Israele: i nuovi segreti di Dimona

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

di Ilaria De Bonis

 

Pare che proprio questo sito, dove Israele avrebbe assemblato le sue bombe atomiche e inaccessibile all'Aiea, sia anche il laboratorio segreto dei test sul virus informatico Stuxnet che ha "infettato" le centrali nucleari iraniane

E’ un sofisticato virus informatico tra i più temuti al mondo. Dalla metà del 2009 minaccia l’integrità dei sistemi complessi e degli impianti industriali. Finora pochi sapevano che origini avesse lo Stuxnet e perchè fosse stato creato e testato. Finchè qualcuno ha svelato il mistero.

Questo micidiale software creato in laboratorio è il risultato di un programma israelo-americano messo a punto per sabotare gli esperimenti nucleari dell’Iran sull’uranio arricchito. E ritardarne così gli esiti.

Pare che proprio Dimona (la centrale nucleare israeliana costruita nel deserto del Negev, cuore di ben altri esperimenti sull’energia atomica) sia anche il segreto laboratorio dei test sullo Stuxnet. La rivelazione è comparsa qualche giorno fa sul New York Times e ha subito fatto il giro del mondo, riportando almeno per qualche ora l’attenzione su di un sito nucleare inaccessibile anche per l’Agenzia atomica internazionale (Aiea) nel quale, denunciò 25 anni fa il tecnico nucleare Mordechai Vanunu, i vertici politico-militari di Israele hanno fatto assemblare decine di ordigni atomici. Lo Stato ebraico non ha mai ammesso di possedere armi nucleari ma gli esperti, sulla base anche delle rivelazioni di Vanunu (che ha pagato con 18 anni di carcere, 12 dei quali in isolamento totale, la sua denuncia) stimano in almeno 200 le bombe atomiche custodite negli arsenali israeliani.


Poi dal Guardian è arrivata un’ulteriore conferma: in uno dei cable riservati divulgati da WikiLeaks un esperto consiglia agli Stati Uniti di «usare il sabotaggio» piuttosto che l’azione militare per distruggere le infrastrutture nucleari della Repubblica Islamica. Sarebbe l’Istituto pubblico tedesco per la Sicurezza e gli Affari Internazionali a suggerire ai diplomatici statunitensi una metodologia “più efficace” per fermare la minaccia nucleare.

Nascosti nelle segrete stanze del bunker di Dimona, gli scienziati selezionati da Israele e Stati Uniti, sperimentano così oramai da un paio d’anni gli effetti di un virus in grado di mettere fuori uso le centrifughe nucleari e compromettere così il programma atomico dell’Iran posticipando la creazione di eventuali bombe atomiche.

A gennaio di quest’anno l’ex capo del Mossad in pensione, Meir Degan, (la cui organizzazione è peraltro accusata dall’Iran d’essere mandante della morte di diversi scienziati iraniani) ha svelato alla Knesset che Teheran sta attraversando difficoltà tecnologiche senza precedenti che potrebbero far slittare di qualche anno il varo della bomba atomica. Degan ipotizzava addirittura una data, il 2015. E così ancora una volta è Wikileaks a darne conferma: azioni di “hackeraggio informatico o incidenti” di altro genere, si legge nei dispacci divulgati, sono auspicabili in questa corsa contro il tempo.

“Per tenere sotto controllo il virus bisogna conoscere le macchine”, ha dichiarato un esperto americano d’intelligence nucleare. “La ragione per cui il virus si è rivelato efficace è che Israele lo ha testato”. Non tutto è andato per il verso giusto comunque: alcuni sistemi dell’Iran sono andati in tilt, altri sono sopravvissuti, resistenti al virus. Ma gli attacchi non finiscono qui: Stuxnet semina bacilli per diffondere ulteriori versioni più sofisticate del virus originario.

Il virus stesso è fatto di due componenti: una ideata per mettere ko le centrifughe nucleari iraniane, l’altra per inviare falsi segnali che danno l’impressiona che tutto sia nella norma anche durante le fasi del sabotaggio. Eppure quella che è un’arma di future cyber guerre ideate dagli Stati Uniti, potrebbe ritorcersi contro i suoi stessi artefici.

“Stuxnet serve a distruggere i suoi target con grande determinazione in stile militare”, ha ammonito un esperto.

Alcuni scienziati mettono appunto in guardia contro il rischio di guerre informatiche e attacchi industriali, nei confronti dei quali tra l’altro, proprio gli Stati Uniti sarebbero tra i più vulnerabili. Stuxnet ad esempio, attacca e infetta le condutture del gas, gli impianti chimici, le infrastrutture idriche.

Ufficialmente comunque, né gli americani né gli israeliani ammettono di aver avuto un qualsiasi ruolo nella vicenda Stuxnet anche se naturalmente auspicano il fallimento del programma iraniano.

Lo stratega del Presidente Obama per le armi di distruzione di massa, Gary Samore, ha di recente dichiarato: “sono lieto di sentire che hanno problemi con le centrifughe. Gli Stati Uniti e i loro alleati stanno facendo il possibile per rendere più complicate queste operazioni”.

Ad ogni modo rimangono irrisolti diversi misteri: una delle domande senza risposta è chi esattamente abbia dato origine al virus che sembra avere diversi autori in diversi continenti. Anche la tedesca Siemens è coinvolta nel sabotaggio: all’inizio del 2008 la società ha cooperato con uno dei principali laboratori nazionali degli Stati Uniti, nell’Idaho, per identificare le debolezze nei sistemi di controllo computerizzati i quali costituiscono la componente principale delle infrastrutture per l’arricchimento dell’uranio in Iran.

Siemens ha così fornito all’Idaho National Laboratory la possibilità di identificare i buchi nascosti nei sistemi Siemens che sono poi stati intaccati l’anno seguente da Stuxnet.

Secondo diversi studi, Israele possiede tra le 75 e le 400 testate nucleari, cosa che lo trasforma nell’unico paese del Medio Oriente ad avere questo tipo di armamento.
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