IL LORO SANGUE PUZZA COME I RIFIUTI

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

di Gianni Petrosillo fonte: conflitti e strategie da Stampa Libera

I ribelli sono entrati a Tripoli mentre dovrebbero essere tutti davanti ad una corte penale o, meglio ancora, di fronte ad un plotone d’esecuzione a pagare con il sangue il loro tradimento, anche se dubito che i rifiuti, benché puzzino come i cadaveri, possano mai sanguinare. Questa non è una guerra civile perché i cosiddetti insorti sono quattro selvaggi e morti di fame, manovrati dalla Nato e dai Volenterosi che ne hanno appoggiato l’offensiva con raid aerei, truppe di terra (sono convinto che ci sono anche queste, anche se la risoluzione dell’Onu non le ha mai autorizzate) e la copertura compiacente dei mezzi d’informazione e degli organismi internazionali. L’Italia, il Paese che prima dell’inizio delle ostilità era il più grande investitore sul suolo libico, ha passato armi al CNT senza interpellare i suoi cittadini ed ha bombardato un territorio sul quale faceva ottimi affari per assecondare le mire egemoniche di americani, francesi ed inglesi. Il governo Berlusconi, con l’appoggio dell’opposizione, sta in sostanza colpendo i propri interessi nazionali dimostrando di preferire la sudditanza all’abbondanza, il grembiulino della sguattera allo scudo dell’armigero, il cappello del servitore all’elmo del guerriero, l’ombrello dell’occidente alla spada della sovranità.

La Libia era parte del nostro spazio vitale economico e politico nell’area mediterranea, la porta grazie alla quale avremmo potuto avere accesso alla prosperità di Bengodi e non alla disgrazia e alla ignominia di Bengasi. Noi la stiamo consegnando, in ossequio ad astrazioni democraticistiche e dichiarazioni di principi pseudomorali, ai nostri diretti concorrenti geopolitici che ci ricambiano con una pacca sulle spalle ed un bel calcio nel sedere. Abbiamo staccato cambiali di promesse nei confronti di un popolo che credeva nella nostra solidità etica e non abbiamo coperto il conto dei nostri giuramenti. La nostra parola non vale più nulla, così come la nostra affidabilità mondiale. Siamo debitori non paganti di relazioni d’amicizia e non sappiamo nemmeno tutelare i nostri averi. Meritiamo l’interdizione storica. E’ giusto che per noi venga nominato un tutore legale. Il tribunale del predominio si è già riunito. I candidati sono tre, lo Zio Applepie, il cugino Camembert ed il nonno Pudding. Speriamo che tutta la nostra classe dirigente si strozzi con le briciole che costoro le metteranno in bocca. In ogni caso a digerire male saranno solo gli italiani. Buona pennichella popolo!

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Troppo buone sono le tue paroe per una masnada di criminali dal colleto bianco sporco di unto. Gentre che nemmeno un romano vorrebbe come servo della sua mensa, ma che userebbe come bestia da
gioco nell'arena.


Gente che non merita nessuna pena e nessuna pietà, nemmeno quella celeste, se mai ve ne fosse una; gente che dal cantuccio della loro ombra ordiscono scorribande illudendo miliardi di altre gente
per un benessere di schiavitù. Altro che medioevo! In cui anche le classi meno abbienti avevano il rispetto del nobile e delle curie, altro che servi della gleba ai quali era garantito cibo, casa
e la terra per sostenrsi, peggio siamo messi peggi, siamo come dei paria delle classi più infime indiane e come i cani per eberei e arabi non siamo utili altro che a donar denaro.



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