. E già qui iniziano i guai, perchè in questo caso non si potrà che prendere atto della mancanza totale di attestazioni scritte, ordini, documenti più o meno segreti, commesse, fatturazioni e quant’altro che avrebbero dovuto attivare, accompagnare e regolare, in tutti i suoi ambiti (militari, civili, tecnici e ingegneristici) questa inaudita, enorme e pluriennale strage (carenza questa che viene giustificata con la necessità per i carnefici di mantenere segreto lo sterminio). Vediamo allora come stanno le cose, laddove è ovvio che gli storici andrebbero subito al nocciolo del problema formulando le seguenti sette considerazioni qui appresso riportate.
Già a livello concettuale, non potranno non considerare la contraddizione insanabile presente nell’asserita politica di sterminio della Germania nazionalsocialista. In poche parole:


- o lo sterminio totale della razza ebraica era, a prescindere, strategicamente e concettualmente presente nei postulati ideologici del nazionalsocialismo e quindi questo potrebbe giustificare il fatto che, nonostante la sua vastità, impegno, spreco di mezzi ed onerosità, trascese persino le necessità dell’economia di guerra (in questo caso, però, non spiegherebbe e sarebbe in contraddizione con la politica di espulsione ed emigrazione forzata delle popolazioni ebraiche praticata dalla Germania nei primi due anni di guerra, spesso concertata segretamente con le organizzazioni sioniste, visto che non si espelle chi si vuol eliminare per principio!);
- oppure questo genocidio, non era ideologicamente imprescindibile e fu solo una possibilità ed una conseguenza degli sviluppi bellici. Ma quest’altra eventualità, per così dire casuale, risulta nettamente in contrasto con le necessità belliche e con la stessa produzione di guerra i cui interessi e strategie non potevano che essere assolutamente preminenti su tutto il resto e non c’erano tempi, mezzi ed energie, oltre la convenienza per dedicarsi a questo genocidio!


Dovranno prendere atto che manca l’elemento primo di ogni ricerca storiografica: la documentazione.
Gli storici, infatti, riscontreranno la mancanza di documenti attestanti l’ideazione e la pianificazione di un così vasto piano di sterminio da parte della Germania e dell’inesistenza di ordini e certificazioni scritte, inventario, fatture, mappe e commesse di materiali indispensabili allo sterminio stesso, ecc., la cui esecuzione avrebbe pur dovuto coinvolgere migliaia di autorità militari, comprimari ed esecutori, ma anche consentire di operare ad architetti, ingegneri e tecnici, fornitori, inservienti, addetti alla manutenzione, riparazione e controllo, delle camere a gas e dei forni crematori, ecc.
Tutti costoro non possono poi aver agito, in uno Stato come quello tedesco burocraticizzato e gerarchizzato, per un così vasto e prolungato impiego di carattere criminale, tramite semplici ordini verbali o mascherati; né la storiografia può concepire o credere ad una eventuale e totale successiva distruzione di tutte le possibili attestazioni scritte.


Non potrà neppure esser presa in considerazione la giustificazione che le autorità mandatarie di questo gigantesco crimine avrebbero agito attraverso cenni d’intesa, ordini verbali o un linguaggio mascherato con il quale poter interpretare, a senso, i documenti apparentemente privi di ordini omicidi. 
In questo caso, oltretutto, emergerebbe una demenzialità manifesta del modo di agire delle massime autorità naziste le quali, si afferma, avrebbero infantilmente concepito, pianificano ed attuano un piano di sterminio di queste proporzioni, i cui obiettivi ultimi erano l’uccisione totale di tutti gli ebrei nelle loro mani, pensando che potesse rimanere segreto solo perchè hanno dato direttive verbali o mascherate e comunque faranno sparire ogni documento ed ogni traccia al momento opportuno.
Anche se questo fosse stato possibile, e non può esserlo, a guerra finita poi, sia che si fosse vinta o si fosse persa o meglio ancora, come speravano i tedeschi stessi, si fosse raggiunta una pace di compromesso, come avrebbero potuto far riapparire le vittime? 
A cosa sarebbe servito l’uso di un linguaggio dissimulato?
E come si può credere, infine, che migliaia e migliaia di persone, preposte alle varie fasi dello sterminio, avrebbero dovuto essere comunque in grado di comprendere e decifrare questi ordini mascherati ed al contempo la qual cosa rimanere segreta?
Come poteva la sparizione di milioni di ebrei rimanere nascosta e non venire immediatamente alla luce con tutte le sue terribili conseguenze per la Germania?


