Il Sud . Disagio Sociale.

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

DISAGIO SOCIALE.  CURA E RIMEDI.

 

Napoli e tutto il Sud, vivono  oggi una grave situazione economica che pone la popolazione in una evidente condizione di semipovertà, principalmente per mancanza di idee e di voglia di reazione ad ogni perniciosa stasi politica, economica e sociale .Ragioni interne alla vita della nazione, legate ancora alla disgregazione dei valori etici e ad una mancata azione di sviluppo economicosociale a livello locale, unitamente a ragioni esterne soprattutto in riferimento all’evoluzione politica di tutta l’Europa – che vedrà nei prossimi anni il Suditalia divenire il nuovo e reale confine di separazione tra l’Unione europea e l’ Oriente – fanno ben comprendere in quale stato di incertezza viva il popolo napoletano.

Recenti statistiche hanno rilevato che il 30% della popolazione attuale vive in maniera di vera ristrettezza, il 40% riesce a portare innanzi in modo precario la propria esistenza, il 15% vive bene e senza alcun problema, il 5% è rappresentato dai ricchi. A tali indicazioni si aggiunga che il 10% della popolazione, specialmente dei giovani, anche in possesso di un titolo di studio superiore, è in esodo migratorio verso il norditalia o altri Stati, per lo più d’Europa, o pensa di farlo appena possibile.                                                                Il disagio sociale è una realtà, che il popolo manifesta attraverso alcuni segnali preoccupanti come la sfiducia nei confronti della politica in genere e della pubblica amministrazione in particolare, la convinzione che ha valore solo la corruzione ad ogni livello, il timore di non avere alcun futuro nella condizione attuale, la pretesa che lo stato e le sue istituzioni siano solo dispensatori di assistenzialismo fine a se stesso,  la certezza che solo l’emigrazione può offrire soluzioni. È quindi opinione diffusa che, come ultimo rimedio, bisogna andare via, a tutti i costi, specialmente dalle periferie, già martoriate ed abbandonate al degrado e alle frange criminali , sempre più agguerrite e sanguinarie.                                                                                                                                                                                                                    Il disagio cresce con l’avanzare dell’incertezza e della preoccupazione per il futuro, ma anche con i messaggi di benessere, non sempre autentici, che arrivano dai mass media, da tutti quelli che si sono trasferiti o da quelli che ostentano denaro e ricchezza, senza comprenderne la reale entità, fatta o da sacrifici o da illusoria normalità.

Il processo sociale  percorre le linee identiche a quelle di un Paese fuori da ogni crescita economica, ove il reddito si distribuisce in maniera iniqua, per cui chi è povero diventa sempre più povero e chi è ricco diventa sempre più ricco. Il più delle volte accade che si aumenti la contrattazione  di debiti o mutui per l’acquisto di beni di consumo simboli di uno status quo, si comprino abitazioni o si aprano attività commerciali di piccola entità, ma si è sempre fuori da una programmazione economica globale che dia valore di sviluppo, organico  e durevole all’ intera zona interessata                                                                                                                                                    A tutto ciò si aggiungano fattori come l’elevata sfiducia nel sistema bancario, del tutto estraneo alla zona, perché oramai nelle mani di gruppi , difficilmente coesi con quanto li circonda, concentrazioni d’interessi di cartello, dediti solo all’incetta di quelle poche realtà positive ed economicamente remunerative,  l’incertezza nell’affermazione del diritto in materia d’investimento, mai confortati da una politica d’interesse protezionistico, la forte influenza della corruzione, la pubblicità di facili guadagni, la poca o nulla educazione alla legalità. Gli investimenti  sono incerti e timorosi, alcune volte eccedono nello sfruttamento della mano d’opera locale, senza opportuni corsi di formazione, non attivando così alcuno  sviluppo  socioeconomico, reale,  duraturo e veritiero .                                                                                             Non si creano pertanto condizioni ottimali di partecipazione, permangono mancanze di creazione di indotti, si sfruttano leggi, finanziamenti, elargendo benefici a ditte o complessi industriali estranei al territorio, che dopo qualche anno svaniscono nel nulla, dopo aver alimentato illusioni e perpetrato inganni.   Si aggiunga un clima d’intimidazione, di violenza, sentita e sofferta sulla propria pelle un malvivere, causato da poca o nulla qualità della vita, dallo stigma ultra centenario che le popolazioni si portano addosso.                                                                                                                                                                                                                    Parlare di disagio sociale significa, pertanto, che esistono dei problemi che il popolo di tutto il suditalia, paga ogni giorno sulla propria pelle, vivendo una reale condizione di povertà, di mezzi e di intenti, dalla quale è difficile tirarsi fuori, se non con le proprie forze, se non capendo che deve riscoprire le proprie peculiarità, deve abbandonare il diffuso sentimento di vivere alla giornata, deve , con buona capacità manageriale, dar fondo a tutte quelle ricchezze naturali, storiche , artigianali ed archeologiche di cui la terra del sud  dell’Italia è stracolma, deve affidarsi al turismo, alla diversità dei propri prodotti alimentari , deve riscoprire la “ Campania felix “ , fertile e rigogliosa, deve effettuare una capillare informazione e valorizzazione del proprio patrimonio turistico ed ambientale, deve farsi passaggio di genti e di merci., deve essere crocevia essenziale tra il sud ed il nord del vecchio mondo.                                  Essere quindi,  un vero Ponte nel Mediterraneo che possa portare verso il Medio Oriente, verso l’Africa ed i Balcani, ricordare di essere stato crogiolo di idee, di genti e paesi. O meglio per dirla diversamente una portaerei in movimento, con tutte le possibilità di adattamento ai nuovi paesi, in perfetta sintonia ed integrazione con tutte le loro istanze.                                                                                          Ma per fare tutto questo, bisogna che le forze dirigenziali, abbiano una seria capacità di programmazione nel tempo, con idee chiare e precise, aperte su di un nuovo modo di fare politica, al di là di sterili contrapposizioni partitocratriche, né destra, né sinistra, ormai obsolete, di abbandonare ogni delirio di sudditanza, con tutto l’entusiasmo di forze nuove e giovani.

Domenico Di Renzo .Direttore di “ Senza Barriere “ 

 

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