Italia, ENI: NO a nuovi progetti in Iran nel timore delle sanzioni USA

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

 

ROMA – L’Eni non intende più proseguire nuovi contratti per lo sviluppo di un campo petrolifero iraniano nel timore di diventare oggetto delle sanzioni USA contro le imprese straniere che collaborano con Teheran nel settore energetico.

La più grande società energetica italiana controllata dallo Stato, nel 2001 ha firmato un contratto con il governo iraniano per sviluppare il giacimento petrolifero di Darkhovin. Nel suo rapporto annuale presentato alla US Securities and Exchange Commission (SEC, l’agenzia federale che vigila sulla borsa americana), l'Eni ha annunciato di non proseguire, al contrario degli impegni presi nel suddetto contratto, la terza fase del progetto a causa delle pressioni subite dal governo italiano e nel timore delle eventuali sanzioni statunitensi che potrebbero colpire la società.

Lo riporta la Reuters. "Le nostre attività in Iran potrebbero subire l’embargo previsto dalla legislazione degli Stati Uniti", si legge nella nota ufficiale della società. ''Abbiamo completato la fase 2 dell'impianto di Darkhovin e siamo nella fase di consegna della gestione degli impianti che abbiamo realizzato ai nostri soci iraniani che completeremo nelle prossime settimane''.

Oggi l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni ha anche detto che la società intende cedere le sue quote nel settore petrolifero. L'Italia è uno dei maggiori partner europei dell'Iran. L’Eni ha cominciato i suoi lavori in l'Iran dal 1957. Tuttavia, il governo di Silvio Berlusconi ha degli stretti legami con USA e Israele, i quali stanno spingendo per un nuovo round di sanzioni contro l'Iran in seno del Consiglio di sicurezza dell'ONU.

L’asse Washington-Tel Aviv cerca di ridurre i rapporti commerciali tra Roma e la Repubblica islamica. Durante la sua recente visita a Gerusalemme, lo scorso febbraio, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha sottolineato che l'Italia è ferma nel bloccare nuovi investimenti su gas e petrolio con l'Iran. Nel 2009 la Camera dei rappresentanti degli Stati uniti ha approvato un progetto di legge che permette al presidente americano di varare nuove e maggiori sanzioni contro Teheran per fermare il suo programma nucleare.

Il testo consente al presidente Barack Obama di impedire alle aziende di esportare benzina verso l’Iran per costringere Teheran a cedere sulle sue ambizioni nucleari. La misura estende la normativa attuale che punisce le aziende che investono oltre 20 milioni di dollari l’anno nel settore energetico iraniano.

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ENI  finanzia  spie o intellettuali (IAI)?


 


Che  cosa accomuna Cesare  Merlini, Giovanni  Bonvicini, Michele
Nones e  Stefano  Silvestri?


 


Son  tutti  membri dello  I.A.I. – Istituto  Affari 
Internazionali,  organismo  ritenuto  molto  vicino  ai  servizi
segreti  italiani. Ma  anche  a  quelli  stranieri.


 


Gli ingredienti per  una  spy story  ci  sono davvero tutti. Il  KGB, i
servizi  segreti  cecoslovacchi,  il Sismi, il Ministero della  Difesa  italiano,
Palazzo  Chigi, la  P2 di  Licio  Gelli, le  BR,  insigni 
studiosi  italiani di  geopolitica e strategie  militari  al  soldo  di
 potenze  straniere. E una  multinazionale  dell’energia  interessata 
ai  loro  dossier.  L’ENI.


 


 


Cesare Merlini.  Negli  anni  70 in  casa sua
si  tenevano gli incontri  segreti  tra  l’allora  ambasciatore  USA
Richard  Gardner  e l’attuale  Presidente  della Repubblica  Italiana
 On.le Giorgio  Napolitano (all’epoca  esponente  del 
Partito  Comunista). Il  nome  di Cesare  Merlini lo  ritroviamo a 
fianco  a quello  di  Franco  Bernabè (ex  A.D. 
dell’ENI)  nella  lista dei partecipanti  al Gruppo Bilderberg (una 
sorta  di  lobby economica  internazionale  che tiene delle  riunioni  segretissime).
Merlini  oltre  ad  essere  ex  Presidente dello I.A.I. – Istituto 
Affari  Internazionali,   è vicepresidente Council for the United States and Italy.


