In ricordo di Albert Spaggiari - Nizza 18 Luglio 1976

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

 

 

LES  EGOUTES DU PARADISE

 

Albert Spaggiari. Un Uomo libero. Intelligente, pieno di risorse, spaccone.  Lontano da convenzioni e da false morali buone per i deboli e per i corrotti. Un ribelle e un combattente di razza. Per temperamento antico e per sua scelta esistenziale. Legato a valori quali l’Onore e la Fedeltà che da sempre appartengono a chi vive la dimensione aristocratica della Tradizione.


In Indocina e in terra di Europa fece mostra di quale fosse la sua statura di non-conforme. Una canaglia, insomma, per les bourgeois meschini, uomini d’ordine per paura, rapaci per convenienza..

“Un simpatico guascone”, così scrissi di Albert da me conosciuto prima della rapina del 18 luglio (v. Focus – Extra, primavera del 2003) “Un viandante, un viaggiatore dei sogni”.


Il   prosciugamento del caveau della Société Général di Nizza? Una beffa per i benpensanti e per gli usurocrati della Banca. Gai Saber e gusto della dissacrazione. E poi, è più colpevole l’uomo che rapina una banca o la banca come predazione istituzionale? Sicuramente la banca. Così, non a caso, sosteneva Bertold Brecht.


Per Albert il colpo rappresentò un’opera d’arte. Anche perché a lui era il gesto estetico che interessava, non il danaro.”Non ho tenuto un soldo, la mia parte è andata agli oppressi di Portogallo, di Jugoslavia, d’Italia”.


Arrestato a seguito di un’improbabile congerie di coincidenze mai confessò né fu infame. Erano solo linee che s’incrociano, il piano che Albert passa al giudice che lo interroga il 10 marzo del 1977. Si porta alle spalle del magistrato e salta  dalla finestra del secondo piano del Palazzo di Giustizia. Cade sul cornicione e di lì sul tettuccio di una Renault 6. Una moto col motore acceso l’attende: un gesto di viitoria e via verso la libertà.


Lo cercheranno ovunque, dall’Argentina all’Austria. Muore di tumore in Alto Adige. Fu un camerata italiano insieme alla sua ultima donna a trasportare la sua salma in Francia – come lui aveva chiesto – per seppellirla a Laragne.


L’ultima beffa: nessuno si accorse di quel “particolare” trasporto.

 

Arivederci vecchia Canaglia.

 

Paolo Signorelli


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