Italia a sovranità limitata

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Da: Italiasociale

di Federico Dal Cortivo


 

A Roma in occasione della “giornata della memoria delle vittime del terrorismo”, il Presidente Napolitano dopo aver ricordato la strage di Ustica del 1980, ha brevemente accennato alla possibilità di un intrigo internazionale.

Il passaggio di Napolitano, sia pur leggero come una piuma, egli è pur sempre il Presidente di uno Stato senza sovranità nazionale, potrebbe essere l’occasione buona in Italia per riaprire il caso e chiedere finalmente conto ai veri mandanti della strage delle 81 persone perite nell’esplosione del DC9 dell’Itavia.

Un atto simile però implicherebbe una presa di coscienza del Parlamento italiano e di tutto il governo sul ruolo di totale sudditanza politica e militare dell’Italia dal 1945 ad oggi, con le oltre 100 installazioni Usa, tra basi militari, logistiche ,radar, presenti nella penisola. E proprio a causa del perdurare di questo stato di cose, che episodi come quello di Ustica sono potuti accadere e dove nonostante l’evidenza dei fatti, alla fine nessuno ha pagato veramente perché ancor oggi mandanti ed esecutori sono a piede libero e lo resteranno per sempre protetti dal cosiddetto “Segreto d Stato” Era il febbraio del 2008, quando l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga in un’intervista a Sky 24 dichiarò che fu l’Armée dell’Air francese ad abbattere l’aereo italiano, notizia che gli fu fornita dai servizi segreti militari italiani SISMI a cavallo tra il 1985-87 quando egli era Capo di Stato.

I francesi avevano come obiettivo, proseguì Cossiga, quello di abbattere l’aereo con a bordo il leader libico Gheddafi. Un uscita quella di Cossiga che avvenne dopo la sentenza della Corte d’Assise di Roma del 2004 che assolse per alto tradimento i generali Corrado Melillo e Zeno Tascio per non aver commesso il fatto e ritenendo colpevoli i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, il cui reato è però caduto in prescrizione essendo passati quindici anni dal fatto. Un successiva sentenza della Corte d’Assise d’Appello assolse poi definitivamente Batolucci e Ferri.

Poi la Cassazione chiuse definitivamente la questione, peccato che nessuno abbia osato indagare oltreconfine o in ambito Nato. Sulla matrice militare dell’attacco non ci sono dubbi. Uno scenario di guerra era in corso nei cieli del Tirreno durante il volo dell’aereo dell’Itavia Degno di nota è lo studio di Luigi Di Stefano, tecnico di decennale esperienza, nominato a suo tempo consulente tecnico di parte civile , inquadrandolo nella delicata situazione geopolitica in cui si trovava il Mediterraneo di allora, con l’Unione Sovietica che era probabilmente all’apogeo della sua forza militare, la Libia che avanzava richieste di “cooperazione economico-militare a Malta” e gli Usa che erano in fase di arretramento diplomatico-militare a causa del fallimento del raid su Theran. La posta in gioco era il controllo di Malta, che avrebbe spostato l’ago della bilancia verso una delle due superpotenze.

Se l’Urss o la Libia avessero occupato Malta, potevano installare batterie di missili antiaerei e così minare la credibilità Usa in questo delicato scacchiere. Era dunque imperativo per la Nato impedire che ciò avvenisse. Analizzando tutti gli elementi raccolti tra i rottami dell’aereo recuperato a 3000m di profondità, e visionato i dati dei vari radar civili che hanno seguito l’aereo prima dell’esplosione, si evince che il velivolo ha continuato a volare, anche danneggiato, dopo essere stato colpito con ogni probabilità da due missili (i fori d’entrato e d’uscita dalla carlinga lo proverebbero) a guida radar di fabbricazione sovietica-AA2- “Atoll, a modesta carica bellica, escludendo un missile Usa come il Sidwinder o francese come il Magic2,che sono all’infrarosso , cioè attratti dal calore ed avrebbero quindi colpito i motori).

“ A questo s’aggiunge il ritrovamento in Calabria il 18 luglio dello stesso anno , cioè quasi un mese dopo Ustica , del relitto di un Mig23MF libico versione da esportazione, con radar Jay Bird , aerei che solitamente sono armati di missili Atoll. Stranamente il pilota viene ritrovato quasi intatto ancora legato al seggiolino dell’aereo, cosa impossibile dato l’impatto, dove il corpo viene solitamente disintegrato e poi vi sarebbe sempre stata la possibilità di utilizzare il seggiolino d salvataggio. Il cadavere inoltre era intatto, come se fosse morto da poche ore. Il Mig 23, poi si disse, era disarmato, ma ciò non prova nulla, i missili che solitamente sono in dotazione ad aerei da caccia, potevano benissimo essere stati lanciati prima dell’impatto al suolo Dai tracciati radar si nota che vi erano aerei militari nella zona del disastro, il Dc9 casualmente entra sulla scena e viene colpito dai missili lanciati da un jet, la cui nazionalità è tutt’ora oscura, in direzione di un bersaglio che volava parallelo al Dc9, nascondendo così la sua traccia radar.

In pratica abbiamo tre aerei: l’aggressore, un bersaglio e l’aereo italiano, che venne a trovarsi sulla traiettoria dei missili. I dati del radar di Ciampino evidenziano che l’aereo ha volato in volo librato per alcuni minuti, il Dc9 perde 1600m in tre minuti, segno che era stato colpito da qualcosa, ma aveva ancora gli impennaggi e le ali al loro posto.

Se la causa dell’esplosione fosse stata una bomba, l’aereo si sarebbe disintegrato in volo, mentre la tipologia dei fori esclude proprio questa ipotesi. Tre aerei , due militari che si fronteggiano, con in mezzo il DC9 Itavia, ma l’identità dei due velivoli ancor oggi è coperta da reticenze e silenzi: francesi, americani, libici?

Sarà un caso ma alcune morti strane avvengono dopo i fatti, tra i militari radaristi coinvolti nella vicenda di Ustica, coloro che hanno realmente visto sui loro schermi, lo scenario di guerra sul Tirreno quella notte: prima quella del Maresciallo Dettori, radarista a Poggio Ballone, in Toscana la sera del disastro e poi quella dell’addetto radar ad Otranto, tutti e due “morti suicidi”.

Ora dopo 30 anni la verità è ancora celata, la teoria della bomba, dell’eversione nera, del terrorismo è dura a morire e del resto fa comodo sia alla Nato, sia alle potenze Occidentali. Un Paese senza sovranità non ha il diritto alla giustizia per i proprio morti. 

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