l'azione della "fascisteria"

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Improvvisamente mi ritrovo dinanzi a polemiche che ritenevo essere state superate nel senso della chiarezza. Ripartiamo con il "neofascismo"? Da decenni io e i miei compagni di lotta abbiamo preso la via del superamento non delle Idee, ma della prospettazione di esse attraverso forme (estetiche) e prassi rinnovate, convinti della necessità di andare avanti ed oltre, senza la castratura del missismo o, come ci ricorda Claudio Marconi, l'azione della "fascisteria" che è servita a "marcare" il fascista così come l'antifascista voleva. "Una rappresentazione di come certa dirigenza della cosiddetta area ha venduto, nel senso più pieno della parola, un patrimonio di Idee e di come ha usato i giovani, i giovanissimi e i meno giovani che, credendo in quelle idee, continuavano ad andare in galera e qualcuno a rimetterci la pelle; è un palude che emana...

"Ed ora rischiamo di porre termine all'avventura della Confederatio in nome di un "Linea Retta" da nessuno di noi rinnegata? Per carità di Patria! Io non sono mai andato a Predappio. Non credo che per questo io possa essere tacciato di afascismo. Sono i fatti della mia vita a parlare. Così come lo sono quelli della "vita" di tanti abituati ad esaltarsi in volkloristici pellegrinaggi.

Mi fermo.  Per anni abbiamo elaborato ed operato per dare un senso ad un progetto che consentisse di uscire dalla pania delle solite espressioni illusionistiche e dalla incapacità di essere noi a divenire attori di storia. Andando all’analisi del documento in cui ci presentammo come Laboratorio Politico Culturale, dopo l’individuazione del Nemico, indicammo le vie e le mete. Abbiamo parlato di comunicazione e di estetica, di marketing politico inteso alla individuazione dei target.

Abbiamo, insomma, fornito degli indirizzi di lotta che ci consentissero di uscir fuori dal pressappochismo  inutile e dannoso portato avanti dalla cosiddetta Area e dei Movimenti che l’hanno rappresentata con risultato Zero. Abbiamo scritto di Comunità  di Popolo e di Confederazione delle Comunità. E delle Comunità “aperte” indicando le strutture organizzative per la riconquista del Territorio.E giungemmo a parlare del perché noi guardiamo ad una “strategia rovesciata” (o capovolta) per evitare di ripercorrere antichi errori. Nelle loro differenze riconosciute, tutti devono lavorare per e nel Laboratorio Politico-Culturale che elabora il Progetto (dobbiamo  spiegare ancora che cosa s’intende per Progetto?

Che cosa vogliamo noi proporre e non sul piano delle parole ma della costruzione alternativa e propositiva del nostro Stato?) la cui realizzazione dovrà essere affidata al Movimento di Liberazione Nazionale.Non il Movimento che costruisce il Progetto, ma il Laboratorio che mette a punto il Progetto per consegnarlo, poi, al Movimento.

Si progetta anche attraverso il fare. Il fare della Confederatio consiste nello studiare e rendere operative lasciando l’iniziativa  - autonoma ancorché concordata – alle realtà che si riconoscono nel patto e che attraverso i rappresentanti territoriali vivono la Comunità “aperta”.

E poi ci sono i documenti che parlano nella loro chiarezza espositiva ed anche nominalistica.Non voglio insegnare nulla a nessuno e però devo ricordare alla giovane e meno giovane militanza che già con l’esperienza di “Costruiamo l’Azione” si fornì una elaborazione (vedi Comunità Organiche di Popolo) non dissimile da quella che andiamo a  prospettare. Allora una feroce repressione ci mise fisicamente fuori gioco e non perché fascisti ma a causa della nostra impostazione rivoluzionaria e quindi inaccettabile perché pericolosa.

Ma le Idee non si uccidono.

Con o senza iconografie patinate. Ciò che importa è la Linea Retta.

 E sopra di noi le stelle.

In alto i cuori!