Proprio quella stessa Germania che nel 1943 aveva convocato una Commissione d’inchiesta internazionale per attestare il massacro degli ufficiali polacchi compiuto dai Sovietici a Katyn! Quale livello di ingenuità e demenza potevano aver raggiunto un Himmler, massimo responsabile delle deportazioni e altri gerarchi che cercarono un contatto con gli Alleati per mediare una resa, ben sapendo di essere sicuramente scoperti come criminali di guerra?
Gli storici valuteranno il fatto, non indifferente, che milioni di persone, sia civili che militari, ma sopratutto gli stessi deportati, che hanno transitato o soggiornato, in particolare - nel - e - attorno al centro industriale coattivo di Auschwitz ed altri campi simili, non avrebbero potuto rimanere all’oscuro di queste innumerevoli uccisioni. Come afferma A. R. Butz, per Auschwitz stiamo parlando di una estensione territoriale grande quasi quanto un continente, di un coinvolgimento di militari, civili, nonché gli stessi deportati, ammontanti ad alcuni milioni di individui e di una durata temporale ininterrotta di circa tre anni!
Quindi, gli stessi storici, dedurranno che non è assolutamente possibile che milioni di ebrei, siano stati condotti tranquillamente a farsi gassare, portandoci figli e genitori, perchè ripetutamente ingannati o illusi in qualche modo dai loro assassini!
Si consideri che, nella vita quotidiana dei campi di concentramento e nei loro dintorni, oltre ad esservi detenute intere e numerose famiglie, tra l’altro in contatto in qualche modo con i centri di assistenza ebraica di tutto il mondo, vi era un immenso via vai di vita civile e militare, sia stazionaria che pendolare (per esempio ad Auschwitz, provenienti da fuori, arrivavano giornalmente circa 1000 lavoratori, dipendenti di circa 100 aziende preposte alla manutenzione del campo, che ogni sera tornavano a casa loro).
Di conseguenza si sarebbe sicuramente percepito e comunque sarebbe stato confidato da qualcuno dei tanti addetti al crimine o a conoscenza di queste uccisioni, che era in atto uno sterminio totale e quindi, i prigionieri lo avrebbero immediatamente messo in relazione alla sparizione di tanti di loro.


Non scherziamo! la percezione di questo genocidio avrebbe sicuramente scatenato il panico e quindi vaste ed incontrollate ribellioni. Visto che tutto questo non è accaduto, gli storici non potranno che prenderne atto e trarne le dovute conseguenze.
Gli storici non potranno sottovalutare il fatto che, a parte le solite voci che vennero da tutti (quartieri generali Alleati compresi) considerate propaganda di guerra:
né le potenti e vaste organizzazioni ed agenzie ebraiche, in e fuori dall’Europa, impegnate anche nell’assistenza ai deportati;
né i governi Alleati con i loro servizi segreti (che tra l’altro erano in grado di decifrare i codici di comunicazione dei tedeschi);
né i paesi neutrali presenti con agenzie di stampa, delegazioni e informatori;
né il Vaticano con tutta la sua imponente rete di organizzazioni ed entità religiose sparse in tutta Europa;
né le Istituzioni ed i Comitati internazionali, quali la Croce Rossa, che in tutto quel periodo hanno operato in quelle realtà;
insomma tutti questi organismi, servizi e personalità che non potevano non sapere, non potevano non essere in qualche modo a conoscenza di un piano di sterminio in atto, non risulta che vi si siano opposti con ogni mezzo o abbiano invitato gli stessi deportati a fare resistenza o abbiano reagito in qualche modo, ma anzi, per tutto lo svolgimento della guerra, si sono comportati ed hanno operato come se questo sterminio non ci fosse affatto!
Ma ancor più le organizzazioni clandestine della Resistenza tedesca, tra le quali si possono anche annoverare i servizi segreti facenti capo a Canaris e quelli operanti nella Wehrmacht, che erano immersi e vivevano quotidianamente tra gli ufficiali e i soldati, nonché tra tutta la popolazione tedesca e quindi a contatto con amici, conoscenti e familiari, non potevano non aver sentito qualcosa circa l’attuazione dello sterminio ebraico.
E questo “qualcosa” sarebbe immediatamente filtrato fuori dalla Germania e sarebbe ancora oggi attestato visto che, oltretutto, le organizzazioni della resistenza ad Hitler erano alla continua ricerca di un riconoscimento tangibile, di un appoggio concreto al loro operato da parte degli Alleati che invece, la strategia bellica alleata aveva interesse a negare. Ma niente di tutto ciò è avvenuto e per gli storici questo è un altro dato di fatto determinante per l’esatta interpretazione degli eventi considerati.


Nessuno storico serio potrà poi prendere in grande considerazione i racconti, in merito alle gassazioni ed alle cremazioni, resi dai cosiddetti testimoni oculari. E questo non perché risultano fantasiosi o incongruenti e spesso si sono smontati da soli, così come le contraddittorie confessioni dei tedeschi catturati e sottoposti a non nascoste torture, ma per il motivo che la storiografia segue un metodo che non contempla l’attestazione storica fatta essenzialmente in questo modo.
La storiografia, infatti, non si è mai fatta attraverso questo genere di processi o attraverso queste pseudo testimonianze di sedicenti testimoni oculari: eventi come Waterloo, Hiroshima, Dresda, le fosse Ardeatine, ecc., sono storicamente accertati, indipendentemente e senza alcun ausilio di questo genere di supporti.