 


Stefano Silvestri.
Per  gli  amici,Agente “Nino”, almeno  secondo
l’archivista  del KGB (servizio segreto russo) Vasilij Nikitič Mitrokin
e stando  a quanto sostenuto dal Sismi,  il  servizio segreto  militare
italiano  (fascicolo  caso “Ruggero Orfei”).  E’ Presidente dell'Istituto Affari
Internazionali dal 2001 (tutt’ora  in  carica) e ha anche   ricoperto  l’incarico di 
Sottosegretario di Stato al Ministero della Difesa nel Governo retto da Lamberto Dini. E’ membro del Consiglio d'Amministrazione dell'Associazione
Industrie Aerospaziali e Difesa (AIAD) e della Commissione Trilaterale (un’elite  di  pseudo 
potenti  che  giocano  a  fare i  dominatori  del  mondo).
Ha   anche  preso  parte  al Comitato  di  crisi del  
sequestro del segretario  della  Democrazia  Cristiana  Aldo  Moro.


 


Di  lui  il  Giudice Ferdinando  Imposimato ebbe 
paroledi  plauso: “Sul  caso  Moro a noi fu praticamente impedito di indagare. Qualche ora dopo il rapimento di Via Fani, Andreotti e
Cossiga crearono il famoso comitato di crisi, infestato di uomini iscritti alla loggia massonica P2 di Licio Gelli. Furono loro le persone che gestirono praticamente la situazione, impedendo
qualsiasi indagine. Poi, si scoprì che alcuni esponenti del comitato lavoravano per i servizi segreti, alcuni per



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ENI  fuori  controllo: “fomentiamo la  rivoluzione in Iran”.


 


Viaggio  al  centro  dell’azienda  che assume solo elementi  da 110 
e  lode  ma che  rivela  paurosa  ignoranza in fatto di Governance (e non 
solo).


 


Anche se  già lo  sapevamo  la  rivelazione ha ugualmente dello  sconcertante. All’Eni 
non  esistono  controlli  interni. Ecco  spiegato  perché  possono 
girare  mazzette da  centinaia  di  milioni  di dollari  per 
corrompere  politici e  militari  nigeriani senza  che  nessuno 
s’avveda  di  niente.  O si  possono  causare disastri ambientali mostruosi nella 
più  totale  inerzia  dei vertici aziendali.


 


Un   conto  è  dirlo in  astratto  un’altro  è 
sentirlo  dire  dalla calda  voce  dei diretti  protagonisti.


                           


S’è parlato  proprio  di  questo in una  calda giornata  del maggio 2005. Un Workshop
realizzato   presso  le  sedi  ENI Corporate  University di 
San  Donato  Milanese e Castelgandolfo. Tema:  “Evoluzione del  quadro  normativo
e  ruolo  del management in  tema  di  controllo”.


 


 


Riunito  in  conclave c’è la  crema  dell’ENI  e  alcuni dei 
più  fidati  consulenti della  società energetica. L’ing. Stefano  Cao (Dir. Gen.le ENI Div. E. & P.),
Dott.  Maurizio  Vecchi  (Direzione  Personale  e 
Organizzazione  ENI), Ing.  Luciano  Sgubini (Dir. Gen.le ENI Div. G. & P.), Dott. 
Angelo  Maria  Taraborelli (Dir. Gen.le ENI Div. R. & M.), Dott.  Roberto  Jaquinto
(Direttore  Amministrativo  ENI), John  McQuiston (consulente  di  Price Waterhouse),
Prof.  Guido  Sapelli (Consulente  ENI  e docente  di  economia
dell’Università di  Milano), Prof.  Avv. Nicola  Franco  Bonelli (Avvocato  e
consulente  legale  dell’ENI)  nonché   una  folta  delegazione 
di  manager e dirigenti  dell’ENI.


 


Tutto il  simposio è  monotematico: la  retorica  dei  controlli interni e  l’ambiguità
dei  modelli organizzativi.  


 


Mr. “io  c’ero”  ci  traccia   un  sintetico resoconto del simposio.


 


L’Eni  ha  un   Ufficio  Studi.   Ma serve 
per  studiare  che? Dice  un dirigente: “si sono scritte  enciclopedie  sul 
controllo  interno ma  è tutta aria fritta”. Un’altro  controbatte: “… la  parola d’ordine è: 
bisogna   inventarsi  sempre qualcosa  di  nuovo. Bisogna  sempre 
vendere  della  merce  nuova”. Taraborelli  precisa:”Purtroppo  nell’Eni 
c’è  un  problema  di  lessico.  Si  parla 
 una  nuova  lingua:  l’organizzese”. Esempio  pratico? “… Se  si ha
un  problema  di  tangenti, si  chiama il  dirigente  di 
turno  e  si  dice: “mi  scrivi  una  procedura aziendale”?
Fa  niente  che  era  già  stato   tutto  scritto dal’ENI
nel Codice  di  comportamento dei  dipendenti  dell’ENI del 1994



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