Paolo Signorelli




                                smile4 copia

Con tag CONFEDERATIO

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post
M
<br /> <br /> Caro Paolo, apprezzo il tuo sforzo di sfumare i toni ma rimane un dato di fatto; non siamo stati noi né a fare i "neofascisti", né a volerne rappresentare l'iconoclastia ma semplicemente<br /> venendone accusati (anche in modo confuso e senza indicare nomi, cognomi e percorsi) in maniera becera e volgare ben poco estetica senza alcun fondamento. Sul punto della ortodossia dottrinaria -<br /> e ne parlavo ancor ieri sera con Stelvio - sin dal primo incontro noi siamo stati chiari anche perché lui come vicepresidente ed io come componente del direttivo nazionale del Raggruppamento<br /> Nazionale Combattenti e Reduci R.S.I. - Continuità Ideale certamente non abbiamo e non usiamo essere dei giano bifronti, e non intendiamo soprassedere non alla "neofascisteria" bensì all'ultimo<br /> pilastro realistico del Socialismo Nazionale nemmeno per "necessità tattiche".<br /> <br /> <br /> Ripeto e concludo; se il fine strategico é univoco ci rincontreremo dopo che ognuno avrà operato su differenti piani.<br /> <br /> <br /> Un caro saluto.<br /> <br /> <br /> Maurizio C.<br /> <br /> <br /> <br />
Rispondi
G
<br /> <br /> Paolo,la tua e' una liquidazione sommaria che pero' non tiene per nulla conto del periodo e delle prospettive di dialettica interna in seno alle collettivita' che vuoi riunire sotto un unico<br /> alveo progettuale.In primis,soprattutto in ambiti di forte congiunturalita' economica,di carenza nei riferimenti,inevitabile e direi naturale ci si ritrovi spesso su assi di facile<br /> revisionismo,di ritorno a sfrangiature mitiche,accessi nichilisti che privilegiano soluzioni di continuo anziche' mediazione.Quelli che tu chiami fascisterie alla fin fine sono ambiti di<br /> aggregazione,quando collettivi,o di frustrazione,quando prospettati in singolarita' quantomeno "originali",che si richiamano verso una ricerca chiara di valori e di senso dell'esistenza,se il<br /> contesto sociale non e' recettivo ad accettare il dialogo ed emargina quelli che non rientrano nel suo incanalamento consumista,privo di qualsivoglia accesso verso la critica ai comportamenti e<br /> all'analisi morale dei comportamenti,si verificano stacchi che si esprimono con un narcisismo "elitario"nel senso  di appartenenza.Perche' accedervi negativamente e ipotizzare una<br /> movimentazione liberatoria ,che consentimi Paolo storia,casistica,statistica,ma soprattutto buon senso ,non ti permetteranno mai di considerarla possibile senso un "collante ideologico" che<br /> costituisca un fronte.<br /> <br /> <br /> Le tue parole sono giustissime,ma solo se affrontate su una sommaria liquidazione del problema in modo oserei dire esorcizzante verso un asse di energia e comportamento ,prima che di analisi e<br /> disamina,che semmai dimostra che  in questo paese non si e' voluto risolvero in modo coerente un nodo storico.<br /> <br /> <br /> Direi che il giovani di oggi,quanto il meno giovane,quando percepisce un assenza di prospettiva e di proprieta',quantomeno sull'asse dei valori,nel sociale che lo circonda e bene o male lo<br /> permea,si rifugi in modo "naturalissimo" nella "radicalizzazione" delle sue posizioni e se queste non hanno campo di dibattito,inevitabile si rifacciano su ambiti mitici dove superuomini,me ne<br /> frego,coraggio,credenza e accessione fideistica prima che critica si smatassano concretamente.<br /> <br /> <br /> Perdonami Paolo ma frequentando spesso molti giovani e meno giovani di una fazione e dell'altra,dal casapound al centro sociale,dal forzanovista al vecchio missino o marxista convinto,mi rimane<br /> piu' facile credere l'esatto contrario progettuale che presupponi tu,dove mi pare la liberazione dovrebbe essere prima di pensiero e successivamente dai gioghi,anche perche' sai mi risulta<br /> difficilissimo soltante pensare che ci sia una soluzione "politica" in un sistema economico bruciato da clientelarismi inaccettabili,ma soprattutto ben metastatizzati in potentati ben irti a<br /> sbarrarti la strada,se non quella dell'iniziativa,senz'altro quella concretezza.<br /> <br /> <br /> Ecco perche' non mi sembra apprezzabile una posizione netta e radicale anche da parte tua nell'esprimere una disamina di puro distacco,su espressioni di aggregazione che sicuramente avessero<br /> frontiere certe e orizzonti degli eventi ben delineati,sicuramente non avrebbero bisogno di arroccarsi all'interno di posizioni oltranziste e preservative.<br /> <br /> <br /> <br />
Rispondi