La versione sterminazionista invece tende ad essere accertata (si fa per dire) essenzialmente attraverso i racconti, le confessioni e le testimonianze oculari che per la storiografia però non costituiscono un elemento determinante!
Del resto palesemente false, ma necessarie a mitigare le loro condizioni, appariranno quelle “indirette” confessioni di tedeschi tradotti in giudizio tramite processi tenuti in un clima di caccia alle streghe e per giunta, limitati nel diritto dalle imposizioni processuali dei vincitori.
In questi processi, tra l’altro, spesso non veniva neppure messa giuridicamente in questione l’esistenza o meno dello sterminio e delle camere a gas (dati per “comunemente ritenuti acquisiti”), ma unicamente le eventuali responsabilità degli accusati e quindi l’unica possibilità di salvezza per costoro era, non il negare lo sterminio, ma scaricare le proprie responsabilità.
Ben nota era la ricorrente domanda della pubblica accusa che chiedeva agli imputati se avessero ordinato o partecipato alle famose selezioni (presupponendo l’equivalenza che selezioni = gassazioni); ovviamente la risposta degli imputati, che nulla sapevano di camere a gas, era “Si”, aggiungendo ambiguamente che loro non sapevano cosa potesse eventualmente essere poi accaduto. Era questa la sola ed unica linea di difesa praticabile per gli imputati e la sola che permise di mitigare le pene e, nel contempo, consentì all’accusa di avallare indirettamente e tacitamente in qualche modo l’olocausto.


Tanto è vero che molte testimonianze spontanee di ex nazisti non è indifferente che siano state, anni dopo, smentite da evidenze successive o dalle stesse autorità sterminazioniste come, per esempio, tutte le confessioni tedesche sull’uso di camere a gas nei territori occidentali del Reich, quando poi la stessa storiografia sterminazionista dovette ammettere ed ufficializzare che in quei campi di concentramento non ci furono camere a gas!
Si dovrà prendere atto della mancanza oggettiva dell’arma del delitto (le camere a gas ed i forni crematori atti ad incenerire milioni di cadaveri) e della stessa vittima (i sei milioni di ebrei).
Il professore A. R. Butz, liquida tutta questa faccenda proprio partendo da questo aspetto prioritario e generale del problema:
“La più semplice delle buone ragioni di essere scettici riguardo all’accusa di uno sterminio è anche la ragione più semplice da concepire: alla fine della guerra erano sempre là” (ovviamente qui Butz si riferisce ai presunti sei milioni di ebrei sterminati, perché è noto che, a guerra finita, molti deportati non fecero più ritorno essendo deceduti a causa di malattie, stenti, maltrattamenti, rappresaglie e così via. Ma è anche vero che molti dei non ritornati erano semplicemente emigrati da altre parti).
In ogni caso gli storici non potranno non tener conto di alcuni dati di fatto di ordine tecnico e fisico espressi da chi ha analizzato tecnicamente il problema:
- che il famigerato Zyklon B non poteva essere trattato nei vari e cervellotici modi descritti da testimonianze e letteratura, dove oltretutto gli stessi edifici o strutture definiti camere a gas, privi com’erano di ogni congegno e spazio funzionalmente adeguato, sarebbero stati tecnicamente impossibilitati ad eseguire l’uccisione di così tante persone e la loro successiva e celere evacuazione per ripetere il procedimento.
Ma anche ammesso, per assurdo, che con tali mezzi rudimentali, mancanti di ogni sistema di sicurezza, i tedeschi (che erano ingegnosi, scrupolosi e meticolosi fino all’eccesso) ci si fossero provati, avrebbero determinato un disastro inaudito con conseguenze letali per il circondario e per loro stessi;
- che i forni crematori avrebbero dovuto magicamente funzionare, quasi 24 ore su 24, con una potenza di cremazione impossibile, con una disponibilità di combustibile, di pezzi di ricambio e di manutenzione infinita (di cui ovviamente non si ha alcuna documentazione), insomma un loro utilizzo del genere, oltre che oneroso, sarebbe stato tecnicamente impossibile. Non parliamo poi dei fantomatici pozzi o fosse atti a bruciare ed incenerire centinaia di migliaia di cadaveri che sono tecnicamente e fisicamente assurdi.
Insomma manca letteralmente la prova dell’uso e dell’esistenza dell’arma del delitto (camere a gas e forni crematori).
- che manca infine il reperimento della vittima, anzi di sei milioni di resti sia pure inceneriti!


Enorme cifra questa che non solo non si riesce a contabilizzare, tenendo conto degli ebrei attestati al 1939 – ’40 e quelli risultanti al 1945, dei sopravvissuti, delle proiezioni demografiche e soprattutto degli spostamenti e migrazioni di costoro (Russia, America, Israele, ecc.), ma di cui addirittura non ci sono neppure i resti, in particolare le ossa carbonizzate che risultano svanite nel nulla.
Per concludere, la concomitanza e contemporaneità di tutti i sette elementi sopra esposti – e non di uno solo di essi – nel qual caso si potrebbe parlare di un arbitrario sillogismo – cosa credete che potrà far stabilire a degli storici liberi di esprimere il loro pensiero?

 

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