IL SOGNO AMERICANO

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Il Dictionary of Races and Peoples del 1911 considerava dei mezzi neri gli abitanti di tutta la penisola italiana, Genova compresa. Il Times-Democrat difese il massacro di New Orleans come«l'unica maniera possibile per render sicura la supremazia dei bianchi». 

 

Harper's Weekly tentò di spiegare tanto odio nei confronti dei nostri scrivendo che gli italiani, agli occhi degli americani del Sud, erano come i bats, pipistrelli. Metà uccelli e metà sorci: «Quando i primi italiani giunsero a Madison pochi anni fa, essi costituirono un problema per la popolazione bianca della zona.

 

Come il pipistrello, erano difficili da classificare e ciò fu reso ancora più difficile dal fatto che essi trattavano principalmente coi negri e socializzavano con loro quasi in termini di uguaglianza. Quindi loro potevano difficilmente essere classificati come "bianchi" e tuttavia non erano negri. Come rapportarsi a loro fu un problema difficile».

 

Tra fine Ottocento e primi Novecento furono decine e decine i nostri emigranti linciati negli Stati Uniti da cittadini, da «bravi cittadini», che invece del processo usavano una giustizia spiccia, mettendo subito mano alla corda e al sapone per impiccarli, potendo contare sulla complicità delle pubbliche autorità. La storia di questa violenza ci dà la misura di quanto gli italiani, considerati una via di mezzo tra i bianchi e i neri, fossero discriminati.

 

La giustizia americana mandò sempre impuniti i colpevoli di una così nefanda intolleranza, arrivando a sostenere in un caso che il linciaggio era avvenuto «per volontà di Dio». Quanto all’Italia, il nostro Stato, il nostro governo furono spesso incapaci di una reazione all’altezza di tanta brutalità. Il «prezzo del sangue»: così furono chiamati gli umilianti risarcimenti pagati dal governo federale americano alle famiglie degli italiani linciati, in cambio di una giustizia che non si era voluto fare.

 

Non esagerava quindi quel giornale italiano negli Stati Uniti che commentava amaramente: «Costano tanto poco questi italiani che vale la pena di linciarli tutti quanti». Un capitolo drammatico e troppo spesso dimenticato della storia dell’emigrazione italiana viene qui ricostruito sulla base di una documentazione in massima parte inedita. L’autrice analizza le controversie diplomatiche che i casi di linciaggio avevano generato tra Stati Uniti e Italia, un’Italia destinata a incassare una serie di fallimenti senza mai riuscire ad ottenere che i «linciatori» fossero effettivamente perseguiti e puniti.

Il testo è tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione americano per il Congresso Usa e risale all'ottobre del 1912:  

 

Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

 

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina, ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici, ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.

 

Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti, ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".


Durante il processo agli anarchici italiani Sacco e Vanzetti, avvenuto a Boston nel 1927, il fanatismo razziale e ideologico contro gli immigrati italiani emerse con chiarezza e contribuì alla loro condanna a morte.

 

Nella Seconda guerra mondiale furono almeno 600.000 gli italiani perseguitati dal governo di Washington.

 

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